Luciana LIBERO*- Le lunghe mani di De Luca, governatore, arraffano il Teatro


Scorrerie*


 

LE LUNGHE MANI DI DE LUCA ARRAFFANO IL TEATRO

Il presidente Vincenzo De Luca

Le ultime, pasticciatissime mosse del presidente della Regione sono ancora peggiori di quelle del suo predecessore

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Pochi giorni fa Carlo Cerciello, uno dei pochi registi seri napoletani che ancora si interroga sulle sorti del teatro, sosteneva che la cultura non è un’azienda e che soprattutto essa ha come destinatari gli spettatori, non i clienti. Concetto sacrosanto visto che spesso l’“aziendalismo” è solo una facciata che serve a coprire i soliti protetti che vivono in gran parte di sussidi pubblici. Una società seria dovrebbe tutelare il teatro, non come una razza in via di estinzione, con elemosine e prebende che servono a tenerlo in uno stato di sudditanza perenne, ma come l’arte umana per eccellenza la cui scomparsa è il segno più sottile e grave della sua decadenza.

E la tutela passa principalmente dal rispetto della sua storia antica, di secolare nobiltà. Da qualche anno in Italia sta accadendo questo, il teatro ( come i destini degli insegnanti) viene affidato a un algoritmo che decide la sopravvivenza di questo o quel gruppo sulla base di requisiti e punteggi aziendali assolutamente astratti. Uno strumento di sofisticata ideologia: in nome della oggettività, i quattro soldi dati alla prosa si concentrano nelle mani di pochi, gonfiati da contributi e stipendi a tempo indeterminato così che tutto l’ambaradam della produttività, del “rientro” ha un unico scopo: togliere ogni rischio alla casta dei più solidi, sempre più avidi e famelici ed esporre alla scomparsa i tanti talenti deboli.

Il teatro è un’arte aristocratica eppure popolare, ha attraversato indenne molti secoli bui o luminosi sotto principi e signorie; dispone di testi che hanno fatto la storia della letteratura mondiale e parla infinite lingue, drammatiche, recitative, gestuali.

Uccidere il teatro, quello creativo dei gruppi minori che hanno dignità di artisti e mal si piegano alle logiche del potere, è un delitto che sta riuscendo alla gestione renziana di questi anni e dall’attuale ministro Dario Franceschini all’ex direttore generale dello spettacolo Salvo Nastasi è stata ed è tuttora una strage. Ma quello che ancora non è riuscito all’algoritmo assassino, il serial killer dei criteri ministeriali, sta riuscendo ancor più a Vincenzo De Luca alla Regione che ha rimpinguato di cinque milioni la legge sullo spettacolo fatta per le imprese teatrali più forti e ora sta mettendo mano al Napoli Teatro Festival la cui distruzione non è riuscita nemmeno al presidente precedente, Stefano Caldoro.

Nel colloquio avuto in questi giorni con Franco Dragone, direttore artistico del festival, definito un incontro “pacificatore” dopo gli scontri degli ultimi mesi, De Luca ha dato le sue indicazioni: un festival “popolare” che si mescoli al Trianon di Nino D’Angelo e alle Luci di artista a Salerno, una delle manifestazioni più lontane che ci siano dalla cultura teatrale e dalla cultura in genere. Il tutto accompagnato dalle solite richieste di controllo del bilancio il che significa che una parte dei fondi deve andare ad altri scopi, a pagare i debiti del Trianon o a foraggiare le ditte che forniscono le luci di plastica e che il Comune di Salerno forse non si può più permettere.

Per quanto ci si sforzi non si riesce a capire perché mai si diano indicazioni “artistiche” che certo non competono a un presidente di Regione; né si comprende il senso di scelte “popolari” per un festival la cui identità è quella di essere una vetrina della produzione mondiale di eccellenza in campo teatrale, la quale è di nicchia solo per chi non sa di cosa parla. Quello che a parere del presidente della Regione è di “nicchia” è spesso espressione di grandi scuole di regia e di attori e dove anche le giovani generazioni lavorano negli organismi di Stato o nella vasta rete del performing art europeo.

Una “nicchia” seguita in Europa e nel mondo da una vastità di pubblici informati per i quali è normale vedere grandi maestri e audaci sperimentazioni.

Il drammaturgo Bertold Brecht diceva che se la gente vuole vedere solo le cose che può capire, non dovrebbe andare a teatro ma al bagno; ecco forse lì ci si potrebbe ritagliare una “nicchia” per quei politici bulimici che vogliono mettere bocca pure sul teatro.(*lacittadisalerno.it)

Autore: admin

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