M. Lam. – Shakespeare: la sua commedia-testamento (“Racconto d’inverno” al Globe Theatre di Roma)

Teatro d’estate*


 

SHAKESPEARE: LA SUA COMMEDIA- TESTAMENTO

Un viaggio nel tempo di Shakespeare.

“Racconto d’inverno” al Globe Theatre di Roma (sino a metà settembre)

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Si conferma il successo del Globe di Roma – col suo pubblico di appassionati nonostante lo spopolamento estivo della metropoli – e balza subito agli occhi l’affiatamento degli attori. Elena Sbardella si misura con Il Racconto d’Inverno del Bardo, testo poco frequentato sui Nostri palcoscenici, portando in scena un cast di sedici attori, accompagnati da scenografie, musiche, costumi in linea con l’era e l’ambientazione dello script.

Altresì evidente, tuttavia, è la dicotomia di stile fra il primo e il secondo tempo. La regista lo anticipa nelle sue note di regia ma tra sottolineature goliardiche e slang siciliano, o napoletano, strappa qualche facile applauso a quella parte di pubblico più incline allo spettacolo d’evasione, con un risultato finale maldestramente impoverito.
È il tempo il grande protagonista del testo rappresentato: un tempo magico che si dilata e si contrae all’occorrenza. Leonte, immediatamente dopo la notizia della morte dell’amata Ermione, si libera come per incanto dal demone catastrofico del sospetto, malgrado fosse del tutto infondato; mentre ci vorranno sedici anni per ricomporre un regno distrutto dal dolore e ancora una volta un solo attimo per ritrovare l’amore perduto.

È un classico del genere umano redimersi in un istante, quando è troppo tardi infatti, così come il dolore, l’amore, l’odio possono durare un’intera vita e l’onore, o il disonore, tramandarsi per generazioni addirittura. Ed Ermione, condannata, innocente, dal suo tragico destino, si appella proprio all’onore per salvare il suo primogenito ma fallirà e non riuscirà a strapparlo alla morte; di contro invece Perdita, condannata a morte certa, si rivelerà a sorpresa la sola speranza del regno rimasto senza erede. Su tutti, poi, come nella migliore tradizione greca, si erge Paolina, il deus ex machina che rimette le cose a posto grazie a un carattere intrepido, risoluto e oculato.

Se la forza dell’amore può animare la materia inerte di una statua, si può anche credere che l’amore resista alla morte e che possa addirittura tramutare la morte in vita, proprio come in una magia; oppure si può credere più realisticamente a una regina custodita da Paolina in segreto per sedici lunghi anni, nell’attesa del momento propizio per tornare in scena. Nessuno ha visto Ermione morire, è Paolina che ne dichiara la morte, risparmiandola alla vista dello spettatore e confermandosi così erede diretta del coro greco.
“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, farà dire l’autore a Prospero ne La Tempesta, scritta immediatamente dopo Il Racconto d’Inverno: un epitaffio ossimorico che ha base proprio nell’impalpabile concetto di tempo.

In effetti, in questo vero e proprio testamento del drammaturgo inglese ci troviamo di fronte alla più assoluta consapevolezza d’inconsistenza ma al tempo stesso anche ad un mirabile esempio di resistenza duratura. Quanti autori possono vantare di resiste all’operato ineluttabile del Dio Tempo? E se ci perdessimo nel sogno anche noi, facendo appello ai molteplici riferimenti italiani e classici che affiorano dai suoi versi? In commemorazione dei quattrocento anni dalla sua morte, possiamo anche credere con orgoglio, e forse a ragion veduta, ad una misteriosa identità italiana del grande autore britannico, proprio come è emerso dalle ultime ricerche. (*Sipario.it)

Autore: admin

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