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Saggistica breve

 


OLTRE LA MANCIA


Don Chisciotte, l’enigma

Il viaggio di Don Chisciotte, dalla pagina allo schermo

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Aveva ragione Einstein: tutto è relativo. Non sempre una trentina di trasposizioni filmiche possono considerarsi un buon bottino per un testo letterario. Come per il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes che, pur datato agli inizi del Seicento, continua a far sognare gli amanti di avventure, comicità, fantasie, viaggio, lotte e quant’altro. Una miniera di idee che avrebbe potuto fare la fortuna di sceneggiatori, registi e produttori, e che, al contrario, è rimasta inspiegabilmente poco sfruttata. O forse no, perché una spiegazione ci sarebbe, ma tirando in ballo il sospetto di una maledizione che grava sui megaprogetti   falliti anche quando ad interessarsi delle imprese del cavaliere della Mancia sono stati registi di fama internazionale.


I corti e il muto

Don Quixote appare sullo schermo nel 1903 in un cortometraggio perduto del francese Lucien Nonguet che fu tra i primi registi a lavorare per la storica società cinematografica Pathé. Se di un altro corto girato in Italia qualche anno dopo (1911) si hanno solo scarse notizie, sappiamo tutto del corto realizzato nel 1974 da Rico Caldura, dove nello spettacolo lirico “El retablo de Maese Pedro” di Manuel De Falla fa la sua apparizione un pupazzo che rappresenta Don Chisciotte.

Dal corto al lungometraggio. Il primo vero film viene girato negli USA durante la Prima Guerra Mondiale (1915) da Edward Dillon, prolifico attore e regista del cinema muto (1).  L’impostazione, come spesso accadeva in quegli anni, è da teatro filmato e non certo per caso la parte del protagonista venne affidata a DeWolf Hopper Sr., famoso attore teatrale dell’epoca. Dodici anni dopo (1927) il regista danese Lau Lauritzen Sr. sceglie per i ruoli di Don Chisciotte e Sancho Panza il duo comico Pat e Patachon e dirige un altro film muto coprodotto con gli spagnoli. Per trovare una versione decente (che qualcuno considera addirittura la migliore trasposizione filmica dell’opera di Cervantes) bisogna attendere Georg Wilhelm Pabst, maestro austriaco del cinema realista, che nel periodo in cui il cinema compie il passaggio dal muto al sonoro (2) realizza il suo Don Quixote in tre diverse versioni (francese, inglese, tedesca).

 

Dalla Spagna alla Corea

Solo nel 1947, con Don Quijote de la Mancha di Rafael Gil, arriva qualcosa anche dalla Spagna. E’ un lungometraggio filologico che non affascina; quasi un pretesto per rendere omaggio allo scrittore. Analoga poca fortuna avrà la coproduzione ispano messicana di Roberto Gavaldòn che nel 1973 realizza  Don Quijote cabalga de nuevo. Pretestuosa è anche la versione sovietica di Grigori Kozintsen che nel 1957 rilegge in chiave politica  le avventure dell’hidalgo e del suo fido scudiero. Qualcosa in più (e meglio) avrebbe potuto fare nel 1965 Eric Rohmer, uno dei maggiori esponenti della Nouvelle Vague francese e autore de La mia notte con Maud (1969) e de Il raggio verde (1986), ma il suo Don Quichotte de Cervantes è un mediometraggio di 23 minuti che non aggiunge prestigio alla sua vasta produzione.

Deludenti sono anche i risultati de L’uomo della Mancha del canadese Arthur Hiller che nel 1972, basandosi sull’omonimo musical, chiama Peter O’Toole e Sophia Loren a rivestire i panni di Don Chisciotte e Dulcinea. Reduce dal successo ottenuto un anno prima con Love Story, Hiller ambienta la vicenda durante l’inquisizione spagnola e fa di Cervantes uno scrittore imprigionato a causa dei suoi romanzi considerati blasfemi. Per contestare l’accusa Cervantes mette in scena un Don Chisciotte che, in compagnia di Sancho, si fa paladino di quanti subiscono oppressioni e ingiustizie e diventa oggetto di scherno. Due altre versioni poco convincenti e di scarso interesse arrivano dalla Spagna (3) e dalla Corea (4).

 

Musica, Cartoons, TV

Dal musical al balletto e all’animaziome. Nel 1973 il Minkus ballet, con Rudolf Nureyev e ballerini australiani, mette in versione filmica un personale Don Quixote. Sulla scia di quanto aveva fatto già nel 1934 Ub Iwerks travisando il testo originale persino nella celebre battaglia contro i mulini a vento, i giapponesi nel 1980 (5) e lo spagnolo José Pozo (6) nel 2008 si divertono a creare film di animazione per i bambini. Pozo affida la narrazione delle vicende all’asino di Sancho Panza che si chiama Rucio e desidera diventare cavallo come Ronzinante. Contestando quanto dice Cervantes, Rucio sostiene che Don Chisciotte non è quel matto che tutti hanno sempre creduto, ma un uomo intelligente che si avventura in mille peripezie solo perché è follemente innamorato di Dulcinea.

La televisione si interessa al capolavoro di Cervantes a partire dagli Anni Sessanta. Dalle quattro puntate del francese Carlo Rim (7), alla riduzione inglese di Alvin Rakoff (8) con Rex Harrison; dal film per la tv italiana di Maurizio Scaparro (9), ai nove episodi del georgiano Rezo Chkheidze (10); dalla trasposizione del racconto di Graham Greene (11) che Rodney Greene fa nel 1982 per la TV inglese chiamando Alec Guinness a rivestire i panni del prode cavaliere della Mancia, alla miniserie spagnola di Manuel Gutiérrez Aragòn (12) che sceglie come protagonista Fernando Rey e alla versione statunitense di Peter Yates, scritta da John Mortimer e con un cast di tutto rispetto (13).

