Berto e Maragnani: immagini del rimorso – Chiostro di S. Cosimato, Roma

 

 

BERTO E MARAGNANI: IMMAGINI DEL RIMORSO

 

Gianpaolo Berto


 

In esposizione fino al 27 giugno quadri, assemblaggi e installazioni dei due amici artisti – Al

Chiostro di S. Cosimato, Roma

 

A Roma, nel cuore di Trastevere, il breve tratto di strada tra via Morosini e piazza San Cosimato è dedicato a Roma Libera. In quei pochi metri, il vecchio ingresso pedonale dell’attiguo ospedale Regina Elena è ora luogo di mostre, vernissage, gallerie. Vi espone, dal 15 al 27 giugno, Gian Paolo Berto assieme all’amico Antonio Maragnani.
Intorno al tema dei Rimorsi, i due artisti amici hanno scelto quadri e installazioni di produzione più o meno recente. Il romano Maragnani, gallerista, pittore, con grafica, paesaggi, colori accesi o bianco e nero; l’adriese Berto, artista multimediale, illustratore, con il suo post-realismo di scuola italiana e i ritratti zen a pennarello.
Berto, in particolare, cresciuto nel clima della scuola veneta, prima con Gioli poi con Tono Zancanaro, ha coltivato sempre rapporti con la letteratura, a cominciare dall’incontro con Carlo Levi, e nei primi anni ’70 anche con il teatro d’avanguardia insieme ad Aldo Braibanti. Al 1963 risale la prima esposizione significativa a Modena, al 1979 la prima “antologica” nella sua Rovigo.
Giovanissimo, in una delle visite alla Biennale di Venezia si imbatte in Giorgio de Chirico. Poco dopo, ventenne, quando con la famiglia si trasferisce a Roma, gli chiede di essere preso a lavorare come ragazzo di studio. De Chirico non lo fa, ma anni più tardi, avendo intuito il suo appassionato amore per la pittura (nonché averne apprezzato i giudizi positivi sui nudi del suo periodo classico, malvisti dalla critica), lo ammette nello studio in piazza di Spagna.

Antonio Maragnani

Tra le innumerevoli conoscenze, è poi la volta di Renato Guttuso, il quale così lo definisce: “Mai ho visto in un giovane un più furibondo e ostinato amore per la pittura, un più appassionato desiderio di definire figurativamente i sentimenti”.
Artista fecondissimo, professore di tecnica dell’incisione all’Accademia di Belle Arti, trascorre notti intere a lavorare febbrilmente nello studio: altre le passa a sfamare i barboni di Piazza Vittorio, a ritrarli, a dipingere con loro, oppure a visitare i luoghi monumentali con Ugo Attardi.
Alla base della sua arte, sicuramente il Dada e il Pop, ma anche le suggestioni della pittura vascolare greca, delle icone bizantine, delle Madonne del Bellini. Accanto all’incisione e alla classica pittura di paesaggio ad olio su tavola o su tela, Berto produce acrilici, collages, assemblaggi, appropriazioni, creati con materiali di recupero e vario merchandising.
Tutto era cominciato in maniera quantomeno insolita. Nel 1956, appena sedicenne, riesce a organizzare la sua prima “personale” a Rovigo, nella Piccola Galleria del Polesine di Livio Rizzi. Vi espone fra l’altro un grande quadro ispirato ai contadini polesani che si intitola I consunti. È un tema drammatico, le facce sono malinconiche. Qualcuno ne critica la scarsa piacevolezza. Lo scrittore Carlo Levi, in visita alla mostra, vuol conoscere subito il ragazzo. Sul libro delle firme lascia un messaggio: “I brutti musi sono molto belli. L’arte è fatta di coraggio. Buon lavoro, Carlo Levi”.



 

 

Gianpaolo Berto, Antonio Maragnani
Rimorsi
dal 15 al 27 giugno 2016
al Chiostro di S. Cosimato, via Roma Libera 71/b
tutti i giorni dalle 17.00 alle 19.00
Associazione Culturale A.R.T.A. – direttore artistico Maurizio Pochesci
con il patrocinio di ASL Roma A e Regione Lazio

Autore: admin

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