Giuseppe ARDIZZONE- Esiti elettorali. E’ stato solo populismo?

 

Esiti elettorali



E’ STATO SOLO POPULISMO?

Chi è Virginia Raggi: la prima sindaca di RomaVirginia Raggi (ansa)

Alla prova dei fatti le “ragioni” e i programmi di 5 Stelle

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Alla luce dei risultati del ballottaggio delle ultime amministrative, non si può non cercare di riflettere sulle motivazioni che hanno permesso l’affermazione, fra la popolazione, dei candidati di movimenti, come il Cinque Stelle, di evidente matrice populista.

Non dobbiamo dimenticare, inoltre, anche la crescente importanza, all’interno dell’area di Centro Destra, della Lega Nord.

Mi sembra che il fenomeno presenti delle peculiarità legate alla storia politica ed economica del nostro Paese; ma, in qualche modo, rifletta e s’inquadri all’interno della grande trasformazione che ha investito i paesi occidentali ed i rapporti internazionali, successivamente alla crisi finanziaria del 2007/2008.

La crisi della classe politica tradizionale investe, infatti, molti paesi europei e gli stessi USA; mentre, forti tensioni   sono presenti nell’area del Mediterraneo.

Il dibattito politico interno alle elezioni presidenziali americane vede, come non mai, l’esasperazione dei toni usati dal leader repubblicano Donald Trump e, a sinistra, l’originalità di un politico come Sanders, che riscopre proposte e toni di lotta nei confronti di un’eccessiva ineguaglianza sociale.

La stessa affermazione di Corbyn, all’interno del Labour britannico, segue un percorso analogo. Movimenti come Podemos in Spagna, Syriza in Grecia ma, anche, di Alba Dorata, della Lega Nord, di Casa Pound ecc. ci parlano di una vasta insofferenza nei confronti dell’establishment da destra e da sinistra.

Movimenti come quello degli Indignados, Occupy Wall Street   o come il Movimento Cinque Stelle affondano le loro radici in una richiesta di partecipazione dal basso e di critica alle scelte delle classi politiche dominanti, avvertite sempre più come estranee e legate ai poteri forti della società, che non si curano e non soddisfano più le necessità delle classi popolari e degli stessi ceti medi.

Siamo probabilmente in presenza di una crisi e trasformazione del modello di sviluppo delle nostre società e della sua conseguente gestione politica.

I punti principali di questo processo riguardano sia il controllo e la gestione dei fattori produttivi: capitale, lavoro tecnologia, sia il rapporto ed il nesso fra l’azione dello Stato, o pubblica che dir si voglia, e l’iniziativa economica privata, sia la nuova configurazione del welfare, sia il rapporto fra cittadino ed istituzione ed il percorso della rappresentanza politica.

Tutto questo all’interno di un quadro internazionale in profondo riassetto degli equilibri di potere e della divisione del lavoro.

Quasi tutti i movimenti evidenziano il profondo disorientamento avvertito all’interno della popolazione su questi processi, che oggi sono vissuti in prima persona con la difficoltà di sopportare la flessibilità del lavoro, che significa, concretamente, il pensiero di cambiare lavoro nel corso della propria vita lavorativa, affrontare periodi di disoccupazione, poter forse disporre di minori garanzie sindacali nei confronti di possibili abusi dei datori di lavoro, ipotizzare tempi per il godimento del diritto alla pensione più lunghi e possibili importi pensionistici più modesti.

Accanto alla richiesta di flessibilità c’è, tuttavia, in molte aree la presenza di una forte inoccupazione, che colpisce, in special modo, le parti deboli della popolazione come le donne i giovani e gli anziani

C’è poi la diffusa percezione di una diseguale distribuzione delle ricchezze ed una sproporzione esagerata dei redditi percepiti fra una massa della popolazione, che comincia a comprendere anche i ceti medi, e sempre meno privilegiati.

Una sproporzione delle ricchezze che aumenta la fascia del capitale puramente finanziario, che non riesce a trasformarsi in capitale produttivo per la generale riduzione degli investimenti legati ad una complessiva crisi della domanda ed a una ridotta competitività nei confronti dei paesi emergenti che possono applicare ridotti costi del lavoro   a parità di contenuto tecnologico della produzione.

La crisi finanziaria del 2007 è poi diventata anche una crisi finanziaria del debito pubblico, coinvolgendo l’organizzazione e sostenibilità del welfare nei paesi europei, che avevano fatto dello Stato sociale uno dei punti cardini di eccellenza della propria cultura.

Anche su questo, il malcontento popolare prova ad individuare nelle classi dominanti e nel nesso fra politici e poteri forti dell’economia e della società la causa della riduzione o del peggioramento delle misure sociali di cui ha goduto fino a quel momento. La gestione delle risorse pubbliche, la loro destinazione e, spesso, deviazione, con fenomeni di corruzione / concussione, diventano il punto centrale della contestazione della classe politica tradizionale. La richiesta di un nuovo rapporto fra cittadino ed istituzioni.

Se poi il riassetto internazionale,   ad esempio dell’area dei Balcani prima ed oggi del Mediterraneo, inaugura movimenti migratori di portata storica è possibile che, ad esempio, progetti come quello dell’integrazione europea siano messi in seria difficoltà, così come la capacità di accoglienza culturale e d economica delle nostre società.

Tutti questi problemi, almeno negli ultimi vent’anni, non hanno avuto una convincente risposta da parte della politica tradizionale e spesso l’analisi ideologica e culturale sono state latenti ed insufficienti. Le forze progressiste, in particolare, sono rimaste legate ad una visione dell’organizzazione sociale che nel corso degli anni ha evidenziato molti problemi spesso ignorati e che non hanno trovato una sufficiente risposta nella loro elaborazione culturale..

La sfida di modernizzazione che, ad esempio, la nuova dirigenza del PD sta portando avanti incontra forti resistenze all’interno dello stesso partito; mentre, d’altra parte, dovrà ancora fare i conti con la richiesta di un nuovo rapporto di partecipazione del cittadino con le istituzioni, con una ridefinizione del concetto di lotta alla disuguaglianza nelle società moderne, con una ridefinizione del welfare e del rapporto fra l’azione pubblica e l’economia nel segno del supporto all’innovazione e d’indirizzo dello sviluppo.

Dovrà inoltre sfidare sul terreno della costruzione europea resistenze e timori che possono portarci tutti  verso un nuovo , pericoloso e  conflittuale  nazionalismo.

Su queste scelte e su questi terreni sarà possibile misurarsi e vincere la battaglia nei confronti di soluzioni populiste che, se pur oggi sembrano raccogliere consensi, alla distanza possono diventare pericolose per la democrazia e la libertà ed incapaci di assicurare un reale sviluppo e benessere economico e civile delle popolazioni.

La gente desidera una risposta alla propria insicurezza e una speranza per il futuro. Desidera avere la possibilità, con il proprio lavoro, di assicurare un sereno futuro alla propria famiglia. Desidera protezione dalla prepotenza e dall’ingiustizia della corruzione e della delinquenza.

Desidera che sia data la giusta importanza alla meritocrazia ma che anche l’ultimo cittadino abbia il diritto/dovere di vivere con rispetto all’interno della società..E’ disponibile ad accogliere le persone che bisognose bussano alla sua porta ma desidera analogo rispetto per la propria casa e per le regole che la dirigono.

 

http://ciragionoescrivo.blogspot.com

Autore: admin

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