Umberto ROSSI- E invece forse lo sono (allo Stabile di Genova, “Noi non siano barbari” di P. Lohle)

Lo spettatore accorto
CARCERI DI LIBERTA’
Noi non siamo barbari!

“Noi non siamo barbari” versione italiana di Umberto Gandini.
Autore  Philipp Löhle

Interpreti   Fiorenza Pieri, Giordana Faggiano, Duilio Paciello, Giuseppe De Domenico,  Giulio Mezza.

Al Teatro Stabile di Genova
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Noi non siamo barbari! è un testo teatrale scritto nel 2014 dal drammaturgo e regista tedesco Philipp Löhle, un giovane autore già noto in Italia per Gospodin (2007), un copione quasi surreale basato su un personaggio che trova la libertà solo finendo in carcere.

Anche in quest’ultimo caso i temi dominanti sfiorano la farsa, anche se i toni  volgono più alla tragedia e all’indignazione sociale. Su uno stesso pianerottolo abitano due coppie, una borghese e progressista, un’altra disimpegnata e sostanzialmente consumista. I secondi sono andati ad abitare in un appartamento il cui precedente inquilino si è suicidato.

Ogni tanto attraversa la scena e ha introdotto la rappresentazione un quinto attore a cui è demandata la funzione di una sorta di coro qualunquista e tradizionalista. La farsa – dramma esplode quando la donna della coppia progressista spinge e ottiene sia ospitato nel loro appartamento un nero, forse un profugo. Quando la donna muore – gli spettatori sanno che è stata uccisa dal marito in un raptus di gelosia – lo straniero è accusato dell’omicidio e difeso solo dalla sorella della morta che non crede alla colpevolezza dell’uomo di colore. E’ un canovaccio semplice che mette in evidenza uno sconto culturale fra bianchi (Noi non siano barbari! esclama a più riprese il coro) e genti del terzo mondo.

Un conflitto in cui la futura assassinata ricorda più volte come il benessere di cui gode la nostra società sia dovuto per buona parte allo sfruttamento cui sono sottoposti i popoli africani. In verità non c’è niente di veramente nuovo in queste perorazioni in cui si ricordano i minatori che scavano il coltan quasi a mani nude correndo seri pericoli fisici solo perché gli occidentali possano disporre di telefonini a basso prezzo. Niente di nuovo, ma la forza dello spettacolo è nell’impeto con cui attori e regista (Mariagrazia Pompei) allineano una serie di fatti reali spesso dimenticati.

Un altro punto suggestivo della proposta è nella scenografia formata solo da una serie di scale che individuano ora i confini di un appartamento, ora una camera da letto, ora una palestra. Tonino Conte aveva fatto qualche cosa di simile molti anni or sono con una rappresentazione su una spiaggia genovese, ma in questo caso l’idea e la sua esecuzione sono particolarmente suggestive ed efficaci.

 

*Ringraziamo Umberto Rosi, collega di Cinemasessanta e direttore di Cinemaeteatro.com

Autore: admin

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