Francesco NICOLOSI FAZIO- Dal ventre (uno spettacolo di N. A. Orofino al Canovaccio, Catania)

 

Lo spettatore accorto


 

DAL VENTRE

Chiuse #cappuccettorosso - PeriPeri - Eventi a Catania

“Chiuse #cappuccettorosso”  Ideazione e regia Nicola Alberto Orofino. Con  Valeria La Bua, Cristiana Raggi, Manuela Rorro.  Voce fuori campo: Silvio Laviano.Assistenti alla regia: Gabriella Catalano, Valentina Sardo.  Foto di scena: Gianluigi Primaverile.  Produzione: SenzaMisuraTeatro.

Al Teatro del Canovaccio, Catania

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Siamo grati ad Alberto Orofino per l’invito a scrivere su questa bella opera, che ci coinvolge e ci turba.

Noi vediamo la bella installazione della sala: un bosco d’autunno (stagione presente) che ci avvolge, anche con la caduta  delle foglie. Noi vediamo. Tre donne dentro la scena, che non vedono e non sanno. Anche se ridono come felici, la loro è una condanna, dentro un’antro/cantiere di cui non si può varcare la soglia, perché squilla tremendo l’allarme rosso, “Warning” suona come “abbandonare l’astronave”.

Tre donne e le tre stagioni della vita: Nonna, madre e figlia. L’anziana tradisce la sua storia, la sua funzione, lei non ha memoria. La madre crede di proteggere la figlia dal lupo imprigionandola, la figlia invece vuole “uscire anche solo una volta”, anche col rischio di finire in pancia al lupo, sapendo che la bugia della madre non regge: non è vero che fuori “non c’è niente”. Alla  fine la figlia, seguendo l’irrefrenabile istinto, andrà nel bosco, per godere del proprio diritto di essere ancora una volta “Cappuccetto rosso”…..

A cavallo tra gli anni ’60 e  ’70 era in uso una strana operazione culturale: “Estemporanea di pittura”. Nell’arco di poche ore si costringevano alcuni artisti, a volte pure affermati, a produrre un quadro ispirato da un luogo. Non siamo nei termini di quell’antica usanza, ma diffido sempre delle operazioni a tema, come quella che il “Festival Internazionale di Regia teatrale – Fantasio” ha seguito, chiedendo a sei gruppi teatrali di costruire uno spettacolo, attorno alla Fiaba di Cappuccetto Rosso. Visto il risultato di Alberto (peraltro finalista nel 2015) mi sa che mi devo ricredere.

Nei 50 minuti di spettacolo Alberto riesce a racchiudere un’infinità di temi e dilemmi che ci coinvolgono tutti, come uomini, come figli, come padri. In un’epoca di grandi dolori e paure forse è meglio il ventre del lupo da cui non uscire più, sperando che nessun cacciatore ci liberi. Vediamo, nell’opera, pure un rimando alle basi della nostra cultura, che, inevitabilmente, si stratifica di classici e Bibbia, in quanto riteniamo che tutti siamo “figli di Eva e d’Ulisse”.

Ma l’attualità dell’opera è rimarcata dai complessi movimenti in scena, dall’alternarsi ed invertirsi  dei ruoli, che ci fanno pensare all’esilarante opera di Alberto “Famili Day”, commedia che speriamo possa un giorno proseguire. Ecco che possiamo finalmente fare un piccolo appunto all’autore: avremmo voluto ridere di più.

Forse perché ne abbiamo tanto bisogno. Ma la modernità ci fa pure pensare ai prototipi del teatro di Beckett, quasi ad un nuovo meta-testo :”Aspettando Giorni, Finale”. Una voluta, prigioniera staticità che sprigiona tensione e drammaturgia.

Un bell’esempio di teatro.

Autore: admin

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