Francesco NICOLOSI FAZIO- Referendum all’inglese (e agenda politica)

 

Europa addio

 


REFERENDUM ALL’INGLESE


 

Da oltre Atlantico i tempi dell’agenda politica italiana.

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L’assoluto distacco tra la casta politica mondiale ed il popolo è stato sancito dal referendum Brexit. Cameron era proprio convinto di vincerlo e difatti aveva giocato il suo futuro politico sull’esito referendario. Cambierà mestiere, senza rimpianto alcuno, per il mondo intero. Nonostante l’esecuzione della deputata laburista, l’esito della Brexit ha stravolto la politica britannica, ripresentando  pure non remote ipotesi scissionistiche.

Certamente aveva previsto tutto Obama (o chi per Lui) nello sconsigliare Cameron dall’indire il referendum e successivamente nel “consigliare” gli Inglesi a restare nell’UE. Ma i conservatori, al contrario dei laburisti, non sono  USA-dipendenti e per questo non ascoltano i “consigli”. Il peccato di orgoglio è stato pagato amaramente dal Regno Unito e, personalmente, non siamo tanto dispiaciuti. Chissà cosa ne avrebbe pensato di ciò la buonanima di Giulio Regeni, ricercatore targato GB.

La politica inglese, seppure allo sbando, vuol fare a meno di rivolgersi oltre Atlantico, per avere un futuro. La “melina” che Cameron stava facendo per non dare seguito alle sue dimissioni annunciate, sin prima dell’esito del referendum, è stata improvvisamente interrotta. Qualunque politico di razza (e pari dignità) avrebbe presentato dimissioni immediate, l’attuale primo  ministro invece perdeva tempo.

In questo aspetto temporale Cameron è stato ridicolizzato da Falange che, pur vincendo, ha presentato le dimissioni. I conservatori inglesi, forse disperati, peccano di  orgoglio, rinunciando all’Europa e giocando d’anticipo con le elezioni USA, con il nuovo governo.

Ma il “convitato di pietra” della politica britannica (ed europea) è alle porte: Donald Trump. Fin quando non si esclude la vittoria del palazzinaro di Manhattan, tutto in occidente si ferma. In altri tempi a ciò avrebbe provveduto la mafia, su mandato della CIA (JFK insegna), oggi bisogna aspettare novembre. Prima delle elezioni presidenziali USA non avremo un interlocutore certo…

E in Italia? Per analogia consigliamo a Renzi di aspettare, anche lui. Il referendum di ottobre potrebbe tranquillamente slittare a novembre, per  sapere cosa fare dopo. Forse, addirittura se vincesse Trump, non ci sarebbe bisogno del referendum, in quanto mancherebbe la mente pensante della politica italiana.

In ogni caso se vince il repubblicano è inutile aspettare “consigli”, stante la possibile politica isolazionista di Trump. Se invece vince la Clinton, tutto come prima: TTIP, Europa delle banche, Job’s act, stipendi e pensioni a zero, crisi ventennale, incremento del 10% dei decessi in Italia. Un insieme di eventi e “provvedimenti” utili a far comprare l’Europa del sud agli accorti acquirenti, Mafiosi mondiali.

Ecco perché, apparentemente fuori da ogni logica, tifiamo Trump.

Autore: admin

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