Umberto ROSSI- Cinema. Recensioni brevi (“Spira Mirabilis”, “Questi giorni”, “Elivis e Nixon”)

 

 

Cinema    Recensioni brevi*

 

 

 

TRE FILM RECENTI

Spira Mirabilis

“Spira Mirabilis”

Regia di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi  Interpreti: Marina Vlady. Prod. Italia 2016

 

Il titolo nasce da nome che il matematico Jakob Bernoulli (1654 –1705) diede alla spirale di crescita o logaritmica descritta la prima volta da René Descartes (1596 – 1650).

Il film non ha una vera e propria trama, intesa in senso narrativo, ma assembla due ore d’immagini organizzate attorto a vari temi. Il fuoco (gli indiani d’America che celebrano nel cimitero di Wounded Knee la sconfitta del loro popolo, la stessa cantata da Luciano Ligabue e Fabrizio De Andrè), la terra (il lavoro di continuo restauro delle sculture poste sul tetto del Duomo di Milano), l’aria (la costruzione di un particolare strumento musicale: l’hang), l’acqua (gli studi del biologo giapponese Shin Kubota sulla Turitopsis detta anche la medusa immortale). Tutto questo commentato dalle letture poetiche di Marina Vlady. È un discorso incentrato sulla morte e la rinascita, in altre parole sulla ricerca dell’immortalità.

Un tema sviluppato in maniera cinepoetica, come si sarebbe detto un tempo (vedi i film sperimentali dagli anni settanta e le opere videotroniche di Gianni Toti degli anni ottanta). Sono proprio questi i limiti di un materiale che appare, oltre che eccessivamente dilatato, legato ad una stagione della ricerca cinematografica che pensavamo confinata negli archivi. In altre parole non è una scelta stilistica originale e la decisione dei selezionatori della Mostra di Venezia d’inserirla nel concorso, appare legata più al favore concesso negli ultimi anni ai documentari dalle maggiori rassegne cinematografiche che non una preferenza precisa per il linguaggio adottato dal film. È un limite che non impedisce di apprezzare l’opera per il rigore con cui porta avanti un discorso oggi del tutto fuori moda

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“Questi giorni”

Regia di Giuseppe Piccioni

Interpreti: Marta Gastini, Laura Adriani, Maria Roveran, Caterina Le Caselle, Margherita Buy, Filippo Timi, Sergio Rubini, Alessandro Averone. Prod. Italia 2016

 

Il fim di Giuseppe Piccioni ha fatto parte della pattuglia nazionale presente all’ultimo concorso veneziano. Il regista racconta l’amicizia e i problemi di quattro giovani donne che devono affrontare in varia misura il rapporto con la vita.

Tre amiche si mettono in viaggio verso Belgrado per accompagnare Caterina, che ha trovato lì un lavoro da cameriera in un albergo di lusso e spera, in questo modo, di tacitare la sua passione per l’amica Liliana. Quest’ultima ha appena scoperto di dover lottare con un tumore. C’è la ragazza che incinta che ha deciso di tenere il bimbo, ma non è affatto sicura del suo compagno, C’è quella apparentemente più solida delle altre, ma che si rivelerà non meno fragile di loro. È il ritratto di un’intera generazione di ventenni alle prese con le scelte imposte dall’ingresso in una vita che non offre più sicuri punto d’appoggio.

