Francesco NICOLOSI FAZIO- Reazioni a catena. Brerxit-Trump-Referendum

 

Reazioni a catena

 

 

LEZIONI DI DEMOCRAZIA.

Brexit-Trump-Referendum

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Nessun giornalista ha mai ritenuto possibile il successo di Trump. Dall’inizio dell’anno, invece, siamo stati consapevoli che Trump era l’ultima speranza per cambiare qualcosa. Lo speriamo, ancora di più, dopo lo straordinario successo alle presidenziali USA. Che sia un successo straordinario siamo tutti d’accordo, anche perché il palazzinaro aveva tutti contro, anche i sondaggisti che, come i giornalisti, creavano ad arte le notizie spesso false, convinti di fare bene, dimostrando invece l’assoluto scollamento tra  la variegata casta e la gente. Tra la casta degli amici della Clinton dobbiamo purtroppo segnalare Bruce che invece di cantare “Born in USA” oggi dovrebbe cantare “Born on Mars”. Il risultato del voto ci concede qualche considerazione.

Cito spesso il geografo zarista Vernadsky, che affermava: “Possiamo cambiare la storia, non la geografia”. Guardando la mappa del risultato alle presidenziali USA si vede subito la grande macchia rossa del G.O.P. che copre il cuore degli USA, il suo background, il ventre della nazione. La  logica visiva spiega che la Clinton ha vinto negli stati dove la crisi non si è sentita, quelli aperti all’Atlantico ed al Pacifico, East e West coast, che hanno tratto benefici dalle attività legate, in qualunque modo, alla finanza mondiale. Negli stati dove esiste ancora l’economia reale, la crisi è ancora forte ed il beneficio non può arrivare. Una analogia geografica risulta lampante: anche l’Europa del Sud non riesce a beneficiare delle assurdità delle disposizioni dell’UE, in quanto fisicamente lontana dal Nord Europa, dove ha sede il potere vero. Anche Renzi se n’è accorto, ma di lui parleremo in conclusione.

Come auspicato nei nostri articoli scritti a bocce ferme (ultimo il 4.11) Trump ha confermato l’unica sua concreta promessa elettorale: il rilancio delle infrastrutture e dell’edilizia. Oltre a temi molto liberal, come il non dimenticare gli ultimi, Donald ha portato avanti, nel suo discorso, temi che non si facevano più dai tempi del Keynesiano “New Deal” di Franklin Delano Roosvelt, che affermava: “Bisogna ridistribuire la ricchezza agli operai ed ai contadini, così questi andranno nei negozi ed i negozi chiederanno alle imprese”. Imprese vere, diciamo noi, quelle che realizzano prodotti veri, concreti, non bond, derivati ed altre truffe.

Dopo la Brexit e Trump, per noi italiani, all’appello manca solo il referendum. Ammesso che si svolga. Molto probabilmente Renzi verrà a mancare, l’appoggio di oltre atlantico. Cose da ricovero per  esaurimento…. di mandanti. Ricordiamo con disgusto lo scherzetto di Obama e Napolitano che liquidarono Letta. Non per niente Enrico è finito sotto tutela transalpina……

Tra le poche cose dette da Trump dopo l’elezione, oltre al rilancio dell’economia e dell’edilizia, c’è una considerazione sostanzialmente pacifista: “Vogliamo mantenere buoni rapporti con tutti gli stati che vogliono stare in pace con noi”. Di conseguenza il ruolo dell’Italia come portaordini della finanza internazionale (pure “ispiratrice” di Obama e/o Clinton) non serve più. Anche Renzi non serve più. Così lui potrà apprezzare ancor di più questa lezione di democrazia che giunge dagli USA, dove il capo del governo viene sempre eletto dal popolo americano. Matteo, non è fantascienza.

Ecco perché, da tempo, pensiamo che l’elezione di Trump sia una buona cosa per il mondo, per sperare in un suo cambiamento, verso lo sviluppo, la pace e la libertà. Cose veramente di sinistra.

Autore: admin

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