Gianfranco MIGLIO PICCHETTO- Campidoglio. Rivedete “Todo modo”, tutto vi si schiarirà

 

Campidoglio e caso Raggi

 


 

SE NON L’HAI VOTATA CAPISCI MEGLIO


Lupa capitolina

E poi, rivedete “Todo modo” di Petri: tutto vi si schiarirà

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Chi non ha votato per Virginia Raggi, lo ha fatto perché era convinto della sua oggettiva incapacità di ricoprire un ruolo cosi delicato, come quello di rimettere in carreggiata una città “difficile” come Roma. Forse non esiste una sola persona in tutto il Paese capace di invertire la disastrosa rotta, tale è il disastro accumulatosi nel corso degli anni. Dunque nessun Giachetti, nessuna Meloni, nessuno. Forse solo l’Imperatore Adriano potrebbe farcela, come ho letto in uno dei tanti commenti su facebook.

Siamo in tanti a non aver votato la Raggi, ma adesso che è nel pantano, come si fa a gioire delle sue sventure, delle gaffes, delle sue improvvide scelte, quando poi siamo noi romani a pagarne le conseguenze? Sinceramente non ce la faccio ad entrare nella parte del marito che si taglia i coglioni per fare dispetto alla moglie. Del resto, nel bene e nel male, oramai questa Raggi ce la dobbiamo tenere, a meno che un golpe interno al movimento non la disarcioni da cavallo, un po’ com’è accaduto al “povero” Marino. Ipotesi non del tutto peregrina se andiamo ad osservare “la (o le) notti dei lunghi coltelli” (cit. Visconti) degli ultimi giorni, degne della migliore tradizione democristiana.

Chi, come me, non per sua scelta, ha smesso di essere giovane, ricorderà le guerre sottotraccia tra gli Andreotti i Fanfani e i De Mita, gli sgambetti, le oscure trame degne del film “Todo modo” di Elio Petri, culminate con una serie di omicidi “fatti in casa” (un film boicottato dal Potere, anticipatore dell’omicidio Moro, ordinato da chi sappiamo). Si potrebbero fare altri esempi, meno archeologici, come l’eterna rivalità tra D’Alema e Veltroni (che somiglia un po’ a quella, ancora inespressa, tra Di Battista e Di Maio per la leadership del movimento); chi non ricorda l’accordo D’Alema-Cossiga per far cadere Prodi? E così via… Ma finiremmo per dimenticare l’argomento iniziale: i partiti sono malati nel profondo, le loro strutture sono già morte e sepolte.

Osserviamo -sconcertati- che dalla Danimarca il marcio è arrivato sino allo Stivale. Ma dov’è, qual è il peccato originale di questo Paese che durante il Rinascimento è stato di esempio (a volte anche cattivo) ed ora è penultimo nel mondo per stanziamenti alla cultura e alla ricerca? Certo, all’interno dei partiti e fuori c’è ancora qualche persona perbene: chi oserebbe mettere in dubbio le capacità e l’onestà di un Rodotà, agli inizi osannato dai grillini e poi dimenticato; chi non vorrebbe un Gino Strada Ministro della Sanità al posto di quella sciacquetta della Lorenzin? Ma sono solo eccezioni. Purtroppo la metastasi non ha risparmiato nessuno. Neppure un movimento sorto -ma solo in parte- dal basso (la Rete) ma, diciamolo, soprattutto dall’alto (Casaleggio & Co.)

Una larga fetta di italiani ha letto la cartella clinica di questo Paese, rifiutando di andare alle urne. Ma una moltitudine di cittadini ha espresso, con convinzione, un voto per un “movimento dal basso”, che non aveva le strutture avvizzite dei partiti tradizionali, sperando che ciò fosse – di per sè – una garanzia, contando nel miracolo della Rete che avrebbe dovuto evitare le magagne e i maneggi delle consorterie partitiche. In questi giorni, purtroppo, abbiamo toccato con mano che questo Movimento, in pochi mesi, ha trangugiato o comunque fatto propri i difetti dei partiti e lo vediamo, con un certo stupore, da quello che sta accadendo in Campidoglio dove la “democraziacristianizzazione” ha allignato in tempi sorprendentemente brevi, bypassando con nonchalance il tanto osannato streaming quando c’erano da tappare o nascondere i propri buchi neri.

Non si tratta di baruffe o dialettica (eufemismo del Di Battista), a meno che non si voglia chiamare così la feroce lotta intestina che sta consumando l’idea stessa di Movimento: partendo dalle iniziali, spesso ingiuste, espulsioni (la prima fu Federica Salsi che osò apparire in TV) , poi venne Favia che osò abbozzare una critica, cui seguirono decine di abiure/espulsioni di chi osava dissentire e poi dimissioni volontarie a catena, fino al caso Pizzarotti, sindaco disturbante di Parma, ancora oggi tenuto a bagnomaria in attesa del verdetto dei Capi.
Tornando al caso Roma: adesso che il Palazzo d’Inverno è stato conquistato, vengono a galla gli stessi errori/orrori che si diceva di voler combattere: il ritorno delle correnti, rivalità, invidie, trame, sgambetti, bugie, domande senza risposta.

E questa Raggi che non ne azzecca una: quasi tutti i suoi uomini, “scelti nel mazzo”, sono stati costretti alle dimissioni, a fare un passo indietro poche ore dopo la nomina. E questa guerra sorda, non dichiarata, tra lo studio legale di Casaleggio jr. e quello di Sammarco (garante Previti) di cui noi, popolo bue, poco capiamo. Infine la “narrazione” dei Poteri Forti che ostacolerebbero la Raggi , tutta protesa a fare pulizia, sperduta in un mare di corruttori e corrotti. I Poteri Forti ci sono e sempre ci saranno, e sempre ci sono stati. Le resistenze sulle Olimpiadi sono la spia migliore. Ma Grillo non può nascondersi dietro in dito: i problemi di questi giorni nascono dall’interno, non dall’esterno, dove il manga-magna è sempre stato presente, con qualsiasi Amministrazione, anche se con Alemanno il bottino era più succoso.
Concludendo: io che non ho votato Virginia Raggi, un avvocato che ha imparato il mestiere in ambienti-bene di destra e che non voterei neppure sotto tortura, di fronte ai maneggi, al boicottaggio usato nei suoi confronti da chi prima l’ha voluta in Campidoglio ed ora la vuole scaricare nel momento in cui dimostra autonomia, mi sento costretto a “parteggiare” per lei.

Spero, in contraddizione con i miei principi, che la Sindaca, eletta con larga maggioranza, possa recuperare un minimo di credibilità, che sappia trovare il modo di uscire dal pantano, di uscire dal caos, perché se cosi non sarà, saranno i romani a pagare e di brutto nei prossimi anni. Per riuscire in questa missione (quasi) impossibile, dovrà circondarsi di persone non solo oneste ma efficienti, dimostrare di essersi liberata dal suo passato di praticante in ambienti di destra, infine svincolarsi dai condizionamenti e dalle censure di clown, di fighetti montati e di troppi arruffapopolo.

Autore: admin

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