OFFICINE HOCH- I pugni in tasca. Rivoluzione vs chi?


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I pugni in tasca


RIVOLUZIONE VS CHI?

Il paradigma del conflitto di classe persiste ma va aggiornato al tempo della tirannide globale, finanziaria, illusionistica, senza dogane e volti da segnaletica- L’antagonista è volubile e volatile (ma altamente letale)

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Nel 1789 il mondo conobbe il significato del termine rivoluzione. Il popolo francese, guidato da ideali illuministi e da nascenti interessi borghesi, seppe individuare nell’aristocrazia del tempo il nemico da combattere, unico responsabile dell’oppressione e dell’ingiustizia che lo schiacciava. Centinaia di teste rotolarono, comprese quelle dei sovrani ritenuti fino a quel momento semi divinità intoccabili.

Altre rivoluzioni si sono poi succedute nel corso della storia, ma quella francese forse più di tutte anima il nostro immaginario quando pensiamo ad un popolo che ribalta il sistema di potere che lo opprime, come a voler confermare il miglior effetto scenico della ghigliottina piuttosto che del fucile. Rivoluzioni giuste o sbagliate, non siamo qui a discutere di questo, infatti non importa.

Quello che importa è che tutte le rivoluzioni messe in atto nei secoli scorsi hanno avuto tutte un fattore comune: il popolo aveva un nemico con una faccia e un corpo. L’eliminazione fisica coincideva con il ribaltamento del potere, l’indignazione aveva di fronte una naturale valvola di sfogo.

Oggi come ieri indignarsi non basta, giusto? E allora noi delle Officine Höch ci chiediamo: che volto ha il nostro nemico, con chi siamo così arrabbiati per le ingiustizie che viviamo? C’è modo di individuare chi ci sfrutta e chi ci affama per ribaltare il suo potere e stabilire finalmente che un mondo migliore è possibile?

Non c’è dubbio infatti che circoli un gran quantitativo di rabbia, che la gente comune, la massa, la maggioranza degli esseri umani del pianeta viva le conseguenze dello strapotere e dell’avidità di pochissimi uomini in termini di sfruttamento del loro lavoro e delle risorse dei territori che loro stessi abitano. E come potrebbe essere altrimenti? Il livello di ingiustizia e la quantità di persone che lo subiscono hanno raggiunto livelli da far rimanere a bocca aperta anche Luigi XVI. Neanche lui sarebbe arrivato a tanto. Ma se le vittime hanno volti ben precisi e occhi spesso infestati da mosche, i responsabili di tante atrocità chi sono?

Abbiamo motivo di ritenere che i veri responsabili del nostro male non siano i poliziotti che ci sprangano in piazza perché non fanno che eseguire gli ordini, che non siano gli immigrati che arrivano nei nostri paesi dell’occidente perché come noi inseguono una vita migliore a loro volta oppressi e arrabbiati. Non sono neanche i politici e i capi di stato perché ormai non sono più a capo di niente, privati da ogni tipo di sovranità nazionale. E’ forse l’istituzione sovranazionale Europa allora? La banca centrale? Il FMI?

Noi delle Officine Höch ci siamo a lungo interrogati perché anche noi abbiamo la nostra buona dose di rabbia da sfogare e le nostre dita da puntare, ma vorremmo non compiere errori grossolani che finirebbero con l’aggravare la nostra situazione.

La novità del nostro secolo è che i nostri pugni sono costretti a rimanere in tasca, le nostre dita non sanno chi indicare e la nostra rabbia continuerà a provocarci il cancro nelle cellule.

I mercati finanziari sono il campo in cui oggi si gioca l’immortale conflitto fra capitale e lavoro, ma stavolta gli interessi del padrone (o dell’amministratore delegato, del manager, del CEO) sono solo una piccola parte del problema.

Siamo semplici operai, lavoriamo con le parole, il nostro potere è limitato ma non intendiamo rinunciare al suo esercizio.

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CHI SONO LE OFFICINE HOCH


Chi siamo è difficile stabilirlo senza un passaggio democratico, ma indirremo presto un’assemblea in cui voteremo per alzata di mano un ordine del giorno in cui definiremo puntualmente la nostra natura. Prima di allora e senza nulla togliere, quindi, alla democrazia e alla sovranità del movimento operaio delle nostre Officine, possiamo affermare di essere un collettivo costituito nel secolo scorso al fine di ricostruire la Storia attraverso le storie, avanzare ipotesi di analisi dei conflitti moderni, mettere in campo soluzioni, previa approvazione da parte della maggioranza degli operai.

La materia prima che trasformiamo nelle Officine Höch esiste in misura illimitata nel nostro pianeta e di per sé non costituisce bene economico secondo la sua definizione classica. La materia in oggetto può quindi diventare bene economico solo a seguito del processo di trasformazione messo in atto dai nostri operai, ma tale acquisizione di valore non è del tutto scontata.

Dipende infatti se riusciranno a rendere il prodotto reperibile, utile e idoneo a soddisfare un bisogno.
Ebbene, gli operai delle Officine Höch promettono di rendere i beni che loro stessi producono, beni economici senza per questo farli pagare. L’economia non è solo questione di soldi.

Autore: admin

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