Il film racconta bene queste incertezze, anche se patisce di un eccesso di lunghezza e non evita le trappole di una certa ripetitività. Il punto maggiormente dolente, poi, è nella mancanza di una qualsiasi connotazione di queste figure femminili che appaiono sbandate per fragilità personale, più che essere figlie di precise situazioni sociali. Certamente questo è uno dei migliori titoli fra quelli nazionali passati sugli schermi del Lido, ma è non certo un’opera memorabile

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“Elvis & Nixon”

Regia di Liza Johnson  Interpreti: Michael Shannon, Kevin Spacey, Alex Pettyfer, Johnny Knoxville, Colin Hanks, Evan Peters, Sky Ferreira, Tracy Letts, Tate Donovan, Ashley Benson, Justin Lebrun, Joey Sagal, Hanala Sagal, Patrick Kearns, Geraldine Singer, Jeff Caperton, Anthony Marble, Gerard ‘Jerry’ Lewis.   Prod. Usa 2016

 

L’incontro tra Elvis Presley ed il Presidente Richard Nixon era già stato raccontato nel film per la televisione Elvis Meets Nixon del 1997, con Rick Peters nei panni del cantante e Bob Gunton nel ruolo del più potente uomo degli USA. Era un mockumentary – un falso documentario – diretto con bravura da Allan Arkush. Lì era stata scelta una chiave di lettura drammatica, qui quella più rilassante e leggera della commedia brillante.

Dopo che la Sony aveva acquisito i diritti, era stato deciso di affidare i ruoli di protagonisti ad Eric Bana e Danny Huston, la regia a Cary Elwes, tutti e tre sostituiti con l’ultimo rimasto quale co – sceneggiatore (è il suo debutto nella stesura di uno script). Ridotto il budget, affidata la regia alla brava ma con poca esperienza Liza Johnson (in 16 anni ha diretto tre mediocri lungometraggi), il film acquista interesse grazie alla scelta di due ottimi interpreti quali Michael Shannon e Kevin Spacey che azzeccano i loro personaggi danda a questo prodotto una certa piacevolezza.

Riescono a sopravvivere ad una sceneggiatura fin troppo punta sulle somiglianze dei due uomini di successo, del loro modo di essere reazionari, amanti delle armi, negativi verso i comunisti e, dulcis in fundo, delle band inglesi che avevano spodestato il re del Rock. Un’ora per giungere all’incontro alla Casa Bianca – era il 21 dicembre 1970 – osteggiato fino all’ultimo dal Presidente ed accettato perché convinto dai suoi collaboratori che poteva essere utile per le elezioni. Poi, finalmente, il faccia a faccia nello studio ovale, assenti i rispettivi collaboratori. Nixon è quasi scocciato ma, alla fine, capisce l’uomo e inizia a chiacchierare con lui di tutto. Michael Shannon si è calato nel personaggio in maniera perfetta, senza volere assomigliare esteriormente ad Elvis, ma raccontandolo attraverso movimenti, espressioni, silenzi o logorroici discorsi.

Non è più il Re incontrastato della musica e del cinema di evasione – Presley ha interpretato oltre 30 film – ma non è ancora l’obeso che sette anni dopo morirà in maniera poco chiara. La regia gli dà umanità, lo rende simpatico nonostante le sue prese di posizione da vero padrone convinto che tutto gli sia dovuto. Kevin Spacey rilegge Nixon, lo tratteggia come personaggio grottesco, a tratti comico, e gli dà un’impronta interessante e gradevole.

E’ un uomo salito al potere nonostante non sia ricco come Kennedy e sarà rieletto con un vero plebiscito al suo secondo mandato. Non vuole rinunciare all’unica ora di riposo della giornata per ricevere l’artista e, quando alla fine accetta, si dimostra scocciato. L’attore lo rende perfino simpatico, impresa che ha quasi dell’impossibile. Dell’incontro poco si sa, ma una foto dei due assieme testimonia che è realmente avvenuto. Ottimi i comprimari, buona la colonna sonora, accettabile la regia, deludente la sceneggiatura.

Il cantante condivide le retrive idee del presidente e cerca di aiutare lui e il paese proponendosi come Agente Federale. Lo fa con una lettera manoscritta di sei pagine poco considerata dal Presidente, poi convinto ad incontrarlo perché la figura carismatica dell’artista potrebbe aiutarlo nelle elezioni del 1972.

 

*Ringraziamo Umberto Rossi, collega di CInemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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