Giuseppe ARDIZZONE- Mediterraneo. Per una convivenza pacifica

 

Mediterraneo


 

 

PER UNA CONVIVENZA PACIFICA

Migranti, l'Onu: Foto di Massimo Sestini che ha vinto il secondo Premio World Press Photo 2014 (Repubblica.it)

Milioni di persone lo attraversano a rischio di morire, animate da bisogno, speranza, coraggio

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L’area del Mediterraneo, composta dalle popolazioni e dai Paesi che si affacciano su questo mare, ha rappresentato nel corso della storia una delle zone di maggiore sviluppo delle arti, dei commerci, della scienza e delle civiltà. Le relazioni fra i popoli sono state spesso flagellate da scontri mortali; ma, indubbiamente, l’incontro e la contaminazione delle diverse culture sono stati per secoli un’occasione di crescita e di sviluppo.

Oggi, è sotto gli occhi di tutti il fermento che pervade l’intera area. Il desiderio di miglioramento che porta milioni di persone ad attraversare questo mare guidate dalla speranza di trovare condizioni di vita migliori e diverse.

Affrontare questa sfida è un dovere; ma, può anche rappresentare una grande occasione di sviluppo.

Così come lo svincolo dell’area dei Balcani dall’influenza del Comecon, con la fine dell’Impero Sovietico, ha rappresentato per quei paesi e per una parte importante dell’Europa, a cominciare della Germania, una grande occasione di crescita, oggi, la rivitalizzazione del Mediterraneo può essere, soprattutto per i Paesi del Sud Europa, una grande occasione di sviluppo, insieme alle popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa.

Tutto questo può avvenire sotto la parola d’ordine del rispetto reciproco, della cooperazione, della convivenza pacifica.

Possiamo e dobbiamo sfidare le ipotesi terroristiche e conflittuali che vedono, nella guerra fra culture, religioni e popolazioni, l’unica modalità del rapporto con l’Occidente e l’unico percorso possibile per liberarsi da scambi ineguali e dalla realtà del sottosviluppo.

La convivenza pacifica è la base su cui sviluppare un progetto di crescita economica e culturale dell’area, che recuperi le luci di una storia passata. Nell’ambito di una nuova cooperazione è possibile il superamento di antiche diffidenze e di conflittualità mai risolte, come quelle che dividono gran parte del mondo arabo da Israele. La condizione deve essere quella della cooperazione per un profondo sviluppo economico e civile.

E’ possibile convogliare su di una progettualità di questo tipo i capitali internazionali necessari per realizzare gli investimenti produttivi sul cui successo far crescere e sviluppare la credibilità di questa iniziativa?

Credo che sia possibile se i principali paesi del Sud Europa e non solo, partecipanti a questo progetto, dessero vita ad un fondo per lo sviluppo del Mediterraneo, all’interno della Comunità Europea, con caratteristiche simili a quello utilizzato per il risanamento del debito greco sostenuto inoltre dalla BCE:

E’ possibile elaborando precisi progetti ed iniziative che prevedano nel dettaglio le caratteristiche dell’investimento ed il suo ritorno finanziario. Su queste basi credo che sia possibile ottenere il sostegno e la sottoscrizione delle obbligazioni finanziarie necessarie alla realizzazione delle diverse iniziative da parte degli investitori internazionali.

L’attuale basso costo del denaro sul mercato dei capitali dell’euro e del dollaro costituisce inoltre una buona premessa per le migliori condizioni dell’investimento e per il suo adeguato ritorno finanziario.

E’ possibile prevedere un intervento nei paesi amici e disponibili nel Nord Africa  e Medio Oriente. E’ possibile immaginare un utilizzo delle persone  nei settori, dell’agricoltura, della pesca, dell’energia. Si dovrebbe immaginare un grande processo d’investimento e cooperazione che veda partecipi e protagonisti i paesi disponibili e amici.

L’investimento nella risorsa lavoro potrebbe essere per i primi anni a carico dell’Europa e così anche l’anticipo finanziario per la realizzazione degli investimenti produttivi  mentre i ricavi dovrebbero essere divisi fra il paese ospitante e l’Europa in modo da realizzare una vera e propria joint venture che realizzi nuovi insediamenti produttivi che nel tempo ripaghino l’investimento iniziale, trasformino parte degli assistiti in lavoratori pienamente integrati ed assicurino inoltre una  successiva corrente di profitto.

La spesa per gli investimenti produttivi dovrebbe essere totalmente rimborsata sia per la parte  capitale sia interessi grazie al ritorno dell’investimento.

SE poi, a giudizio e su iniziativa dei Paesi ospitanti si volessero coinvolgere gli imprenditori privati di quei paesi e non solo sarebbe importante immaginare un loro coinvolgimento diretto nel capitale di rischio ed un esame dello stesso da parte delle banche locali con la concessione anche di rischi in proprio.

Dato 100 l’investimento complessivo, 20 dovrebbe essere coperto dalle risorse proprie dell’imprenditore, 30 da finanziamento a rischio pieno  della Banca locale e 50 erogato dalle risorse finanziarie europee. Ovviamente il piano di rimborso dovrebbe prevedere rate unitarie comprensive della quota relativa alla Banca locale ed europea.   In tal modo fatto ad esempio 100 il volume delle risorse europee impiegate avremmo un investimento complessivo di 200

Rispetto a quanto descritto dovrebbe fare eccezione un piano d’investimento per la realizzazione nell’intera area di almeno 30 impianti fotovoltaici della dimensione di quello appena realizzato in Marocco della potenza di cpl 580Mw:

Si parla di una spesa complessiva di 300MM  di euro il cui ritorno può avvenire nello spazio di dieci anni. Successivamente al rimborso dell’investimento iniziale  i ricavi degli impianti dovrebbero essere divisi al 50% fra la nazione ospitante e l’Europa così come la destinazione energetica. .

Quest’ultimo piano d’investimenti e gli altri sopra descritti dovrebbero essere preceduti da un vero e proprio accordo con i paesi amici attraverso di cui gli stessi dovrebbero impegnarsi a loro volta ad accettare i rimpatri e gestire i migranti nel loro territorio.

Se superassimo le diffidenze reciproche e l’estremismo di una visione culturale e religiosa intransigente e irrispettosa delle ragioni dell’altro, potremmo forse riuscire a trasformare quest’area da focolaio di tensioni a fulcro di sviluppo culturale, scientifico e produttivo.

Autore: admin

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