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Cinema    Recensioni brevi

 

 

DUE FILM RECENTI

 

Ben Hur

 

Ben Hur

Ben-Hur

Regia: Timur Bekmambetov
Interpreti:Jack Huston, Toby Kebbell, Morgan Freeman, Rodrigo Santoro, Nazanin Boniadi, Ayelet Zurer, Sofia Black-D’Elia, Pilou Asbæk, Moises Arias, James Cosmo, Marwan Kenzari, Haluk Bilginer, David Walmsley, Yasen Atour, Francesco Scianna. Prod. Usa 2016

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Ben Hur (Ben-Hur: A Tale of the Christ – Ben Hur: Un racconto del Cristo) è un romanzo storico scritto nel 1880 da Lew Wallace (1827 – 1905), uno scrittore, politico e generale americano. Da questo testo sono stati tratti ben quattro film, realizzati nel 1907, per la regia di Sidney Olcott (1872 – 1949), nel 1926, a firma Fred Niblo (1874 – 1948), nel 1959 per mano di William Wyler (1902 – 1981), e nel 2010 dall’inglese Steve Shill che diresse una miniserie televisiva in due episodi ispirata a questo romanzo.

A questi titoli si aggiunge ora una nuova versione firmata da Timur Bekmambetov, regista e produttore kazako, che propone un film gonfio di effetti speciali e solo parzialmente fedele al testo di partenza. Ciò che rimane è l’impostazione propagandistica con il Cristo morente che, dalla croce, compie l’ennesimo miracolo facendo guarire dalla lebbra la madre e la sorella del protagonista. Quest’ultimo è un nobile ebreo caduto in disgrazia per aver assistito, incolpevole, ad un attentato contro il governatore filoromano Ponzio Pilato.

Dopo molti anni si schiavitù ai remi di una galea, scampa a un affondamento e ritorna in patria alla ricerca di madre e sorella, imprigionate dagli occupanti romani e contagiate dalla lebbra. Sfiderà il fratello adottivo, Messala, nella famosa corsa delle bighe sconfiggendolo e quasi uccidendolo. E’ una storia che ha valore solo per gli ingredienti tecnologici di cui è imbottita e che marcia sui binari della più vecchia e ammuffita propaganda religiosa. In conclusione un film ovvio e, a tratti, decisamente noioso.

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Le ultime cose

Le ultime cose

Regia: Irene Dionisio
Interpreti: Fabrizio Falco, Roberto De Francesco, Alfonso Santagata, Salvatore Cantalupo, Anna Ferruzzo
Prod. Italia, Svizzera, Francia 2016

Il mondo dei monti dei pegni o, come si diceva una volta dei monti di pietà, è un universo torbido in cui prosperano piccoli traffici ai danni di una marea di disperati che tentano di ottenere qualche soldo impegnando Le ultime cose che sono loro rimaste. C’è anche chi, soprattutto in passato, ha fatto ricorso a queste istituzioni per mettere temporaneamente al sicuro beni che altrimenti avrebbe potuto subire danni o la cui custodia, se affidata ad altri canali, sarebbe risultata ben più costosa.

Negli anni ottanta, per esempio, le signore che possedevano pellicce di valore avevano preso l’abitudine di impegnarle all’inizio dell’estate e riscattarle all’arrivo dei primi freddi in modo che fosse il banco dei pegni, istituzione quasi sempre legata ad una Cassa di Risparmio, a curane la custodia. Altri, dall’indole assai meno innocente, erano e sono soliti speculare sulle necessità dei poveracci che ricorrono a queste istituzioni comperando le polizze rilasciate ai depositanti, riscattando i beni e rivendendoli a prezzi maggiorati. Piccoli traffici, contrari alle norme di legge, che spesso si avvalgono della complicità di un qualche impiegato dell’istituzione. Una piccola testimonianza personale. Una trentina d’anni or sono un  funzionario della Cassa di Risparmio di Genova, vide nell’esposizione degli oggetti in asta al monte, appendice dalla stessa Carige, un orologio che gli piaceva, ma per averlo dovette far ricorso ad un professionista del controllo dell’asta estraneo sia alla banca, sia agli uffici del Banco dei Pegni.

Ottima, dunque l’idea di Irene Dionisio di esordire con un film su questa istituzione in quel di Torino. Meno riuscito lo sviluppo dell’opera, presentata nel programma della 31ma edizione della Settimana Internazionale della Critica. Insoddisfazione che nasce dall’aver puntato quasi tutto sui triboli di un giovane perito che fa il suo apprendistato proprio negli uffici del Monte, sperimentando sulla propria pelle compromissioni, traffici variamente loschi e stabilendo forzatamente un contatto con un’umanità disperata. Una scelta che mette da parte ogni intento di radiografare socialmente un mondo sfaccettato e poco conosciuto. Il che è una mancanza non da poco per una cineasta che viene dal mondo delle videoinstallazioni e dal documentario.

 

*Rimngraziamo Umberto Rossi, collega di Cinemasessanta e Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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