Umberto ROSSI- Teatro. Recensioni brevi (“Il borghese gentiluomo”, “La cucina”)

 

Teatro   Recensioni brevi*

 

 

 

DUE SPETTACOLI RECENTI

 

Il borghese gentiluomo

Il borghese gentiluomo (a)

di Molière

Vrsione italiana di Cesare Garboli. Regia Filippo Dini
Interpreti  Valeria Angelozzi, Sara Bertelà, Filippo Dini, Ilaria Falini, Davide Lorino, Orietta Notari, Roberto Serpi, Antonio Zavatteri, Ivan Zerbinati  Scene  Laura Benzi  Musica  Arturo Annecchino  Luci  Pasquale Mari
Teatro Stabile di Teatro Stabile di Genova, Fondazione Teatro Due

-Jean-Baptiste Poquelin detto Molière (1622 – 1673) è stato un commediografo e attore teatrale francese le cui opere costituiscono uno dei punti cardine della scena mondiale. Dalla sua penna è uscito Il borghese gentiluomo (Le Bourgeois Gentilhomme, 1670) una satira feroce dei borghesi che cercano di elevarsi ai ranghi della nobiltà.

Il tema era particolarmente caro all’aristocrazia e alla corte a cui il drammaturgo era costretto a guardare per sopravvivere nella società del tempo, si pensi al ruolo di deus ex macchina attribuito al re Luigi XIV (1638 – 1715) nella scena finale de Il Tartufo (Le Tartuffe ou l’Imposteur, 1664). Filippo Dini ha preso in mano il copione del 1670 badano ad esaltarne il lato farsesco e mettendo in secondo piano ogni pesante attualizzazione. In quest’ottica l’ossessione del Signor Jourdain, ricco borghese figlio di un commerciante, per l’elevazione di ruolo sociale rimane un quasi pretesto per dare spazio alla comicità e non si collega, se non alla lontana, alla condizione degli attuali arrampicatori sociali.

E’ una scelta che giuoca a favore della popolarità dello spettacolo, ma gli toglie spessore come testo che parla anche ai giorni nostri. La scenografia, una villa dagli interni borghesi in restauro o decadente, da questo punto di vista contrasta con la scelta dei costumi più vicini alla rappresentazione pagliaccesca che non a una modernizzazione della proposta. La regia segue con coerenza e professionalità la scelta di privilegiare li farsesco, offrendo allo spettatore uno spettacolo divertente e rutilante, pur se con qualche lunghezza di troppo, ma lontana da una riflessione ragionata valida per l’oggi.

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La cucina

La cucina

Versione italiana Alessandra Serra

di Arnold Wesker
Regia  Valerio Binasco

Interpreti  Massimo Cagnina, Andrea Di Casa, Elena Gigliotti, Elisabetta Mazzullo, Aldo Ottobrino, Nicola Pannelli, Francesca Agostini, Emmanuele Aita, Gennaro Apicella, Lucio De Francesco, Giulio Della Monica, Alexander Perotto, Aleph Viola, Franco Ravera, Antonio Bannò, Giuseppe De Domenico, Noemi Esposito, Giordana Faggiano, Isabella Giacobbe, Martina Limonta, Giulio Mezza, Duilio Paciello, Bruno Ricci, Kabir Tavani.   Scene  Guido Fiorati Musica  Arturo Annecchino   Luci  Pasquale Mari   Teatro Stabile di Genova

-La cucina (The Kitchen, 1957), del prolifico drammaturgo inglese Arnold Wesker (1932 – 2016), è uno dei testi teatrali che più hanno animato il dibattito politico – culturale degli anni sessanta, in modo particolare dopo la pubblicazione in volume del copione nel 1965 per i tipi dell’editore Einaudi. Partendo dalle esperienze dell’autore come sguattero, aiuto cuoco e pasticcere, vi si racconta una giornata nella cucina di un grande albergo londinese.

Questo piccolo universo è assunto a metafora di un’intera società. Ci sono i conflitti razziali, quelli di potere, l’ordinamento classista (la volgarità al limite del malavitoso del proprietario non è priva di significato) il tutto intrecciato con alcune storie personali. Il testo è stato rappresentato poche volte in Italia soprattutto a causa del grande numero di attori che richiede (24 nell’edizione di cui stiamo riferendo). C’è subito da notare come questo testo non abbia perso attualità e freschezza con il passare degli anni; nel caso specifico, grazie alla regia, davvero straordinaria, di Valerio Binasco che ha saputo trarre gli umori più profondi del copione. Liti, gelosie, scontri – anche fisici – fra cuochi, e sguatteri portano sul palcoscenico i drammi e le contraddizioni di un mondo che sembra aver attraversato gli anni senza mutare. C’è la vicenda, appena accennata, ma significativa, della cameriera costretta a lasciare a casa la figlia per guadagnarsi un amaro tozzo di pane.

C’è la storia sentimentale fra un cuoco e un’altra cameriera, vicenda perennemente in bilico fra fascino della trasgressione e tranquillità dell’esistenza ordinaria. Ci sono gli scontri venati di razzismo tra serbi – all’epoca iugoslavi – e tedeschi non ancora signori d’Europa, ma ancora seganti dall’esito della Seconda Guerra Mondiale. E’ un quadro di grande forza e attualità che la regia rende contemporaneo e vivo manovrando una cospicua pattuglia di allievi ed ex allievi della scuola di recitazione dello stabile. In poche parole un bello spettacolo da non perdere.

 

*Ringraziamo Umberto Rossi, collega di Cinemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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