Furio FOSSATI- Cinema Recensioni brevi (“Suicide Squad”, “The Witch”)

“Suicide Squad”
Suicide Squad

Regia e Sceneggiatura di David Ayer, dal fumetto “Squadra omicidi” di John Ostrander (DC Comics).

Con Will Smith, Jared Leto, Ben Affleck, Margot Robbie, Joel Kinnaman, Jai Courtney, Adam Beach, Adewale Akinnuoye-Agbaje, Jay Hernandez, Karen Fukuhara, Scott Eastwood, Cara Delevingne, Viola Davis, Common, Jim Parrack, Ike Barinholtz, Corina Calderon.

Dopo sette anni dall’inizio del progetto (febbraio 2009) Suicide Squad è pronto e da un paio di settimane imperversa un po’ per tutto il mondo. Visibile su 4200 schermi in Nord America – la più ampia distribuzione di sempre per il mese di agosto – costato 175 milioni di dollari, in due settimane ha abbondantemente recuperato un costo non certo low. Segno che questo tipo di film, in cui vengono riletti personaggi dei fumetti trasformandoli in esseri con debolezze e, a volte, cattivi e violenti hanno ottimo riscontro nel pubblico anche se non sempre il successo arride ai prodotti più meritevoli.

David Ayer – di cui ricordiamo il valido thriller End of Watch – Tolleranza zero (End of Watch, 2012) e un buon film di guerra come Fury (2014) con Brad Pitt – firma regia e sceneggiatura, creando un carrozzone rumoroso ma non necessariamente interessante, pieno di mille cose ma privo di veri contenuti. Un film che inizia in maniera positiva per poi trasformarsi in un ripetitivo insieme di situazioni prevedibili anche se non sempre logiche. Quando vorrebbe recuperare credibilità puntando su dialoghi a sfondo psicologico che coinvolgono i vari cattivi, il livello di interesse diminuisce ancora. Negli Stati Uniti il film è stato classificato come vietato ai minori di 13 anni a causa delle sequenze di violenza e azione estrema nonché per gli atteggiamenti disturbanti. Sarebbe stato giusto che anche i censori italiani avessero provveduto a limitarne la visione, ma questo non è accaduto.

Volti a dir poco spaventevoli, violenza assoluta, musica ridondante che diviene parte più importante del film creando tensione uditiva e psicologica, qualche apertura verso il sesso ed i nudi anche se la maggior parte del pubblico è composto da famiglie. Sceneggiatura che non riesce a dare rilevanza ai personaggi, confusione nei dialoghi e nelle immagini, magia che scatta solo nei momenti in cui attori quali Will Smith e Margot Robbie cercano di dare il meglio di se stessi. Non piace a molta critica ma incassa moltissimo: sicuramente l’operazione commerciale ha funzionato, meno quella artistica. Il film è basato su personaggi non di punta della DC Comics e può inserirsi perfettamente tra Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) e Justice League (2017), due film diretti da Zack Snyder (qui produttore esecutivo ma anche non accreditato co sceneggiatore). Lo stile è lo stesso e si dice che quest’ultimo sia ancora più violento di quelli già usciti. Il regista subisce la dipendenza dal lavoro del suo collega e mai riesce ad essere originale, con un prodotto che forse soddisferà i fan di questi comics ma che ben poco in quanto valore cinematografico.

Negli USA un ente governativo segreto, gestito da Amanda Waller e chiamato Argus, decide di creare un gruppo che operi senza paura reclutando i più pericolosi supercriminali del mondo che, in cambio della libertà o della propria vita, sono chiamati a compiere missioni estremamente rischiose, ma è difficile gestirli.

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“The Witch”
The Witch

Sceneggiatura e Regia di  Robert Eggers

Con Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw, Lucas Dawson, Ellie Grainger, Julian Richings, Bathsheba Garnett, Sarah Stephens.

The Witch ha vinto il premio per il miglior regista al Sundance Film Festival 2015, è nato da un progetto sviluppato all’interno della stessa manifestazione da un settore che selezionava sceneggiature di debuttanti ed è costato tre milioni e mezzo di dollari. E’ un horror anomalo, un thriller in cui molto è basato sulla paura che attanaglia per il susseguirsi di situazioni inspiegabili che fanno sentire indifesi i vari personaggi.

I concetti secolari di stregoneria, magia nera e possessione sono rivisitati e riuniti per raccontare la storia intima dello spaventoso disfacimento di una famiglia. Poco succede, i ritmi sono rarefatti, ma l’eleganza assoluta delle immagini e la messa in scena perfetta permettono di accettare i limiti emozionali di una storia priva di violenza, pur portando alla morte quasi tutti i personaggi. Realizzato in toto da Robert Eggers, debuttante nel lungometraggio, con alle spalle due corti di ottima fattura – Hansel and Gretel (Hansel e Gretel, 2007) tratto dalla fiaba Jacob (1785 – 1863) e Wilhelm (1786 – 1859) Grimm e The Tell-Tale Heart (Il cuore rivelatore, 2008) tratto da Edgar Allan Poe – che gli hanno permesso di affinare le sue capacità nello studio della struttura drammaturgica.

Il film è ambientato nel New England intorno al 1630 e segue le drammatiche vicissitudini di un invasato predicatore che insieme alla moglie e ai cinque figli viene allontanato dalla comunità in cui vive per il suo estremismo nell’interpretazione della parola di Dio. I sette si trasferiscono in una casa nei pressi di un bosco misterioso con l’intenzione coltivare i terreni ed allevare animali. Il bambino più piccolo, affidato alla sorella maggiore, scompare improvvisamente e non viene più ritrovato. Questa tragedia innesca una spirare d’odio tra gli altri membri della famiglia, che sono messi l’uno contro l’altro da bugie, omissioni, superstizioni, reciproche accuse.

Il padre è in crisi con la moglie, la figlia adolescente si sente peccatrice, il fratello minore sparisce e poi, quando torna, sembra essere posseduto da un demone, i due fratelli gemelli vivono di furbizie e spargono zizzania. E’ già iniziato un percorso che li porterà alla morte, fine legata al soprannaturale. Il punto di non ritorno nasce dall’attrazione fisica che il fratello prova per la sorella. A questi personaggi si aggiunge un’avvenente ragazza, uno strano coniglio e un’altrettanto anomala capra. Pochi effetti visivi – bella la scena finale – ben calibrati all’interno della storia. Urla ce ne sono, ma legate soprattutto ai capricci dei gemellini.

 

*Ringraziamo Furio FOssati collega di Cinemasessanta e coordinatore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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