Teatro Manzoni di Pistoia- Dal 24 settembre, “La tragedia di Riccardo III” , regia di R. Palminiello


Cartellone

 

TEATRO MANZONI PISTOIA

Stagione di prosa 2016/2017

prima nazionale


DA SABATO 24 SETTEMBRE A GIOVEDì 13 OTTOBRE 2016
(feriali ore 20.30 – festivi ore 16- lunedì riposo)

Associazione Teatrale Pistoiese – Centro di Produzione Teatrale

LA TRAGEDIA DI RICCARDO III
da William Shakespeare
adattamento e regia Renata Palminiello

movimento Elisa Cuppini

con (in ordine di apparizione) Rosanna Sfragara, Sena Lippi, Mariano Nieddu, Costantino Buttitta,
Gabriele Reboni, Massimo Grigò, Sofia Busia, Daniela D’Argenio, Carolina Cangini, Jacopo Trebbi
e con la partecipazione di adulti e adolescenti non professionisti

luci Emiliano Pona – consulenza musicale Massimo Caselli
maestro di canto Marco Mustaro – assistente alla regia Matteo Tortora

armature ideate e realizzate da Francesco Silei
oggetti di scena ideati e realizzati dal Liceo Artistico “P. Petrocchi” – Pistoia
elementi di scena ideati e realizzati dal
Laboratorio Scena & Tecnica Associazione Teatrale Pistoiese

una creazione che si è avvalsa della collaborazione artistica di Bruno Stori

una produzione Associazione Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Toscana

in collaborazione con Armunia Centro di Residenza Artistica Castiglioncello
e con Scuola di Musica e Danza Teodulo Mabellini e Liceo Artistico P. Petrocchi di Pistoia

PROGETTO RICCARDO

Un percorso artistico per la città di Pistoia ideato dall’Associazione Teatrale Pistoiese assieme a Renata Palminiello: un’esperienza di creazione radicata nel territorio.La tragedia di Riccardo III, che inaugura la stagione 2016/2017 del Teatro Manzoni, è il frutto di un lavoro iniziato a settembre 2015  e che ha coinvolto in varia misura gli spazi ed i giovani della città di Pistoia.

Accanto ad un gruppo di dieci attori professionisti, saranno infatti in scena undici studenti che hanno partecipato al Laboratorio di formazione teatrale «Progetto Riccardo», organizzato da febbraio a maggio 2016 dall’Associazione Teatrale Pistoiese, quattro adulti non professionisti e due allievi della Scuola di Musica e Danza “Mabellini” di Pistoia.

Gli oggetti di scena sono stati ideati e realizzati dagli studenti del Liceo Artistico “P. Petrocchi” di Pistoia, sotto la supervisione dei loro insegnanti.
Lo spettacolo, presentato per circa un centinanio di spettatori a sera in un Teatro Manzoni dall’inedita prospettiva, sarà proposto per questa occasione unica e speciale.

Note di regia

Questo materiale drammaturgico è inevitabilmente parte della nostra memoria. Nel Riccardo, come in altri testi di Shakespeare, ci sono intere frasi di cui siamo sicuri di conoscere il significato, che aspettiamo di ascoltare dagli attori, appuntamenti ai quali siamo arrivati in anticipo, sicuri. Poi comincia il lavoro e crollano una ad una le certezze, “prendere non è dare” forse non vuol dire proprio quello che ci sembrava, vacilla persino “il mio regno per un cavallo”. E si ricomincia da capo, dagli errori, dalla confusione. Perché è così difficile ricordarsi, per esempio, che il morto che Anna vuole seppellire non è suo marito ma suo suocero? E poi perché non è suo marito? Anche nelle risposte poi si comincia a sbagliare.

Elisabetta dice a Riccardo “i miei bambini erano destinati ad una morte più bella se Iddio avesse concesso a te il dono di una vita più bella”, ma una analisi psicologica fatta di traumi infantili, di progetti di vendetta contro la vita crudele, non costruisce da sola l’azione drammatica necessaria alla scena. Perché Clarence ci sembra una vittima mentre è un colpevole, perché dimentichiamo il torto subito da Margherita e chiediamo la sua follia? Così si comincia a fare, a stare nelle scene senza pensare di doverle possedere interamente.

Si comincia di fatto a non fidarsi solo di se stessi e si accettano i maestri, gli archetipi dei personaggi, la Storia, il linguaggio. Si scopre così che bisogna stare nel tempo veloce e lento che dà la scrittura, che è meglio pensare all’amore piuttosto che al dolore nato dalla sua perdita, che è impossibile lavorare una scena separata dall’altra, perché i personaggi sono “lunghi”, si allungano verso la successiva, hanno obbiettivi diversi ma uno su tutti: vogliono sopravvivere. Questo non li rende innocenti, ma li rende vivi. E la follia vera è solo di chi “par che voglia morire”.

(Renata Palminiello)

 

-Ufficio Stampa a cura di Francesca Marchiani

 

Autore: admin

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