Cinzia BALDAZZI – Beatles, Trilussa e altro (al Caffè Letterario Mameli27, Roma)

 

BEATLES, TRILUSSA E ALTRO



 

Con gli eventi “Funky Beatles” e “Caffè Trilussa”, il Caffè Letterario “Mameli27” a Roma chiude la stagione 2015-2016 e dà appuntamento a settembre.


Sulle note dei Beatles rivisitate in chiave soul e jazz, il Caffè Letterario “Mameli27” a Roma ha salutato venerdì sera i fedelissimi al termine di una stagione 2015-2016 ricchissima di eventi, invitando tutti al rendez vous della chiusura con la serata successiva dedicata al “Caffè Trilussa”.

Con il titolo “Funky Beatles”, il gruppo Flemma Stomp ha rivisto in chiave esclusivamente strumentale i maggiori successi, adattandoli ai generi jazz e soul che emergevano negli anni ’60 in contemporanea con l’ascesa dei ragazzi di Liverpool, ma senza mai che le rispettive strade si incontrassero.

Il gruppo Flemma Stomp

In esibizioni come quella del Mameli27, paragonabili e vere e proprie groove session (chi conosce il locale di Trastevere sa cosa intendo), i Flemma Stomp – nella formazione standard, un trio provvisto di percussioni – si presentano in versione “duo”, con Stefano De Santis detto Steve Keys, ovviamente alle tastiere, e Stefano Gambardella alla chitarra semi-acustica. Entrambi romani, trentanovenni, hanno fondato solo da pochi mesi il gruppo, alternando le esibizioni a un’intensa attività di “turnisti” per Mannarino, Roy Paci, Radici nel Cemento e molti altri del circuito pop e underground.

“Il nome del gruppo”, spiega Steve Keys, “è chiaramente per contrasto: la flemma inglese, quell’understatement molto british, è così lontana da noi romani che diventa un obiettivo, un traguardo da raggiungere”. Nella riedizione strumentale dei Beatles, si fanno avanti le note di un jazz, come spiega Steve, “contaminato da radici blues e soul, quindi più caldo, più ascoltabile”: rinascono così Taxman, Eleanor Rigby, Something, Drive My Car, per finire con Julia di John Lennon.



Con la serata “Caffè Trilussa” di sabato 23, il Mameli ritorna invece alla poesia, uno dei punti di maggior prestigio della stagione appena conclusa. È l’attore Pierfrancesco Ambrogio, voce e clarinetto, con la fisarmonica di Salvatore Zambataro, a rimandare le sfumature del mondo poetico e divertente del poeta romano. L’incontro si apre con Caffè concerto, il componimento che meglio di altri introduce nelle atmosfere dei locali di varietà dei tempi andati, per proseguire poi con le celeberrime favole di animali antropomorfizzati.

“Lo spettacolo”, spiega Ambrogio, “era nato quasi per gioco, animando con musica e varie impostazioni di voce i versi di Trilussa: è piaciuto, lo abbiamo costruito e perfezionato”. Prosegue Ambrogio: “Siamo tutti nati a Roma e proveniamo da una preparazione classica e accademica: conservatorio, orchestra. In seguito la curiosità ci ha portato ad affrontare altri ambiti musicali e altri mezzi espressivi”.

Salvatore Zambataro e Pierfrancesco Ambrogio

E per rimanere in tema di poesia, ritaglio qui un piccolo spazio personale. Nel mese di ottobre, frequentando già il Caffè Letterario con interventi di tipo critico durante i “Mercoledì da Poeti”, entro in contatto, tra gli altri, con Concezio Salvi, poeta di origini abruzzesi (Cabbia di Montereale, nell’aquilano) ma da tempo residente a Monterotondo. Nei mesi successivi ci sentiamo e scriviamo spesso, con l’intento di produrre un libro insieme: lui provvede alle poesie (inviandomi file con centinaia di componimenti), io dovrei invece escogitare una qualche forma di commento che non fosse omogeneo alla tradizione critica corrente, anche da me sempre sviluppata.

Alla fine, il libro prende forma e titolo: EraTre raccoglie ottanta poesie di Concezio (rigorosamente numerate), seguite ciascuna da altrettanti miei commenti di poche righe. Interpretazione critica? Impressioni personali? Proseguimento della lirica? “Accompagnamento” nella comprensione? Concordo con Salvi: lasciamo che sia il lettore a decidere, a farsi un’idea. E poiché, invariabilmente, non possono non rimanere spazi bianchi tra una pagina e l’altra, il maestro Gianpaolo Berto ha colmato il vuoto con una quarantina di “ritratti zen”, volti di amici e conoscenti (compresa la sottoscritta) tratteggiati a pennarello.

In prima e quarta di copertina di EraTre campeggiano otto raffigurazioni di Berenice, a metà tra l’arte africana che tanto entusiasmò gli artisti europei negli anni Venti e le suggestioni della pop art, da Warhol a Rauschenberg. Sì, è proprio lei, Berenice, la giornalista Jolena Baldini che con quello pseudonimo tenne una longeva rubrica sul quotidiano “Paese Sera” il cui logo era una lunga treccia disegnata, nel tempo, da Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Corrado Cagli, infine dallo stesso Berto, suo compagno negli ultimi anni.

Poesie numerate, si diceva. Il cerchio si chiude: EraTre nasce da un fortuito incontro al Mameli27 e lì ritorna con la poesia collocata da Concezio Salvi a fine elenco. Ecco la numero 80:


Al Caffè Letterario a via Mameli

s’incontrano le sette dei poeti

nelle arcate viscere di Roma

con salvifiche parole per il mondo

come base di pilastro d’universi

come  pietra d’inciampo dei ricordi

come novelli spiriti d’umani.

Io osservo deliziato e me ne godo.


Ed ecco le poche righe da me apposte in calce ai versi:

Sétte di poeti si potrebbero incontrare in un roseto, in un granaio, o anche nel corso di pensieri dove spesso pietre e fiori si trovano insieme. Non appare l’immagine inquietante del peso del lavoro, come avessero avuto l’aratro tra le braccia o un cacciavite in mano. Ma legare i covoni coi fili d’erba divenuti arbusti della loro poesia, pure li ha affaticati. A Roma, “nelle arcate viscere” dell’antica città di Giulio Cesare, dove andarono perdute le poesie della sua prima gioventù, è possibile però incontrare parole “salvifiche” per il mondo, scritte in versi, con un sorriso sulle labbra, oppure con osservazioni incresciose, raccomandazioni dure da accettare, timidezze, applausi. Al Caffè Letterario Mameli anche i concorsi appendono al chiodo ogni retaggio fuorviante del mondo stravolto dalla violenza, saccheggiato del vero, beffeggiato nell’onestà, per rifondarne l’accesso a un domani di esistenza progressiva. Con alle spalle pilastri secolari dell’universo fondato dalla repubblica, poi dall’impero romano, restano quei poeti ancora lì, schierati sui campi dell’onore e della gloria, con in testa rime e strofe, e un fiore in canna. Per deliziare e godere chi a sua volta offrirà alloro ai vincitori.

Un omaggio, mio e di Concezio, a chi tiene in vita con amore e pervicacia il Caffè Letterario Mameli27, luogo di incontro di poeti e fotografi, musicisti e critici, archeologi ed enogastronomi.

Arrivederci a settembre.

Autore: admin

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