Ruben SABBADINI – “Ecoimpegnato” (racconto breve)

 

Io scrivo*


 

ECOIMPEGNATO

 


 

Anche oggi abbiamo salvato il mondo, abbiamo strappato quell’orso dalle grinfie di quei bracconieri padani che abbiamo deferito al tribunale dell’ecoinquisizione.

Nel pomeriggio ci occupiamo di un caso minore ma che mi sta a cuore: il geometra del terzo piano che a ogni scarico fa fuori 10-15 formiche che si annidano nel suo water. Pensava di farla franca, ma l’ecoscientifica ha rinvenuto i loro poveri corpi straziati nelle acque nere e della provenienza siamo certi oltre ogni ragionevole dubbio. Anche la strage di zanzare che si consuma ogni sera d’estate in tante, tante camere da letto deve finire con le buone o con le cattive. Pensate che io metterei anche l’Autan fuori legge: perché privare milioni di deliziosi esseri viventi del loro necessario mezzo di sostentamento? Mi sembra crudele.

I poveri animali non hanno il dono della parola; noi siamo la loro voce che grida forte e chiara a ogni ingiustizia. Mettiamo paura? Anche, siamo un monito contro i soprusi dei grandi sui piccoli, dei vertebrati sugli invertebrati, dei mammiferi sugli ovipari, fino a quelli immensi perpetrati da chi ha la corteccia cerebrale. Stare al vertice della scala evolutiva non ci dà privilegi ma responsabilità; dobbiamo vigilare a che la natura segua il suo corso senza intercessioni, senza violenze.

Come fanno a mangiarsi un pollo così, senza sentirsi in colpa; sapendolo cresciuto in cattività, in celle di pochi centimetri quadrati? Io non mangio neanche un uovo se non mi garantiscono che sua madre ha avuto perlomeno la sua ora d’aria giornaliera! E me lo devono certificare. L’ultimo macello clandestino l’abbiamo chiuso con un blitz  un paio di settimane fa; quei luridi carnivori – ma in tribunale si sono definiti onnivori, ipocriti! – speculavano sulle debolezze di povera gente che, in preda alla dipendenza conclamata, ritiene di non poter fare a meno di nutrirsi dei propri simili. I cannibali, come li chiamo io, sono ormai residuali; nostalgici dei tempi andati; e questo grazie alle nuove tecniche d’indagine: quell’apparecchietto, che sta nel palmo della mano, che abbiamo in dotazione, in grado di verificare anche la più piccola quantità di acquolina in bocca prodotta, inconsapevolmente, alla vista dell’immagine di un’antica bistecca. Chi viene trovato positivo si fa minimo un tre settimane di rieducazione alimentare.

Il nostro orgoglio sono i bambini, che non conoscono la nostalgia, che vivono da sempre nel mondo che abbiamo costruito per loro, libero, giusto e pulito. Con candore raccontano alle maestre le piccole trasgressioni di cui sono stupefatti spettatori in casa e le maestre, poi, ci avvertono per i provvedimenti del caso. Piccole cose, ne convengo, ma che contribuiscono a un clima generale, a una corrente carsica di carattere nostalgico, del “si stava meglio quando si stava peggio”. Un’attività antiecologica sotterranea di cui non possiamo sottovalutare la pericolosità. Meglio stroncarla sul nascere, chiarire bene che non abbassiamo la guardia e vigiliamo sul rispetto delle regole.

Anche le polemiche speciose di questi intellettualini da strapazzo sono insopportabili! Come fanno a non capire che anche l’arte deve conformarsi al nuovo corso: il rogo in piazza delle pellicole nostalgiche – come “Il pranzo di Babette” o “La grande abbuffata”, tanto per capirci – è più che giustificato ed ha valenza pedagogica. Occhio non vede, cuore non duole. Il cannibalismo è un retaggio di un passato deteriore di cui ci siamo finalmente liberati. In questa nuova era non tolleriamo più certe pratiche barbare la cui memoria deve definitivamente cadere nell’oblio. Abbiamo accettato – ma non so se abbiamo fatto bene, siamo sempre nell’epoca della facile riproducibilità tecnica – di conservarne una copia, a solo fine di studio, al Ministero del Passato; l’accesso a questi reperti è rigorosamente controllato dai nostri funzionari, dopo una lunga e rigorosa istruttoria sul curriculo del richiedente. Dovrebbe bastare, ma perdonatemi se sono diffidente; per mia esperienza so che in un attimo è possibile impadronirsi di documenti sovversivi e diffonderli in mille modi diversi: la fantasia dei nostalgici non ha limiti, di gran lunga superiore alla nostra.

Abbiamo costruito il migliore dei mondi possibili, tappa conclusiva dell’evoluzione sociale di cinquemila anni, che ha finalmente riportato armonia tra Uomo e Natura e lasciato alle spalle ogni, non più necessario, tormento romantico, deteriore – posso dirlo? – deteriore.

 

 

-Dopo la pausa estiva, Ruben Sabbadini riprende la collaborazione a “InScena\Scénario” per la rubrica della narrativa breve.

Autore: admin

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