Umberto ROSSI- Cinema. Recensioni brevi (“The Accountant”, “In guerra per amore”)

 

Cinema    Recensioni brevi

 


DUE FILM RECENTI

The Accountant

The Accountant

 

Regia di  Gavin O’Connor  Sceneggiatura:  Bill Dubuque
Interpreti:  Ben Affleck, Anna Kendrick, Jon Bernthal, J.K. Simmons, John Lithgow, Jeffrey Tambor, Alison Wright, Cynthia Addai-Robinson, Ron Yuan. prod. Usa2016

“The Accountant” di Gavin O’Connor è un film decisamente scombinato. Inizia come un noir, prosegue con il quadro psicologico su una famiglia con due figli, uno dei quali autistico e un padre rigido militare di carriera, si sviluppa come un film d’azione, impernato su ammazzamenti e scontri fisici, diventa un racconto morale sulle malefatte, in combutta con il crimine, dei grandi industriali.

Tutto questo senza un legame organico fra le varie parti. Il filo che cuce i vari momenti della storia è la figura di un contabile eccezionale, capace di scoprire ammanchi e irregolarità nei conti più complicati e indifferente allo spessore morale dei suoi committenti che variano dai grandi spacciatori, ai magnati delle maggiori industrie. Colpito da autismo in età giovanile, questo mago delle cifre ha sviluppato capacità analitiche che gli consentono di scoprire ammanchi e dirottamenti di fondi in poche ore. Un giorno lo ingaggiano i dirigenti di una grande azienda elettronica, messi in allarme da una giovane contabile che ha intravvisto nei conti qualche cosa di irregolare.

In breve scopre un buco milionario di cui sembra responsabile uno dei dirigenti. E’ a questo punto che all’uomo tolgono il ‘delicato’ l’incarico, passandolo ad una banda di assassini a pagamento che assumono anche il compito di eliminarlo, insieme ad una  giovane impiegata. Finale a moderata sorpresa con la scoperta che delegato a farlo fuori è il fratello stesso della vittima- e che il mandante è il padrone della ditta che aveva fatto sparire i soldi, poi rimessi in cassa, al solo scopo di far aumentare il valore delle azioni della ditta. Una storia decisamente ingarbugliata in cui il regista non sceglie un preciso punto di vista.  Indecisione? Condizionamenti di produzione? Carenze di sceneggiatura, è più probabile.

Non si tratta infatti di un film sul marcio che alligna nella grande finanza, né di una storia criminale a tutto tondo, piuttosto un pretesto per esibire le (scarse) capacità attoriali del   regista e produttore Ben Affleck, qui in scena dalla prima all’ultima sequenza, tranne nel corso della storia parallela in cui una giovane agente del Tesoro Americano è chiamata ad indagare su di lui. Tuttavia anche in questa parte Affleck riesce ad entrare nel racconto con un tocco di ancor maggiore improbabilità connessa alla sequenza con cui il film ha inizio.

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In guerra per amore

In guerre per amore

Regia  di Pierfrancesco Diliberto (Pif)
Sceneggiatura: Pif, Michele Astori, Marco Martani
Interpreti:  Pif, Miriam Leone, Andrea Di Stefano, Stella Egitto, Aurora Quattrocchi, Robert Madison, Vincent Riotta, Maurizio Marchetti, Sergio Vespertino, Maurizio Bologna, Antonello Puglisi, Mario Pupella. prod. Italia 2016

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, è assunto a notorietà cinematografica nel 2013 con il film d’esordio, La mafia uccide solo d’estate, che ha raccolto molti premi fra cui due David di Donatello e altrettanti Nastri d’argento. In guerra per amore è la sua opera seconda e molti lo aspettavano al varco pronti a smascherare gli eccessivi entusiasmi succitati dall’opera precedente.

Diciamo subito che questo nuovo titolo ha un tasso d’originalità decisamente inferiore a quello dell’altro film. Qui il regista appare attratto più dai moduli classici del racconto che non dalle innovazioni linguistiche, dal gusto di narrare una storia che non dalla voglia di sperimentare nuovi percorsi. La vicenda che propone allo spettatore è quella di un italoamericano che si arruola durante la seconda guerra mondiale andare in Sicilia e chiedere al padre della ragazza che ama il permesso di sposarla.

Poiché la fanciulla è già stata promessa a un rampollo della mafia siculo-americana, questo è l’unico modo di far saltare il matrimonio combinato e dare spazio all’amore dei due giovani. E’ così che  una vicenda personale s’intreccia con i traffici imbastiti dai responsabili militari americani con i capimafia isolani. Una trattativa condotta in prima persona dal boss Lucky Luciano, in quel momento in prigione gravato da una pesante condanna. Una pagina davvero brutta delle cronache della seconda guerra mondiale il cui peso grava ancor oggi sulla situazione socio – politica isolana. In questo c’è ben poco di nuovo visto che decine di libri, saggi, film hanno già affrontato questo snodo.

Tuttavia non c’è nulla di male a ripetere cose note, magari per richiamare su di esse l’attenzione di chi ancora non le conosce, non vi è riflettuto abbastanza o le ha dimenticate. Il vero punto debole del film è nella scelta di affidarsi ad una struttura narrativa tradizionale, rinunciando a quegli elementi di discontinuità e di novità presenti nell’opera precedente. Un difetto che non compromette il discreto esito complessivo a cui approda, per vivacità e finto-candore, un film che si impone come uno dei più fortunati dalla stagione: stando almeno ai primi incassi.

 

* Ringraziamo Umberto Rosi, collega di Cinemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com


Autore: admin

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