Franco LA MAGNA- Cinema, Recensioni brevi (“Io, Daniel Blake”, “Lettere da Berlino”)

 

Cinema   Recensioni brevi

DUE FILM RECENTI

Io, Daniel Blake regia di Ken Loach

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Un omicidio di Stato. Ma va giù pesante con la sua ultima denuncia contro la disumana ottusità della macchina burocratica inglese (ma l’accusa non si limita, ovviamente, alla sola Gran Bretagna) il vecchio e mai domo Ken Loach (80 anni compiuti), che il potere tenta di blandire con premi e onorificenze (ora è toccato alla Palma d’Oro a Cannes) mostrando il volto “umano” per nascondere il piede caprino del demonio.

“Io, Daniel Blake”, operaio infartuato a cui viene negato prima il sussidio da una zelante “professionista della sanità” (e già da questa ridicola qualifica professionale emerge tutta l’amara e tragica ironia della storia) e successivamente l’indennità di malattia, è un uomo comune che rivendica coraggiosamente la dignità di “cittadino” ma  non dimentica d’aiutare – lui respinto ed emarginato da un sistema impietoso – chi ne è al pari vittima (incontra una giovane donna, disoccupata e affamata, madre di due bambini costretta alla fine a prostituirsi per sfamare la sua prole). Solidarietà tra reietti.

Il finale doloroso, privo d’aperture forzatamente consolatorie, accentua pesantemente il “j’accuse” avverso una isopportabile condizione d’ormai generale disfacimento, in cui l’intero mondo freneticamente si dimena da anni e da cui necessariamente ci si può salvare soltanto con una più equa ridistribuzione della ricchezza e con l’applicazione autentica (e non soltanto retoricamente di principi spesso rimast sulla carta) di un più alto senso di giustizia e di rispetto per la vita umana.  
Interpreti: Dave Johns, Hayley Squires,  Sharon Percy, Briana Shann, Dylan McKiernan

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Lettere da Berlino regia di Vincent Perez.

Cartoline contro il nazismo…Il senso di colpa causato dall’immane catastrofe provocata dalla terrificante, mostruosa, ideologia nazista nel secolo appena trascorso, continua pesantemente a gravare anche sulla Germania contemporanea e l’attenzione del cinema mondiale sul quel periodo tenebroso  (contrariamente a quel che accade in Italia, dove le riflessioni sul fascismo si sono da anni esaurite, ad eccezione di sporadici e subito dimenticati lavori “anomali”) non sembra aver esaurito la spinta vitale e le analisi. Da un romanzo di Hans Fallada (dal titolo sconfortante, ma realistico, “Ognuno muore da solo”), l’attore Vincent Perez, nato in Svizzera da madre tedesca e padre spagnolo, ha ricavato un film pacatamente antinazista (ma non per questo meno incisivo), che ancora una volta (e non sarà mai abbastanza) denuncia – non trascurando una apprezzabile eleganza figurativa (fotografia, costumi…) – l’allucinante atmosfera e il clima di terrore instaurato in Germania dalla dittatura militare di Hitler.

La vera ed emblematica storia della coppia di operai Otto ed Elise Hampel – che a seguito della morte in guerra del loro unico figlio, divenuti antinazisti, per tre anni (dal 1940 al 1943) diffondono anonimamente centinaia di cartoline contro il regime, incitando i tedeschi a ribellarsi ad Hitler (poi scoperti e ghigliottinati) –  a tratti con andamento d’un thriller – denuncia una crepa (seppur lieve) nel presunto, monolitico, consenso propalato con la menzogna (peculiarità di ogni dittatura) dalla demoniaca tirannia hitleriana. Sottotraccia la persecuzione contro gli ebrei e (con un finale a sorpresa) la macerata conversione dell’ispettore incaricato delle indagini per scoprire il misterioso “uomo ombra”, che molto ricorda l’inflessibile ispettore Javert dei “Miserabili” di Victor Hugo. Ottima la prova dell’intero cast.
Interpreti: Emma Thompson, Brendan Gleeson, Daniel Bruhl, Mikael Persbrandt, Lars Rudolph.

Autore: admin

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