Francesco NICOLOSI FAZIO- Presentimenti. Un sospiro dal Ponte….(di Messina)

 

Presentimenti

 

 

UN SOSPIRO DAL PONTE*

Rimodulare il Ponte sullo stretto di Messina

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Storiella vera. Sicilia 1965: ai Salesiani il sacerdote-maestro,  per le elezioni a capoclasse, ci indusse ad esporre un programma elettorale. Qualcuno sintetizzò: “Farò il ponte sullo stretto!”. Fu un plebiscito. All’epoca, sui bambini delle elementari, la promessa del ponte faceva ancora effetto. E’ pertanto con il dovuto distacco che ci accingiamo a trattare un argomento che dovrebbe interessare, favorevoli e contrari, tutti i Siciliani. Ma anche i calabresi.

Tony Zermo ha ripreso su “La Sicilia” un’intervista del più grande costruttore italiano che, sul “Corriere”, riproponeva di costruire il tanto atteso “Ponte sullo stretto”. Le motivazioni ci sono, molto serie e difficilmente confutabili. In ordine di principio ritengo che il “Ponte” sarebbe stato molto più utile trent’anni fa, quando il traffico su gomma e rotaia era totalizzante, rispetto a quello di oggi. Inoltre la politica dei trasporti in Italia allora era suggerita dalla FIAT, che avrebbe certamente gradito il progetto. Oggi come FCA non ha interessi in Italia, ne ha ancor meno sul ponte. Anche ciò ci porta a restringere l’ambito di influenza dell’opera. Inoltre se, da Roma in su, i turisti preferiscono l’aereo e, da Salerno in su, i TIR si imbarcano (Lucio Libertini vaticinò), il bacino d’influenza è molto ridotto. Per cui il ritorno economico sarà molto basso e lungo, per  ridursi ulteriormente con l’andare degli anni.

Sezione longitudinale del ponte sullo stretto di Messina

Ma in una nazione dove si stanno realizzando opere assurde e costosissime (mafiesenti?), tutto è veramente possibile. Pensando al MOSE viene da chiedersi se e quando funzionerà (come mazzette, ha funzionato benissimo). Riguardo alla TAV, le stesse motivazioni, che rendono economicamente meno vantaggioso il ponte, vengono invece sbandierate. In sostanza per ridurre di qualche minuto il percorso (soltanto) ferroviario tra Torino e Lione, si spendono tantissimi miliardi (quanti, non si saprà forse mai). Il tutto dichiaratamente per un traffico merci, tipologia di traffico per cui l’ordine di grandezza temporale dei  minuti è assolutamente ininfluente. Se ha senso la TAV ha infinitamente più senso il Ponte sullo stretto (tempi di100 mnuti). Per il MOSE* speriamo che si ritrovi un senso, magari uno dei cinque a nostra disposizione, altrimenti opteremo per il “sesto”.

Ma quello che bisogna fare, prima del ponte, è un adeguamento del progetto ai tempi, sia odierni ma soprattutto quelli che ci aspettano. Ovviamente non parlo della struttura, ma di tutte le altre componenti “progettuali” al contorno: urbanistiche, gestionali e dell’impatto.

Innanzi tutto il progetto deve essere principalmente destinato all’integrazione delle due regioni che unisce, prevedendo che il raggio di influenza le inglobi completamente. Le due regioni devono pianificare in considerazione della prossima esistenza del ponte. Una media città come San Francisco, che realizzò il poderoso e costosissimo Golden Gate, dimostrò, urbanisticamente, l’utilità dell’investimento; le due grandi regioni devono pertanto pensare in modo unificante, per sfruttare le possibilità offerte dal ponte (fare “rete”). Certamente, e più, dovranno operare in tal senso le Aree metropolitane di Messina e Reggio. Questa sarà agevolata dalle condizioni orografiche.

In quest’ottica bisogna anche prevedere una ipotesi banale: due grandiose piste ciclabili (con ascensori) che contribuiranno: al turismo, all’abbattimento dell’inquinamento nelle due città ed ad uso lungimirante del territorio, perché il petrolio non sopravviverà al Ponte. Ridimensionare, infine, l’impatto totale dei raccordi. Per quanto concerne il treno, bisognerà forse prevedere 4 corsie, anche una “Metropolitana dello stretto”, che incrementerà i benefici dell’opera, dando anche un senso postumo al tram di Messina. La “metropolitana” avrebbe un suo grande fascino turistico (unendo Antonello ai Bronzi) e spettacolare, come potrebbe avere anche la metro catanese sull’Armisi.

In sintesi: anche riducendo l’ambito di influenza dell’opera, si avranno benefici soddisfacenti.

Che si apra comunque un ampio, vero e serio dibattito. Basta sogni e sospiri*.

* Miller ci perdonerà, e  anche Venezia.

26 settembre 2016

Autore: admin

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