Franco LA MAGNA- L’umile factotum tradito (“Servo di scena” di Ron Harwood al Teatro Piscator, Catania)

Teatro    Lo spettatore accorto

L’UMILE FACTOTUM TRADITO

“Servo di scena” di Ronald Harwood al Piscator di Catania- Interpretato da Salvo ed Eduardo Saitta

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Padre e figlio nella vita (raro esempio di connubio artistico), attore e “servo” nella scena. Salvo Saitta (nei panni di Sir, “immenso” interprete shakespeariano) ed Eduardo Saitta (Norman, fedele, umile, onnipresente, factotum) “osano” portare sulle quinte dello storico teatro “Piscator” di Catania, l’ormai celeberrimo dramma di Ronald Harwood, onusto di premi e riconoscimenti fin dalla prima rappresentazione (1980) e banco di prova d’un’iterazione di mostri sacri del teatro (da Umberto Orsini e Gianni Santuccio, da Nando Gazzolo a Franco Braciaroli, fino a Turi Ferro insieme a Piero Sammataro).

Una scommessa vinta di raggiunta maturità espressiva questo cimentarsi in una dramma da camera che alla spocchia, all’arroganza ed alla fragilità dell’osannato primattore (ridotto ormai in un decadente “privato” a piagnucolosa, incerta, smemorata, ombra di se stesso, tra sussulti di resipiscenza ed insopportabili imposizioni) assomma contrasti e osmosi tra arte e vita. Una messinscena impietosa del teatro nel teatro, che permette allo spettatore di penetrare oltre “il passaggio del Lete”, scavalcando i pesanti tendaggi di velluto rosso, per spiare aporie, contraddizioni, miserie, decadenza, frustrazioni e infine la stessa morte (quasi una liberazione dal quotidiano, ormai insopportabile, travestimento) d’una acclarata, inarrivabile, stella della grande tradizione britannica shakespeariana.

E nel continuo scambio di ruoli tra protagonista e antagonista, ad essere vincente sarà alla fine proprio il Teatro (con la “T” maiuscola), priorità al di sopra di tutto, divinità laica a cui tutto s’immola, che rende a Sir l’ultimo grande successo e al “servo” Norman una vittoria insperata, l’aver condotto il bisbetico “padrone” a recitare l’ultimo, straziante e straziato, “Re Lear”. Ma proprio lui, il fedelissimo confidente-servitore, si troverà escluso dalla dedica nell’incipit delle memorie mai scritte del celebrato anfitrione, piangendone la morte ma forse ancor più l’ormai sua stessa  inutile sopravvivenza.

Imperioso, sussurrante, sospettoso, supplicante, regale, pietoso, dimentico, Salvo Saitta modula con certezza toni e posture del difficile, continuo e istrionesco “cambio di casacca” di Sir, mentre Eduardo Saitta-Norman, metafora d’una disperante “minorità” che assurge a protagonismo solo nella finzione scenica, spavaldamente sottomesso a capricci e comandi del “signore e padrone” assume con misurata discrezione il ruolo di vero primattore, aiutato dall’efficace regia di Sebastiano Mancuso.

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“Servo di scena” di Ronald Harwood
Personaggi ed interpreti: Sir (Salvo Saitta), Norman (Eduardo Saitta), Thornton (Aldo Mangiù), Milady(Annamaria Nicotra), Oxenby (Massimo Propcopio), Madge (Antonella Scornavacca), Irene (Adele Ferlito)
Regia: Sebastano Mancuso; Scene: Pamela Baudo; Costumi: Laura Guidotto; Disegno luci: Elvio Amaniera; Fonico. Fabio Grasso; Organizzazione: Federica Susini per T.D.S.

Autore: admin

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