Daniela VIGLIANO – “L’assenzio (di Edgar Degas)” (racconto su quadro)

 


Io scrivo

 

 

L’ASSENZIO (DI EDGAR DEGAS)




Sta piovendo, da giorni. In questa stanzetta che affitto in una stradina a due passi da Place du Tertre il freddo e l’umidità mi entrano nelle ossa. Nemmeno con la boule stretta al petto riesco a scaldarmi e il camino è ormai spento da più di una settimana: ho pochi soldi e preferisco, con quei pochi che mi restano, comprarmi qualcosa da bere. Riesco a scaldarmi di più con un po’ di assenzio che con due pezzi di legna secca. E con quello riesco anche a dimenticare.

Certo, non dura moltissimo l’effetto dell’alcool, ma quel tanto che basta per credere di avere una vita diversa, di essere una ballerina, di essere felice. Riesco a ridere persino, a volte per un niente, e la testa è leggera, senza pensieri. Stesa sul letto mi sento come su una barca, cullata dalle onde; il calore del sole mi scalda e io mi assopisco, serena.

Soltanto quando mi sveglio, passato ormai lo stordimento dell’ebbrezza, mi ritrovo in questa povera camera, dove l’unica cosa bella è un quadro che mi ha fatto un amico pittore, un giorno che non aveva neanche un soldo. Invece di pagarmi, e poco, come faceva di solito, mi disse che mi avrebbe dipinta, e che, siccome lui sarebbe diventato famoso, quel suo lavoro avrebbe preso un bel prezzo. Che dovevo essere contenta, mi disse, e anche molto.

Non so se diventerà famoso come spera; io comunque non lo venderò per nulla al mondo. Con quel quadro Edgar mi ha regalato quello che non avrò mai: la bellezza, la grazia, la leggerezza, la felicità.

Mi suggerì: «Apri le braccia verso il cielo e immagina di aspettare qualcosa di bello che scende dall’alto, che arriva solo per te. Piega un po’ la testa all’indietro, ecco, così, chiudi gli occhi e sorridi! Sta arrivando il tuo principe azzurro, sta arrivando per te! E tu sei così felice! ».

Mi immedesimai talmente in quella ragazza che ora, quando mi guardo dipinta, mi sembra di sognare: sono io quella! con i capelli raccolti, un mazzetto di rose rosse e rosa come un diadema, un nastrino di velluto nero al collo, le cocche lunghe e sciolte che danzano con me, il vestito di tulle bianco vaporoso, leggero come le ali di una farfalla, rose rosse alla scollatura, rose rosse alla cintura, bellissima e felice.

Ma svegliati! mi dico. Non sei tu! Guarda dove stai: tu stai qui, sola, misera, infelice e non fai la ballerina. È tutta una finzione, è solo un quadro! Vero: non sono io quella. Io non sono bella, non sono felice e vendo il mio corpo per pochi soldi.  Eppure questo dipinto mi aiuta a tirare avanti, mi dà la speranza che qualcosa possa cambiare, nella mia vita. Che un giorno, forse, un principe azzurro arrivi anche per me.

Adesso esco. Andrò al mio solito bistrot, ordinerò un assenzio e aspetterò che il mio vicino di tavolo, quello che ogni giorno, ubriaco, è seduto al tavolino vicino al mio ma non mi guarda mai, mi saluti, almeno una volta. Anche solo per educazione…

 

Autore: admin

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