Daniela VIGLIANO – “L’urlo (di Edvard Munch)”, racconto su quadro

 

Io scrivo

 

 

L’URLO (DI EDVARD MUNCH)


 

Sono appena sveglia. Mi rannicchio nel letto come se volessi ricominciare a dormire. Non ho voglia di alzarmi, non me la sento. Voglio stare qui, sotto il caldo delle coperte. Non me la sento di affrontare un altro giorno, un giorno uguale a ieri, uguale all’altro ieri, uguale a tutti quelli che l’hanno preceduto.

Pesante, senza sbocco, senza via d’uscita. Inutile. Pensieri uggiosi come le giornate di novembre si avviluppano su se stessi in una spirale senza fine.

Un nodo nello stomaco, come una morsa, non mi lascia respirare, non mi lascia aprire i polmoni per sentire nuova aria dentro di me.

Ho paura. Non so di cosa, ma ho paura. Ieri sera, prima di addormentarmi, ho pianto. Ho sentito le lacrime rigarmi il volto, silenziose. Pensavo a cosa sarebbe successo se certe persone avessero preso una decisione invece che un’altra, ma vedevo soltanto decisioni negative.

Devo alzarmi, per forza. Non posso stare tutto il giorno a letto.

Ho detto a una mia amica che l’avrei accompagnata in giro per acquisti, magari passeggeremo poi in riva al mare.

Fa freddo, quel freddo che odio, che mi entra nelle ossa e mi gela l’anima. Mi chiedo perché sono nata proprio qui, al nord, invece che al sud, dove il sole, il mare, la luce del cielo azzurro mi dipingerebbero la vita non solo di grigio.

Butto in là le coperte e mi alzo. In bagno non mi guardo allo specchio: non voglio nemmeno vedermi, so già che gli occhi che mi guarderebbero sarebbero senza vita, offuscati da una pena oscura.

Mi preparo un caffè e fumo la prima sigaretta della giornata. Uno sguardo al giornale, con le stesse notizie di ogni giorno. La crisi, gente che si uccide perché non ce la fa più ad andare avanti, governanti che amministrano male la cosa pubblica; alluvioni, frane, terremoti…sfoglio svogliata le pagine, non mi dicono niente di nuovo.

Mi devo cambiare per uscire, Maddalena mi aspetta. E il cuore incomincia a battere in modo strano, le solite extrasistoli che ormai mi accompagnano da qualche mese. Oggi però mi sembrano essere più numerose, il cuore mi batte più veloce.

Non posso uscire in questo stato, ho paura di non farcela. Mi tremano le gambe, il respiro è troppo affannoso. Di sicuro non riuscirò a uscire di casa. Ma per carità!

Squilla il cellulare: è Maddalena che mi avvisa che passerà tra cinque minuti.

Aspetta, non posso uscire, proprio non riesco, sono bloccata, non mi sento bene, ho il cuore che batte a mille! Certo, lo dici tu che non hai niente, provassi…

Sento una portiera che sbatte, è lei.

Scendo e salgo in macchina. Andiamo a fare un giro, dai, oggi è quasi bel tempo!

Lasciamo l’auto in una stradina vicino alla passeggiata a mare.  C’è un vento della miseria, mi devo tirare su il collo del montone fin sopra le orecchie, proprio non lo sopporto questo taglio freddo sulla faccia.

Il mare è grigio scuro, agitato. Mi mette paura e penso che per fortuna non sono su una nave e non ho un marito marinaio.

Guardo la mia amica: lei sembra tranquilla, il vento le scompiglia i capelli biondi senza disturbarla, anzi, è anche più bella. Vorrei essere come lei, sapere affrontare la vita vivendo giorno per giorno, senza timore del domani, senza guardare indietro alla ricerca di un appiglio sicuro. E’ serena, non credo sappia cosa sia quest’angoscia che invece mi tormenta senza un vero perché.

Mi appoggio al muretto a guardare il mare. Questa distesa d’acqua, così agitata, così potente nella sua vastità, profonda e scura, mi fa soltanto paura.

E allora mi sale da dentro, sempre più forte, sempre più improvvisa e intrattenibile, la voglia di urlare. Mi tappo le orecchie con le mani, e urlo.  Urlo per me, per noi, per tutti. E il  mio urlo si diffonde sul mare, sulla terra, nel cielo. E così urlo, urlo, urlo…

Autore: admin

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