F. Gal.- Il “Tommaso” desnudo (già in sala il film di Rossi Stuart presentato a Venezia)

 

 

Lo settatore accorto

 

IL “TOMMASO” DESNUDO

Tommaso: la recensione del film di Kim Rossi Stuart

Il film di Kim Rossi Stuart, appena apparso a Venezia, è già in sala

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Fa bene Kim Rossi Stuart a prendere le distanze, perlomeno autobiografiche, dal film ‘Tommaso’ da lui diretto e interpretato  (e passato fuori concorso alla 73/ma Mostra di Venezia)

Una giusta precauzione, la sua, perché il protagonista di questo film, appunto Tommaso (Rossi Stuart) non ne esce affatto bene dalla sua dichiarata passione per le donne. E’ un uomo lontano mille miglia anche da un Casanova di provincia. Solo un nevrotico. Certo ‘vede nudo’, proprio come Nino Manfredi nel film omonimo di Dino Risi del 1969, e dice a Mario, suo psicanalista berniano (Renato Scarpa), ”vorrei averle tutte (le donne) e prenderle per strada come un animale”.

Ma come risposta dal suo psicoterapeuta arriva solo un semplice reiterato monito: ”cerca il bambino in te”. Di fatto Tommaso, almeno per nevrosi, tic e maniacalità, che ricordano troppo quelli dei personaggi di Nanni Moretti, il problema ce l’ha. Basta così un particolare, un semplice ”ciccetto di carne” sulle labbra della donna di turno e la sua sessualità va a rotoli. Non solo. Nonostante la sua professione di attore è un uomo impacciato, infantile, isterico. In conflitto con la madre (che lo ha abbandonato) Tommaso ha poi anche il velleitario sogno di voler girare un film da regista totalmente legato ai suoi sogni, un film squisitamente onirico.

Tutto parte con l’attore giovane, bello e troppo gentile che sta vivendo una lunga relazione con Chiara (Jasmine Trinca), che, molto saggiamente, a un certo punto lo lascia. Ora è finalmente libero di dare sfogo alla sua sfrenata voglia di sesso, ma la natura è quella che è. Si ritrova così sempre a ripetere lo stesso copione e, alla fine, la storia finisce.

Insomma una coazione a ripetere anche quando incontra la mite Federica (Cristiana Capotondi) e poi la ruspante, ma molto concreta e davvero erotica, Sonia (Camilla Diana). Questa sua coazione a ripetere un giorno deve fare i conti con quella realtà del passato che Tommaso ha saggiamente rimosso.  Trova finalmente quel bambino che c’è in lui e tutto, nel finale, scivola in quel sogno onirico che sogna di dirigere in un film. Tommaso ora è solo e non ha più scampo: deve affrontare quel momento del suo passato in cui tutto si è fermato.

Il film- quasi ovviamente- è   il sequel ideale (ma non pronosticabile) di ‘Anche libero va bene’, primo film del 2006 da regista di Kim Rossi Stuart; allora Tommaso, il protagonista, era bambino, oggi invece è diventato adulto, ma deve ancora fare i conti con il suo passato.

Ma i dieci anni  di attesa, dal soggetto alla realizzazione,  hanno finito con il nuocere alla struttura complessiva del film dando l’impressione di un’opera troppo ‘pensata’ e quindi in qualche modo frenata come il suo protagonista. Perché Tommaso è un uomo che rischia di diventare ridicolo non essendo riuscito a confrontarsi con l’altro sesso, costantemente combattuto tra il desiderio sessuale più acceso e il bisogno di un’affettività a cui però non riesce a dare una connotazione chiara.

Le donne per lui sono corpi da idealizzare nella loro attrattività ma in cui trovare poi maniacalmente dei difetti su cui concentrarsi per potersi ritrarre da relazioni che avverte come pericolose. Tra vaghe ambizioni “truffautiane” e regressioni, fantasie di gusto felliniano (un pò all’impronta), che collaborano non poco alla definizione di un’operina inquieta, sincera, ma irrisolta, disomogenea.

Tommaso è un attore che rifiuta i ruoli che gli vengono proposti perché costantemente impegnato a recitare un copione che lui stesso si è scritto e di cui sembra incapace di modificare anche la più piccola intenzione. Costantemente in bilico tra il desiderio di sedurre e la paura di essere sedotto il personaggio, a cui dà corpo e caratterizzazione lo stesso Kim, si allontana da quelli meglio riusciti della sua  filmografia per il suo insistito ‘sovresporsi’ sin dalle battute che aprono il film.

Difetto frequente di tanti interpreti, pur di talento, che frequentano con ambizione, sacrificio, fatica fisica l’incognita arte della regia: nessuno lo vieta.  (ansa\cinema)

Autore: admin

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