Francesco NICOLOSI FAZIO- Dieta mediterranea. ArancinA? No grazie

Dieta mediterranea

 

 

ARANCINA? NO GRAZIE!

Il ‘genere’ del fast food

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Oltre mezzo secolo fa l’oggi celeberrimo bar (catanese) di via Etnea era usato sostanzialmente per giocare le schedine. L’unico suo tavolino sulla via principale era utilizzato per compilare i sognati “tredici”. Lista d’attesa, invece, nella lunga schiera di tavolini del vicino caffè che da decenni produceva splendidi arancinI.

Sul finire degli anni sessanta il primo bar ebbe un totale rinnovamento,  tra l’altro con la vendita di un esclusivo prodotto che veniva dalle Hawaj, segnalato da una sobria tabella: “succo d’ananas”: All’epoca era una novità assoluta. In pochi anni l’arancinO di quel bar divenne rinomato a Catania e nel Mondo.

Ci ha stupito che in questo bar famoso per gli arancinI, il prodotto sia oggi pubblicizzato come arancinE. Quasi che fossimo a Palermo. Colgo l’occasione per riprendere un argomento a difesa della catanesità, anche nella primogenitura dell’arancinO.

Ritengo che il fatto che a Catania, fino ad oggi, si dica arancinO è la riprova che l’invenzione è del tutto e soltanto catanese. Difatti l’invenzione del prodotto, un esempio del miglior fast food del mondo (cibo catanese!),  è da ascriversi ad un periodo in cui la Lingua Siciliana era pressoché dominante nell’intera Sicilia. De Roberto, Verga, Pirandello ed in parte  Brancati, scrivevano in Italiano, ma traducendo termini ed espressioni provenienti dal Siciliano.

Verga e Pirandello diedero alla lingua italiana alcuni eloquenti neologismi (uno su tutti: minchione), mentre l’uso della Lingua Siciliana nei “Vicerè” è segnalata quando l’autore specifica che qualche personaggio “si rivolse in italiano” e nel caso della storpiatura della professione di “avvucatu” in “affucatu”, mentre per la parola italiana avvocato il passaggio ad “affucatu” è tortuoso.

arancino

 

A quell’epoca certamente i cuochi parlavano esclusivamente in Siciliano. Nella nostra Lingua Siciliana, quando si chiede un arancio, è evidente che si richiede un frutto, anche se con la stessa parola, in italiano, si intende l’albero. Dovendo dare un nome alla specialità gastronomica, per analogia, si stabilì in piccolo arancio, intendendo non l’albero, ma il frutto che ancor oggi viene così chiamato alla “fera o’ luni”. Pertanto l’arancinO è un piccolo aranciO.

Successivamente, quando la pietanza per vie traverse giunse a Palermo, possibilmente nella popolazione evoluta, in quella città si usò il termine italiano di arancinA. Ciò accadde dopo il secondo conflitto mondiale, quando il fascismo aveva già intaccato la Lingua Siciliana, poi definitivamente abbandonata con l’abuso televisivo.

In fondo siamo d’accordo che a Palermo il loro prodotto gastronomico venga chiamato in modo diverso che a Catania. Sono effettivamente due cose diverse. Ovviamente preferiamo l’arancinO che mangiamo a Catania.

Vincendo la repulsione della storpiatura del “sacro” nome di arancinO in arancinA, i buongustai catanesi potranno confermare se, assieme al nome, si è perso pure il gusto dell’arancinO catanese.

Ai pasti dei posteri l’ardua sentenza.

(scusate la voluta cacofonia ma, rispetto alla cacofonia di  “arancinA”, è quasi poesia.)

Autore: admin

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