Gianfranco MIGLIO PICCHETTO- E finalmente Dario c’è riuscito….

 

La testimonianza*



E FINALMENTE DARIO C’E’ RIUSCITO

Ipotesi di una ricongiunzione plausibile… nell’aldilà

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Ce l’ha fatta, Dario! Ce l’ha fatta a raggiungere Franca. Faceva finta di voler continuare a vivere e si dava da fare, lo ha fatto sino a pochi giorni fa- recitando con la Cortellesi, ma anche qui a Roma in agosto. Scrivere qualcosa su Dario Fo, anche da parte di chi ha avuto l’onore di conoscerlo , non è cosa facile. Primo perché su di lui è stato detto già tutto (le sue commedie sono tradotte in tutte le lingue del mondo), secondo motivo perché trovare parole adeguate alla sua statura è un compito arduo. In questo momento anche una sofferenza. E’ morto sì, il ragazzotto secco allampanato degli anni 50 che era invecchiato grasso con i manicaretti di Franca e i dopo spettacolo in trattoria.

Soffriva da anni di problemi polmonari, ma lui, incosciente e testardo come un FO, continuava a cantare ed urlare a squarciagola nei suoi ultimi spettacoli, apportando sgomento ai suoi medici. Forse avrebbe preferito morire con Franca mentre lo accudiva amorosamente al capezzale, ma questo “piacere” gli è stato negato. Le ha dovuto urlare “Ciaoooo” tre anni fa, al funerale davanti al teatro Strehler, sottinteso “aspettami che arrivo”

Per il resto hanno vissuto alla grande: sia lui che Franca dicevano spesso di aver vissuto tre volte; in ogni caso –aggiungiamo- “un minuto in più” di chi li aveva osteggiati, censurati, offesi, diffamati. Personalmente in loro ho sempre ammirato il coraggio, l’ostinazione a volercela fare, l’amore per il controvento, il piacere del rischio e della sfida , il saper rovesciare eventi negativi, sorti avverse, spesso ricorrendo all’ironia, al sarcasmo ipercreativo, allo sberleffo.

Dario Fo gestiva il paradosso come se l’avesse inventato lui, versatile oltre misura utilizzava la sua corporatura come un chewing-gum, sembrava un elastico col Parkinson, i fianchi e le gambe erano per lui maneggevole pongo, l’ampio sottogola non riusciva a nascondere il gozzo basculante , un folletto prepotente ed imprevedibile, un clown che impietosamente sbeffeggiava il potere, uomo di immensa cultura che si era “impadronito” del Vecchio e Nuovo Testamento per farne a pezzi alcuni passi, scovando nei testi trame oscure, soprusi, bufale, contraddizioni, perfidie, spunti comici.  Lascio volentieri ad altri del mestiere il compito di stendere “coccodrilli” adeguati, nella speranza di non imbattermi, leggendoli, in banalità e piaggerie che Dario per primo avrebbe odiato.

Il Genio che ci ha lasciati da poche ore ha fatto di tutto: teatro drammatico e comico, pittura, scultura, scenografia,poesia, scrittura regia; le sue commedie sono le più rappresentate nel mondo dopo quelle di Pirandello. A fine 2016 uscirà postumo l’ultimo suo libro “Cristina di Svezia”. 
Ho avuto il piacere di frequentare Dario e Franca in diverse occasioni, sempre piacevoli, a partire dall’abbuffata di noci nella casa di Porta Romana a Milano, tappezzata di incredibili opere d’arte, doni provenienti da tutto il mondo, decine di quadri di Dario (molti dedicati alla moglie).

Ma anche l’ottima frittata alle milanese di Franca cucinata nella villetta di Cesenatico dove andavano ogni estate, ho seguito un paio di tournée in grandi piazze medievali (stracolme) , spettacoli che ho avuto il permesso di filmare. Conobbi per la prima volta Dario e Franca sul”Treno della memoria” viaggio nelle città più colpite dal terrorismo nero e politico-mafioso, viaggio che la terribile coppia aveva organizzato contro le stragi impunite in Italia. Un qualcosa di esaltante, con la partecipazione di centinaia di giovani arrivati da tutta Italia con le loro opere, stendardi , pupazzi di cartapesta ecc..

Ora credo sia giusto fermare questi personali amarcord mentre il dolore è grande , ma col tempo lo stupore della morte ( a cui non crediamo fino a quando non ci viene gentilmente a trovare) passerà, il ricordo rimarrà a lungo mentre le sue opere sono già consegnate alla Storia. Vorrei chiudere testimoniando che, nelle ore che ,ospite, ho potuto passare con Dario, il fattore umano per lui prevaleva su tutto il resto, persino sull’Arte che lo consumava, braccandolo anche di notte. Lo abbiamo “perdonato”, tutte le volte che, mentre parlavamo, la sua testa volava chissà altrove (forse prendeva spunti dalle nostre sciocchezze),creava pure a tavola il Nobel 1997 che tanto scandalo provocò nei benpensanti. Un Nobel che aveva sempre accanto, o dietro, una Donna, Franca, senza cui forse non sarebbe diventato Dario Fo.


*Per tanti anni, l’amico e sodale Gianfranco Miglio, videomaker e documentarista, è stato ‘biografo per immagini’ di Dario Fo, Franca Rame e don Andrea Gallo

Autore: admin

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