Giuseppe ARDIZZONE- Se “Un padre, una figlia” vivono in un sistema sociale di relazioni corrotte

 

Buio in sala

 


SE “UN PADRE, UNA FIGLIA”

Vivono in un sistema sociale di relazioni corrotte- Note dal film di Cristian Mungiu

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Ho aspettato a lungo prima di cercare di comprendere le emozioni ed i pensieri che mi erano rimasti dentro, dopo la visione di questo film.

La sensazione più forte, su cui mi sono poi soffermato, è che forse il regista abbia cercato di sottolineare come possano esistere mille buoni motivi per giustificare, all’interno della nostra mente e del nostro cuore, la decisione o meglio la disponibilità di corrompere e/o di farci corrompere per ottenere un risultato che riteniamo giusto.

Tutto questo porta, tuttavia, ad una responsabilità: quella d’alimentare in qualche modo lo scadimento della qualità della vita della società cui apparteniamo.

Non solo, ma di alimentare il potere di chi vive all’interno di questo sistema di relazioni corrotte.

Come possiamo poi lamentarci dello scadimento della classe politica che ci rappresenta, del livello di corruzione che mortifica la meritocrazia ecc. se, in qualche modo, per un qualunque motivo ne siamo stati partecipi?

Il regista ci mostra le conseguenze di tutto questo all’interno di una società come quella della Romania, uscita da non molto tempo da un regime autoritario, di derivazione socialista, di cui si criticava proprio la corruzione; ma, la situazione non sembra essere molto migliorata se il protagonista deve tentare con tutte le sue forze di riuscire a far studiare la figlia in Inghilterra, sperando che possa trasferirsi lì per sempre, una volta completati gli studi.

Spesso poi (e questa è l’ultima lezione del film) tutto questo può avvenire anche per qualcosa di non richiesto dall’altro, per cui ci si batte.  In questo caso è la figlia, la beneficiaria del privilegio per cui si è scatenato il processo di scambio illegale e di corruzione, che non era interessata più di tanto ad ottenere il risultato tanto agognato dal padre.

Ancora pIù emblematica, ripensandoci, è la frase che il padre rivolge alla figlia dicendole: ” Se non ce la farai, vuol dire che tutta la nostra vita non avrà avuto senso”.

Come si possono caricare a tal punto di responsabilità i nostri figli per la realizzazione dei nostri progetti?

No, ognuno ha la responsabilità di perseguire da solo i propri obiettivi, condividendoli se vuole, ma senza pretendere niente da nessuno e men che mai dai propri cari e dai propri figli, che dovranno essere liberi anche di contraddirli.

Alla fine, forse, il film, che lo spettatore segue comunque con intensità, è meno banale di quanto possa immediatamnete sembrare e costringe a misurarsi con temi che affliggono il nostro vivere sociale sotto qualsiasi latitudine.

Un grazie dunque al regista e sceneggiatore romeno Cristian Mongiu, che con questo film ha ottenuto Il Prix de la mise en scène al Festival di Cannes 2016, assegnato al miglior regista dei film in concorso nella selezione ufficiale.

Mongiu ha già ottenuto, in precedenza, la Palma d’oro nel 2007 al Festival di Cannes con il suo secondo lungometraggio “ 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni “, e si è fatto conoscere dal grande pubblico anche con l’altro film “Oltre le colline”.

Convincente la recitazione di Adrian Titieni nella parte di Romeo, il padre, e di Lia Bugnar nel ruolo di Magda, la figlia.

Bravi anche i principali attori di contorno fra cui ricordiamo Maria –Victoria Dragus nel ruolo di Eliza e Rares Andrici nel ruolo di Marius.


Autore: admin

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