Francesco NICOLOSI FAZIO- Deflazione. Se complotto non piace, macchinazione va bene?

 


Deflazione (e altri flagelli)

COMPLOTTI  INTERNAZIONALI

La macchinazione al potere? utto calcolato

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Tristi e facili profeti fummo, già nel febbraio scorso, sulle implicazioni internazionali del “caso Regeni”. Era evidente che, in un paese dal territorio desertico enorme (anche attraversato da un fiume infestato da coccodrilli), il corpo di Regeni era stato fatto trovare; un vero messaggio. La perversità dell’intelligence è giunta oltre ogni segno di brutalità, in quanto il messaggio che è pervenuto, il corpo del ricercatore italo-inglese, è stato letteralmente “scritto”. Ancora oggi la stampa “embedded” (soprattutto quella egiziana) non si indigna sui metodi, del tutto internazionali, che usano i “servizi”.

La stampa oggi si scatena contro Virginia Raggi. Dimostrando un sostanziale analfabetismo mediatico, in quanto una delle leggi del giornalismo (patrimonio dei vecchi addetti stampa) insegna: parlatene male, purché se ne parli. Grazie al volgare fuoco di fila dei giornalisti non indipendenti (tutti), Virginia Raggi è più nota quasi del presidente della repubblica. Francamente questa notorietà è di molto superiore al valore intrinseco del personaggio, ma quella che emerge è la sostanziale uniformità di giudizio della stampa italiana, che viene facilmente alimentata dalla giustizia italiana (mai aggettivo fu più peggiorativo, in entrambi i casi).
La stampa e la magistratura sono pure addosso al Monte dei Paschi; per motivi professionali siamo venuti a conoscenza che il valore complessivo delle azioni della banca senese, stante l’attuale quotazione ribassista in borsa, è di molto inferiore al solo valore dei beni immobili dell’istituto toscano. Chi compra il Monte farà l’affare del secolo, ma aspetta che il prezzo scenda ancora. Di questo fatto non parla alcun giornale.

La stampa spreca ettolitri d’inchiostro e milioni di megahertz di onde nel ricordarci che ogni anno muoiono migliaia di migranti, che non sono stati “salvati” in tempo (sul bagnasciuga libico) dalle navi di “Frontex”. Gli enormi interessi che girano attorno ai migranti fanno sì che si parli spesso di questi poveri morti. Nessun cenno sulla strage documentata dall’ISTAT di oltre 100.000 (centomila) italiani che sono morti in più nel 2015. In fondo il numero è molto minore del prevedibile, in quanto corrisponde soltanto all’un per cento (1%) degli italiani che hanno rinunciato alle cure mediche, per causa della crisi, il dato è strabiliante ed enorme: dieci milioni (10.000.000) di poveri italiani (aggettivo veramente peggiorativo) senza cure.
La stampa segue con attenzione le indicazione della Merkel.

Tutti a sperticarsi in commenti sulle capacità economiche del gigante tedesco, di cui l’intera Europa dovrebbe prendere esempio. Anche in questo caso l’analisi dei giornalisti economisti è particolarmente strabica: l’esempio da prendere è parziale. Nessuna grande firma italiana ricorda un dato semplice ed essenziale: le retribuzioni tedesche sono quasi il doppio delle italiane! Considerando che il costo della vita in Germania è del tutto paragonabile a quello italiano, i lavoratori tedeschi possono condurre una vita decorosa

Il circuito è virtuoso, in quanto ogni euro che viene dato ai lavoratori tedeschi e no viene subito speso per vivere, alimentando l’economia; il PIL in Germania cresce. In Italia invece si deve lavorare per molto meno di 1.000 euro al mese e l’economia, conseguentemente arranca, il PIL è fermo. Sarà un caso? O tutto è calcolato? Televisioni e giornali sono vicini a chi maneggia ed esporta i capitali.

Stampa e magistratura impegnano enormi risorse alla caccia dei “furbetti del cartellino”, presso le amministrazioni locali. I ministeriali ed altri sospettati in genere non sono controllati. Lo scopo è quello di far credere alla gente che la rovina dell’Italia sono i pochissimi dipendenti degli Enti Locali che marinano il lavoro. Anche il deficit nazionale è colpa loro. Invece la BANCA D’ITALIA non può fare a meno di rilevare che il deficit determinato dall’amministrazione centrale (ministeri) cresce di oltre 100 miliardi di euro (€ 100.000.000.000) l’anno.

Mentre le amministrazioni locali tagliano le spese di circa 30 miliardi l’anno, pur avendo sempre più incombenze rovesciate dal Governo. Il dato è evidente: se c’è un ambito dove ancora si sciala e si ruba non è nelle amministrazioni locali. Ed i 100 miliardi sono la punta dell’iceberg.
Si vuol far credere il contrario. Tutto calcolato.

Autore: admin

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