 

La maledizione

Il sospetto della maledizione che grava sulle versioni filmiche del Don Chisciotte chiama in causa due registi americani: Orson Welles e Terry Gilliam (14). Per ben 14 anni Welles cercò di realizzare il suo Don Quixote. Le intenzioni del regista erano quelle di fare un film sperimentale, da girare in 16 mm, senza una sceneggiatura e con una troupe di soli quattro attori liberi di improvvisare sul set. Quando morì l’attore principale le riprese furono sospese e solo dopo molti anni Welles decise di continuare utilizzando una controfigura. A causa di un finale giudicato strampalato e poco allettante per il pubblico (Don Chisciotte e Sancio Panza che sopravvivono all’esplosione della bomba atomica), i produttori ritirarono il loro sostegno economico e Welles, dopo avere imprudentemente tentato di autofinanziarsi, rinunciò definitivamente alla realizzazione del progetto. Nel 1992, il regista spagnolo Jess Franco, accettò la richiesta della seconda moglie di Welles, Paola Mori, e decise di rimontare il film utilizzando vecchie e nuove scene. Nacque così il Don Quijote de Orson Welles che, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, deluse gli spettatori e fu stroncato dalla critica.

Ancora più complessa (e maledetta) la vicenda legata ai tentativi di Gilliam narrati in parte nel documentario Lost in La Mancia del 2002. Due anni prima, Gilliam aveva iniziato a girare la costosissima coproduzione Francia – Spagna- Regno Unito de “L’uomo che uccise Don Chisciotte”(15), rielaborazione personalizzata del romanzo che alternava il presente e il passato. I due ruoli principali erano stati assegnati a Jean Rochefort (Don Chisciotte) e Johnny Depp (Sancho). Le riprese, però, vennero interrotte dopo pochi giorni a causa di vari inconvenienti: il set danneggiato da un violento temporale, il rumore provocato da jet F16 che volavano continuamente nella vicina base militare, la malattia alla prostata di Rochefort, ecc. Quando, nel 2008, Gilliam riuscì a ricomprarsi i diritti del film e ad ottenere nuovi finanziamenti, rimaneggiò la sceneggiatura e cambiò il cast mettendo Robert Duvall e Ewan McGregor al posto del duo Rochefort-Depp. Nel 2010, un bilancio disastroso e i costi insostenibili decretarono un nuovo e definitivo stop alla produzione.


Franco e Ciccio

Il cavaliere spaccone e spilungone e lo scudiero tracagnotto e pasticcione Gianni Grimaldi se li trovò a due passi da casa. Era il 1968 e il regista catanese  scovò nella coppia Ingrassia-Franchi la reincarnazione di Don Chisciotte e Sancio Panza. Qualche critico considera ancora oggi questo film non solo come una delle migliori interpretazioni del duo Franco e Ciccio, ma anche come una delle più riuscite versioni cinematografiche della vicenda narrata da Cervantes. L’alto e il basso, l’aristocratico e il popolare, il logico e l’illogico, il bello e il brutto: Franchi e Ingrassia sono un Don Chisciotte e un Sancio Panza alla siciliana, due comici che hanno il gusto della presa in giro non tanto della vita in sé, quanto della rappresentazione della vita fatta dal cinema stesso.

La loro ironia non conosce limiti e trova terreno fertile nella contaminazione dei generi filmici, esattamente come Cervantes lo trovò nelle contaminazioni letterarie. La paura, la tensione, il mistero, il pianto, diventano divertimento, distensione, allegria, sorriso. Lo scambio dei ruoli non solo non disturba affatto, ma porta a guardare la vita da due punti di vista e a ridere, come si suole dire, “in faccia e alle spalle”. E se Cervantes prese di mira l’aristocrazia spagnola in decadenza verso la fine del Cinquecento, Grimaldi cercò di sdrammatizzare quanto stava accadendo in Italia e in Europa alla fine degli Anni Sessanta. Con l’invito all’ottimismo indirizzato ai lettori e agli spettatori che sanno leggere al di là della metafora: allargare il sorriso per superare differenze e divisioni, rendere meno pesanti gli inevitabili problemi della nostra esistenza, mettere in pratica il consiglio di Charlie Chaplin: “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.


Note

(1)     Lavorò come attore in 333 film (anche con Griffith, Lloyd e Sennett) e ne diresse 139.

(2)     1933

(3)     nel 2002, con la versione teatrale El Caballero Don Quijote di Manuel Gutiérrez Aragon

(4)     nel 2009, con Don Quixote in edizione limitata

(5)     Con Don Quixote: Tales of La Mancha (1980)

(6)     Con Donkey Xote (2008)

(7)     Don Quijote (1965)

(8)     The Adventures of Don Qixote (1973)

(9)     Don Chisciotte, Italia (1983)

(10) Life of Don Quixote and Sancho (1988)

(11) Monsignor Quixote (1991)

(12) El Quijote de Miguel de Cervantes (1991),

(13) Don Quixote (2000) con John Lithgow, Bob Hoskins, Vanessa L. Williams e Isabella Rossellini

(14) Lo stesso regista che, nel 1988, per contrasti con la casa di produzione aveva interrotto le riprese de  “Le avventure del barone di Munchausen”.

(15) Titolo originale: The Man Who Killed Don Quixote

-In alto, fotogramma dalla  “copia lavoro” del “Don Chisciotte” proiettata lo scorso 29 giugno alla Cinématèque di Pariggi: un’occasione imperdibile per visionare uno dei capolavori incompiuti di Orson Welles, la cui ultima proiezione pubblica risaliva al Festival di Cannes del 1986.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore: admin

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