Giuseppe ARDIZZONE- Ritrovando Pasolini (la moviola del tempo, “Mamma Roma”)

La moviola del tempo

RITROVANDO PASOLINI

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“Mamma Roma” ci parla del desiderio di riscatto sociale di una povera donna di una borgata romana che finisce invece nella più profonda disperazione.

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Lo scrittore-poi regista- che non era romano, e che giunge nella città eterna solo nei primi anni 50, è stato forse uno dei più grandi cantori di questa “metropoli incompiuta, funambola sul terzo mondo”,  e soprattutto degli abitanti delle sue borgate. Sono loro, infatti, i protagonisti e gli eroi delle sue opere forse più belle come il romanzo “ i ragazzi di vita” e i primi film come “Accattone” e proprio “Mamma Roma”.
Le borgate romane sono anch’esse protagoniste del film offrendo la loro ambientazione allo svolgimento della storia. Gli interni e gli esterni della casa dove vive Mamma Roma, all’inizio del film sono girati al “Palazzo dei Ferrovieri” di Casal Bertone. Quando, in seguito, cambia casa, questa si trova al villaggio INA CASA del quartiere popolare del Quadraro.
Gli esterni poi dove s’incontrano i ragazzi del quartiere sono girati nell’adiacente Parco degli Acquedotti.

Il film è del 1962 . Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini è il secondo film del regista dopo Accattone e la sceneggiatura, scritta insieme al suo amico Sergio Citti , trae spunto da un evento realmente accaduto: la tragica morte di un giovane detenuto nel carcere di Regina Coeli, legato al letto di contenzione.
Mamma Roma è il nome che il personaggio, interpretato da un’incredibile Anna Magnani, porta su di se rappresentando quasi tutta la Roma dolente. Quella che per sopravvivere si dibatte giornalmente in uno spazio angusto e miserabile pieno di violenza ma anche di una triste solidarietà tra gli ultimi ;come quella espressa dalla collega “ di vita” Biancofiore, che cerca di alleviare gli sproloqui deliranti serali di Mamma Roma offrendole un sorso della sua fiaschetta di liquore o quella del vicino del banco frutta al mercato che cerca di rassicurarla quando apprende che il figlio Ettore è stato messo “ al gabbio”.

Ettore , l’unica sua gioia e speranza. L’unico motivo per lottare ed ingoiare ogni giorno il boccone amaro dell’umiliazione e della violenza nella speranza di procurarsi i mezzi per cambiare vita e dare a lui le possibilità che lei non ha avuto. Ettore cresciuto solo a Guidonia mentre la madre continuava a “battere” per riuscire un giorno a dargli un futuro diverso. Ora finalmente sembrava esserci riuscita. I suo pappone: Carmine (Franco Citti) si era sposato e l’aveva lasciata libera. Lei , adesso, aveva un banco di frutta al mercato e poteva riprendersi il figlio e cambiare quartiere.

Quel figlio che le era cresciuto lontano e che ora poteva finalmente stringere al petto, mentre gli insegnava a ballare nel soggiorno di casa sua. Quel figlio che era già un giovanotto e che doveva stare attenta a non fare perdere dietro le cattive compagnie o le gonne di qualche smorfiosetta.Certo, era difficile tenerlo a bada: non aveva studiato , non faceva niente tutto il giorno mentre l’aspettava ed era facile che si perdesse. Doveva trovargli un lavoro e c’era riuscita inventandosi un trabocchetto per convincere il proprietario di un ristorante ad assumerlo come cameriere. I singhiozzi sono irrefrenabili quando da lontano lo guarda servire ai tavoli, bello come il sole
Ma la vita è dura e il passato ti segna inesorabilmente

Carmine , il suo giovane amante pappone, che l’aveva lasciata libera sposandosi, si è stancato di lavorare e di condurre una vita regolare . Torna a cercarla e le chiede, con le buone e con le cattive, di tornare a battere per lui …..altrimenti……….. Altrimenti racconterà al figlio la verità su sua madre .
Quale verità? ………… Che è…. na mignotta.        
E così, per continuare il sogno della redenzione, bisognerà mischiare il sacro col profano e Mamma Roma, finito di lavorare al banco della frutta, la sera ritorna a battere per le strade ritrovando la sua amica Biancofiore e tornando ad ubriacarsi per alleviare i suoi deliri.
Questa triste e dolente umanità non si libera da sola.
E’ questa forse l’amara lezione sociale che Pasolini cerca di raccontarci.
Anche se qualcuno può farcela, ci sarà sempre una Mamma Roma i cui sforzi sono destinati a concludersi nella sconfitta, perché una classe sociale non si elimina da sola senza una profonda rivoluzione collettiva dell’intera società.

Ettore verrà comunque a sapere la verità su sua madre a causa della confidenza della ragazza con cui si vede al Parco degli acquedotti dove passa gran parte del suo tempo con gli amici: Bruna , la sua ragazza, gli racconta tutto e così Ettore non avrà più voglia né di lavorare , né di sperare in un miglioramento sociale per far contenta sua madre
Che gliene importa a lui di sua madre ?
La vita è dura e spietata . Gli altri ragazzi del quartiere si danno da fare e rimediano qualche soldo anche rubando qualcosa. Perché non provarci?
Ma le cose non vanno bene . Ettore finisce in carcere. Malato si ribella e viene messo in detenzione isolata e morirà tra i deliri della febbre legato ad un letto di contenzione, invocando la madre.
Tutto è finito.

Mamma Roma, informata della sorte del figlio, corre a casa seguita da un gruppetto di gente del mercato. Arrivata, si getta in preda alla disperazione sul letto di Ettore, abbracciando i suoi vestiti. Tenta poi il suicidio gettandosi dalla finestra, ma viene fermata in tempo dal gruppetto che l’ha seguita. Nell’ultima scena, Mamma Roma è lì , alla finestra della camera del figlio , trattenuta dalla gente del mercato che l’ha voluta seguire e non la lascia sola, impedendole di morire.
Sembra desistere dal suo intento trovando una misera rassegnazione mentre guarda in lontananza la cupola della basilica di San Giovanni Bosco.
Forse la fede e la carnosa , umana, solidarietà popolare l’aiuteranno a vivere.

Autore: admin

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