Francesco NICOLOSI FAZIO- Dopo le esequie. Ciampi. Dio, patria, famiglia

 

Dopo le esequie

 

 

PATRIGNi DI PATRIA

Ciampi ritratto.jpg

La morte di Carlo Ciampi.Tutto “Dio, patria e famiglia”

****

“La mancanza di idee personali e di sensibilità critica, il gerarchismo burocratico e conservatore, la mentalità gretta e servile da ‘primo della classe’, l’esaltazione dei meriti del potere in funzione della conservazione della propria posizione personale”. Sembra che la citazione sia per i giornalisti di oggi, ma è degli anni settanta e l’analisi è del conformismo durante il fascismo, analisi scritta da un grande storico: Renzo De Felice, il quale riconosceva che, oltre a leggi fondamentali, il fascismo aveva introdotto nel vocabolario italiano la parola “bustarella”. Dio, patria e famiglia.

Oggi i giornalisti si sperticano nel ricordare i grandi meriti di Carlo Ciampi (all’anagrafe), ma riteniamo che, nel mosaico delle vicende dell’uomo oggi magnificate, mancano alcune tessere essenziali, che lo renderanno più credibile e vero, altrimenti, stante l’eccesso di ori, sembrerebbe di trovarci dinanzi ad una opera musiva bizantina. Anche per rispetto della lontana laicità del personaggio, tracceremo alcuni tratti realisti, volutamente trascurati dai giornalisti “embedded”.

Oltre che “Azionista” (partito d’A.) il Ciampi fu uomo di sinistra, in quanto esponente della CGIL all’interno della Banca d’Italia, componente PSI. La procura di Roma (altrimenti porto delle nebbie) illuminò improvvisamente i riflettori su un inesistente reato che coinvolgeva il Governatore Baffi ed il direttore Sarcinelli. Questi erano stati voluti da Ugo La Malfa che, anche tramite loro, aveva sconfitto la gang di Sindona. Si pensò ad una vendetta, che giunse sino alle doppie dimissioni dei due vertici della Banca d’Italia. Difficilmente l’umanista Ciampi avrebbe potuto (non essendo tecnico economista) in seguito raggiungere la nomina di Governatore, senza quel velenoso terremoto giudiziario, ciò in concomitanza dell’impossessarsi dei compagni socialisti del ministero delle finanze, caduto nelle mani di un commercialista di Bari.

Nessuno ha ricordato che il Ciampi fu l’ultimo svalutatore della lira. Se non erro, nel 1992 (come sempre vado a braccio) ci fu un attacco dei “mercati” alla Lira. Il governatore si lanciò in una strenua, quanto inutile, difesa della quotazione, bruciando miliardi in valuta straniera. La manovra era certamente perdente, in quanto l’immissione di valuta straniera nel “mercato” non poteva sconfiggere la manovra speculativa, che voleva proprio quello: liberarsi delle lire e comprare valuta pregiata a prezzi stracciati. Dopo aver svuotato le casse della Banca d’Italia della valuta straniera, si svalutò la lira, con l’enorme soddisfazione dei “mercati”, che ne trassero un enorme beneficio: la rivalutazione (percentuali a due cifre) di alcuni miliardi in valuta, con la valuta magari ancora dentro i forzieri di via Nazionale, ma formalmente di proprietà di sconosciuti (a noi) investitori.

Una operazione che ricorda quella che durante il ventennio la Banca d’Italia intraprese a difesa della “Quota 90”, il valore fittizio della Sterlina che accorti speculatori compravano in Italia a novanta lire, per rivendere all’estero ben oltre le 100 lire. Si sospetta che per tali esportazioni di valuta fu realizzata, in tempi record, la Milano-laghi (Svizzera). Dio, patria e famiglia.

Negli anni ’80 anni si erano decise in uno yacht inglese le privatizzazioni italiane eseguite da Ciampi e Prodi, che ne furono ben ricompensati, con incarichi di presidente del consiglio. Il magnifico duo raggiunse l’apice del gradimento (all’estero) quando, come presidente del consiglio l’uno e ministro del Tesoro (i ministeri finanziari erano tre!) l’altro, fecero aderire l’Italia all’Euro. Ad ogni costo, senza se e senza ma. L’assurdità della scelta favorì anche Mediaset che, stante l’enorme incremento dei prezzi (non rilevato come svalutazione), accrebbe a dismisura i suoi fatturati, perché le aziende dovevano tener vivo il mercato con continui bombardamenti pubblicitari. Forse anche per questo tutti i TG ed i giornali parlano, all’unisono, di Ciampi come padre della patria. Dio, patria e famiglia.

L’unico che ha parlato liberamente è stato Salvini, a cui sottoponiamo una polemica populista. Il “grande vecchio” Ciampi ha serenamente sfiorato il secolo di età. Quanti degli oltre 10 milioni di italiani che hanno rinunciato alle cure mediche supereranno i 70? Ricordiamo sempre il dato del 2015 di 100.000 morti in più. Letteralmente una genocidio, opera dei figli del padre della patria celebrato in questi giorni. Dio, patria e famiglia.

Autore: admin

Condividi