Mario SAMMARONE- Scaffale. Sole oscurato sulla Somalia (un libro di R. Corradi e M. Maio)

 

Scaffale

 


SOLE OSCURATO SULLA SOMALIA


Quando il sole splendeva sulla Somalia


 

Un libro di Rita Corradi e Miriam Maio, edito da Solfanelli

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Letteratura e storia sono intimamente connesse, si incontrano, si influenzano e talvolta si scontrano, ma allora quando il romanzo va in soccorso della narrazione storica, con la sua trama soggettiva,  la umanizza e tanto più la soccorre quanto la Storia, quella con la esse maiuscola, è stata vissuta in prima persona dall’autore. È questo il caso del libro “Quando il sole splendeva sulla Somalia” (Solfanelli, 2016), scritto a due mani da Rita Corradi e da Mariam Maio, quest’ultima una donna somala che si è ritrovata ad essere scrittrice quasi per caso, avendone sentito forse il desiderio e soprattutto la necessità di raccontare ciò che ha vissuto in prima persona, dal  momento della sua nascita fino al 1991, anno tragico per la Somalia.

Attraverso il caleidoscopico stile di Rita Corradi, che prende per mano la narrazione con semplicità e con grazia, Mariam Maio narra la storia del suo paese d’origine, dilaniato dalla guerra civile e protagonista della maggior parte dei servizi giornalistici del tempo – correvano i primi anni ’90 – mentre oggi il mondo distratto sembra aver dimenticato le faide quasi perenni che hanno inghiottito il paese – forse aveva ragione il controverso presidente Siad Barrè, uno dei protagonisti della guerra civile, a profetizzare che dopo la sua uscita di scena la Somalia non avrebbe più avuto un governo unico.

Il racconto, che soprattutto all’inizio ricorda certe atmosfere stile Isabel Allende, e in effetti il libro del duo Maio-Corradi sembra un po’ la versione somala de “La casa degli spiriti”, fa emergere una vita quasi idilliaca che è stata, ma che non è più, ambienti quasi onirici in cui il lettore non può fare altro che liberare la propria curiosità, e lo fa attraverso il forte personaggio di Mariam, una ragazza moderna ma che allo stesso tempo è stata forgiata dallo spirito del suo Paese, uno spirito fatto ancora di tradizioni e “partecipazioni mistiche”, per dirla con Levy-Bruhl, che non ha rinunciato però alla sua legittima aspirazione a una vita più libera e emancipata come persona e come donna.

E ci riesce benissimo, poiché Mariam attraversa tutte le fasi che sono proprie a ogni giovane con ambizioni, voglia di riuscire e fiducia nelle proprie risorse, pur credendo che uno spirito benefico l’abbia aiutata nei momenti cruciali della sua vita. Si tratta di “percorsi immateriali”, paralleli alla vita reale, di cui la protagonista intuisce la presenza e che la determinano non meno delle sue fatiche di studentessa e di lavoratrice, rendendo la sua storia ricca e originale, senza alcun bisogno di inventare.

Il punto fermo iniziale è l’arrivo a Roma nel 1991, dove Mariam giunge con la figlia piccoletta dopo un’avventurosa fuga da Mogadiscio, città messa a ferro e fuoco dai signori della guerra. Facendo il punto di una situazione che l’ha catapultata così lontano da casa, Mariam rievoca la sua vita, riandando al passato e domandandosi cosa il futuro riservi a lei e al suo paese. E allora tanto più i ricordi si fanno strada quanto più aumenta la nostalgia dell’esistenza trascorsa, specie di quegli anni ’80 in cui la Somlia sembrava ancora caratterizzata da un seppur relativo benessere, e dalla possibilità di alcuni di realizzarsi e vivere pienamente.

Ma giunta in Italia, nel quartiere di Montesacro dove sua madre lavora da alcuni anni, Mariam si trova in un momento doloroso, come tutte le persone che hanno perso il contatto con quello che è stato il loro mondo, aggravato dal fatto di aver perso i contatti con il marito.

Arriva poi la rievocazione della sua infanzia: Mariam ci mostra una Somalia arcaica e magica, con gli indimenticabili personaggi della sua favolosa famiglia allargata, ma c’è anche il racconto di una Somalia pronta ad affrontare il cambiamento. E infatti Mariam, con la sua esuberanza, vive una vita occidentalizzata, fatta di studio e di lavoro, di amicizie e amori, pronta a sfruttare ogni innovazione per farsi strada brillantemente.

Cosa che le riesce benissimo, grazie alle sue capacità, al suo fascino e alla sua intelligenza, fino ad arrivare alle vette di una carriera che solo qualche anno prima sarebbe stata inimmaginabile per una donna del suo paese.

Ma la violenza della Storia non la risparmia come non risparmia la Somalia, che dopo aver attraversato anni di regimi e varie fasi politiche, conosce la guerra civile. Anche in queste tragiche vicende Mariam si trova protagonista e grazie a fortuite circostanze riesce a salvare, in una Mogadiscio in fiamme, numerosi connazionali e italiani, trattando personalmente con gli insorti e con la ditta per cui lavora. Sono giornate convulse e terribili, che Mariam ci fa rivivere, sollecitando in noi una vicinanza morale per quello sventurato Paese, la cui storia si è spesso intrecciata con la nostra, anche a causa del passato coloniale.

Con la vita quotidiana di Mariam e della sua famiglia ci pare di sentire sapori esotici che ci trasportano in un periodo della Somalia che poteva definirsi tranquillo, pure con variazioni politiche, quando appunto “il sole splendeva in Somalia”, periodo perduto in un presente che tutt’ora annega i suoi giorni tra faide e dispute talvolta inspiegabili. Ma l’affioramento di quel mondo magico nel racconto è quello che più colpisce e resta nella memoria di chi legge, e immaginiamo quanto quei ricordi siano ancora uno scrigno prezioso che perdura in Mariam, che pure è riuscita a trovare a Roma l’ospitalità che la nostra capitale sa offrire a ogni cultura diversa.

Autore: admin

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