Giulio BAFFI*- In memoria di una persona amica (“Bordello di mare…” di Enzo Moscato)

Lo spettatore accorto*

IN MEMORIA DI UNA PERSONA AMICA

“Bordello di mare con città” in scena al Teatro Bellini, nuova tappa del percorso di Carlo Cerciello nella drammaturgia di Enzo Moscato, seducente e complessa.

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Non debito da pagare certo a chi da tempo gli ha ispirato “un viaggio allo stesso tempo archetipico e iconoclasta”, ma omaggio certo e percorso costruito di tappa in tappa, di spettacolo in spettacolo, di titolo in titolo.

Così, dopo “Signurì, signurì” e dopo “Scannasurece”, Cerciello ci propone la sua nuova fatica, in uno spettacolo prodotto da Elledieffe, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo diretta da Carolina Rosi, e dal teatro Elicantropo. Lasciandosi sedurre dalla lingua e dalla sintassi di questo autore, cercando di afferrare e mettere in ordine visioni ed incubi, sussulti e pensieri di quella sua scrittura che s’impenna e disarma, colta e popolare, melodiosa e inquietante, Cerciello si affida ad un gruppo straordinario di attrici, Imma Villa, Fulvia Carotenuto, Cristina Donadio, Ivana Maione, Sefora Russo il suo spettacolo, e a Lello Serao generoso e terribile per compiutezza sgradevolmente inquietante. E, come a una piccola divinità guardiana, chiede a Enzo Moscato di essere in scena in raddoppiata presenza, come fosse un oracolo, o un guardiano, rassicurante tutela del suo spettacolo.

Moscato scrisse “Bordello di mare con città” giusto trent’anni or sono. Osservatore acuto di una città che aveva germi malati in parallelo con certi nemmeno tanto nascosti eroismi che lasciano il segno, Moscato aveva in quei giorni l’animo turbato e la mente lucida e ferita per la morte improvvisa di un amico, Annibale Ruccello, il cui ritratto campeggia ora, splendente memoria, nel ricordo che fu di Jennifer, fissato nella bellissima fotografia che gli scattò di Peppe Del Rossi. Altro amico da sempre attento a cogliere i segni di un linguaggio seducente e inafferrabile. Per lui, ma forse non soltanto per lui, Moscato costruì il racconto dei suoi sei personaggi.

Anime ferite in un bordello trasformato in luogo di culto, perverso spazio per presunti miracoli operati dalla ex prostituta Assunta. E Carlo Cerciello se ne è impadronito ma non ha certo fatto da padrone impudico a quella scrittura, anzi l’ha servita “con devozione” come esige il “r “rituale” insito nell’architettura dello spettacolo. Paradossale ed estremo, provocatorio e inquietante fino al disagio, il “bordello” fisico e metafisico è casa e memoria. Nel primo tempo in pacato racconto tessuto di sospetti e ricordi, di memorie da cancellare e di luridi desideri da non dimenticare. A confermare la convinzione di Cerciello che lo vuole testo spartiacque all’interno della drammaturgia moscatiana, il secondo diventa invece rito di morte, malattia e delirio per un percorso impervio cui la musica di Paolo Coletta offre sorprendenti sostegni.

Genet,  Pasolini, Artaud hanno lasciato qui i loro  segni non convenzionali, che scavano nella memoria e tracciano strade senza possibilità o speranze, in un delirio che si moltiplica e s’esalta della morte stessa. Per uno spettacolo complesso e contagioso che lascia segni inquietanti e non gratificanti. La scena è firmata da Lorenzo Amato, i costumi sono di Alessandro Ciammarughi, il suono di Hubert Westkemper, le luci di Cesare Accetta. Si replica fino a domenica 6 novembre.

*Ringraziamo il collega Giulio Baffi, presidente della Assoc. Nazionale Critici di Teatro  e opinionista di Repubblica.it

Autore: admin

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