Cristina PRINA – “E gli alberi hanno altro a cui pensare” (racconto breve)

 

Io scrivo

 

E GLI ALBERI HANNO ALTRO A CUI PENSARE

 

 

Tu.

Sì, dico a te. Signora senza cappello, in questa calda giornata di settembre.

Tu, adesso, andrai verso quella panchina un po’ scrostata, sì quella. Brava. Ti guarderai intorno come per abitudine, pur avendo già visto che sei sola. Poi, siederai, attenta a stendere la gonna a pieghe, che ti ostini a indossare nonostante sia fuori moda da decenni.

Poi prenderai la borsa o quel sacco informe che porti sulla spalla destra e pretendi di chiamare borsa. Infilerai le dita nervose e sudate dentro quel mucchio di cianfrusaglie inutili e inizierai a cercare niente, soltanto per non doverti giustificare con gli alberi che, indifferenti a tutto, continueranno a ignorarti.

Terminato la ricerca, fingerai di aver trovato quel niente. Sarà un rossetto o un fazzolettino di carta, appallottolato e sporco. Potrebbe persino camuffarsi da taccuino, dove oserai addirittura scrivere qualcosa. Senza occhiali, per finta. Tanto, gli alberi, che ne sanno? E poi continuano a non curarsi di te.

Arriverà qualcuno, sbucando fuori da un viottolo che non avevi notato e si siederà lì. Accanto a te. Sarai nervosa, lo respingerai senza muoverti. Lo farai con la prepotenza dei diffidenti, con la rigidità del tuo corpo anoressico, col tremore impercettibile dei piedi. E lui capirà di darti fastidio. Proprio per questo si farà più vicino. Sorriderà. Oh…sì. Sorriderà.

Stringerai la borsa tra le mani, per paura che possa portartela via, con tutto il niente dentro. E lui avvicinerà la gamba alla tua per proteggere la sua superiorità appena acquisita. Sa di averti impaurita, è cosciente della tua vertigine.

Tu, signora senza cappello, ora dovrai parlare. Dovrai dirgli che deve andarsene, che la panchina è tua. Dovrai spiegargli che ogni giorno, a quell’ora, tu sei abituata a tornare a casa e che lui non ha diritto di invadere la tua privacy. Dovrai cercare la bottiglia che hai nella sacca, avvicinarla al suo viso strafottente e lurido e mostrarti pronta a usarla per spaccargliela in testa.

Quindi lui dovrà alzarsi, tornare sul suo cartone e lasciarti in pace a parlare con gli alberi. Anche se loro se ne fottono di te, come tu te ne fotti del mondo.

E ora, che tutto è andato come volevamo, tu prendi la bottiglia e avvicinala alle labbra. Ecco, così.

Bevi, adesso. Bevi e dimentica tutto. Come ieri, come domani. Come sempre, da anni.

Poi, signora senza cappello, senza ascoltatori e senza futuro, sdràiati sulla panchina.

E riposa.

Sssshhh…Il sole splende ma è notte. Per te, è notte.

Fate silenzio, alberi. E girate le spalle alla disperazione.

 

 

Con il racconto E gli alberi hanno altro a cui pensare, Cristina Prina inizia la collaborazione con la rubrica di narrativa breve di “Scenario”. Organizzatrice del concorso letterario “Apriamo un varco”, ha pubblicato, tra l’altro, la raccolta di racconti Tracce di me (Montegrappa Edizioni, 2016).

Autore: admin

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