Teatro Palladium di Roma- Dal 3 novembre, “Vecchi tempi” di H. Pinter. Regia di Pippo Di Marca

 

 

Teatro Palladium

Roma Piazza Bartolomeo Romano

dal 3 al 5 novembre ore 21


Florian Metateatro

presenta

VECCHI TEMPI

di Harold Pinter

traduzione di Alessandra Serra

regia Pippo Di Marca

 

personaggi e interpreti:

Deeley Fabrizio Croci Kate Francesca Fava Anna Anna Paola Vellaccio

scene e costumi Laboratorio Florian Metateatro, assistente alla regia Diletta Buschi, direttrice di scena Marilisa D’Amico

luci Renato Barattucci, registrazioni audio Globster, grafica Antonio Stella

organizzazione Ilaria Palmisano, produzione Massimo Vellaccio cura Giulia Basel

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Un capolavoro. Pippo Di Marca realizza il suo spettacolo più bello… ” Franco Cordelli, Corriere della Sera 31/12/15

Un uomo e una donna vivono da soli in una casa solitaria vicino al mare e una sera aspettano a cena una vecchia amica di lei. Non si vedono da vent’anni. Con l’uomo di lei non si conoscono. Quando l’amica arriva si crea un triangolo apparentemente classico. In realtà è come se tutto il loro mondo, sia della coppia che dell’ospite, deflagrasse. Niente è più come prima. Nessuna cosa o impressione o ricordo è certa. Tutto è ambiguo, vagamente panico. E’ come se la loro vita, i loro ricordi fossero inconsistenti, improbabili, addirittura irreali, cioè impossibili, come se tutto si sfarinasse e andasse in rovina irreparabilmente, se il sentimento, qualunque sentimento, non potesse avere più forma o senso o credibilità o dicibilità. E il finale è sospeso, come le loro vite: sospeso dalla stessa vita: un rebus che non ha conclusione. Lunghi silenzi, pause, lapsus, scene montate come flashback cinematografici: dietro tutto questo si nasconde l’angoscia dei tre personaggi sopraffatti dallo scorrere del tempo, intrappolati nella stanza dove si svolge il dramma. Celata dietro l’apparenza di una innocente e realistica commedia, mano a mano il testo offre uno scenario diverso in cui, attraverso l’uso del linguaggio, emerge tutta la drammaticità dell’incomunicabilità fra i personaggi. Nei fitti dialoghi, carichi di ambiguità, di pause e di silenzi, si scorgono tratti del teatro beckettiano, così come si percepisce l’anticipazione di tanta parte della più recente produzione drammaturgica.

Pippo Di Marca, “uno dei migliori registi teatrali della sua/mia generazione, ma un raffinato teorico, veramente metateatrale, della scena contemporanea”, come scriveva Renato Nicolini, ha trattato il testo con uno sguardo indagatore, da filologo, scavando nel senso delle parole come un archeologo, fino a svelare la condensa di oscurità e di nevrosi che investe i personaggi, incapaci di condividere un ricordo in maniera oggettiva. Ma come scrive Di Marca nelle note di regia “Il teatro, purtroppo, o per fortuna, è anche altro: è corpo. Il corpo in cui ogni volta si incarna la parola. La fa diventare gesto, musica, “visione” dal vivo, passione, sentimento, azione, delirio, finzione ecc… I corpi, le “persone”, imprescindibili, dei tre validi interpreti, Fabrizio Croci, Francesca Fava e Anna Paola Vellaccio. Partecipi, sensibili, appassionati, compresi, in una “sfida” certamente non facile.”

Pippo Di Marca, fondatore del gruppo Meta-Teatro (oggi confluito nel Florian Metateatro), appartiene alla seconda generazione dell’avanguardia teatrale italiana insieme a Nanni, Perlini, Vasilicò, Cecchi, Carella, ai Magazzini e alla Gaia Scienza dei primi anni Settanta. Lungo il suo percorso è stato sodale ed ha incrociato il lavoro e le esperienze del Living Theatre, di Carmelo Bene e di Leo de Berardinis e sulla scia di sfide e confronti con Lautréamont, Genet, Duchamp, Joyce, Shakespeare, Bernhard, Gadda, Sanguineti, Kantor, Bausch, Beckett, Pirandello, Bolaño ha costruito le tappe di un continuum unico e personalissimo (oltre sessanta spettacoli e decine di performance in Italia e nel mondo) portando a compiuta sintesi artistica un’esperienza ininterrotta di oltre quarant’anni.

Autore: admin

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