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Lo spettatore accorto

 


 

 

 

TEATRO, CINEMA E MAGIA

 

“L’arte di Giufà”  di Nino Martoglio

Adattamento e Regia: Laura Giordani. Con: Saro Stella, Marcella Alessi,  Jacopo Raniolo, Francesca Di Stefano, Gino Epaminonda, Nuccia Caracciolo, Angelo Pappa, Antonio Messina.

Nei video: Serena Guzzardi, Giulia Stella, Vera La Rosa, Nuccia Caracciolo, Mario Scirè, Valerio Judica, Renzo Giuffrida, Francesco Nicolosi.

Assistente luci: Antonio Nicolosi.  Assistente audio: Barbara Fasano.  Riprese e montaggio video: “Officina delle visioni” – Barbara Fasano. Teatro di via Tezzano, Catania

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Erich von Stroheim definì il film “Sperduti nel buio” un capolavoro del cinema mondiale. Fu uno dei fortunati che riuscì a vedere l’opera, di cui stranamente si perse ogni copia, dopo la scomparsa di Nino Martoglio,  avvenuta per mezzo di una morte misteriosa, nei primi anni del fascismo. Il grande autore teatrale catanese era anche cineasta, con la sua “Morgana Film”.

“L’arte di Giufà”, che è stata perfettamente rappresentata al Teatro Tezzano, si conclude con una pregevole narrazione (fuori testo e con locandine “apocrife”) del periodo d’oro della cinematografia catanese, epopea che finì dopo la prima guerra mondiale e poi definitivamente con il fascismo, come tante attività al sud. Commedia poco rappresentata, forse anche poco conosciuta. Un motivo in più per narrare la vicenda.

Pepè Moscardino, da tutti chiamato Giufà, è un piccolo possidente che potrebbe vivere decorosamente di rendita con la bella moglie, invece, avendo a carico la suocera ed il cognato scrittore, cerca lavoro quotidianamente. Un giorno, complice un atroce scherzo di una troupe cinematografica, Giufà ed il cognato trovano lavoro presso la “Sicula Film”, l’uno come attore, l’altro come autore. La naturale “vis comica” del protagonista ne fa salire le quotazioni sia nei confronti della produzione, che nei cuori della lascive attrici.

Giunge notizia, alla moglie ed alla suocera, della dissolutezza di Giufà, che non sa dire bugie e neanche di no alle belle attrici. La conseguente irruzione delle due parenti sul set determina uno sconvolgimento totale, addirittura della stessa ragione sociale della casa di produzione: la famiglia sistemata e Giufà che dimostra, come quello delle fiabe, di non essere “babbu” (fesso, dal latino “barbarus”).

Straordinaria messa in scena di Laura Giordani che chiude, con un colpo di maestria, la splendida stagione del “Tezzano”. Ottima l’idea di rimarcare la doppia veste di Martoglio (uomo di teatro e poi di cinema) mettendo in scena pezzi della commedia come brani di cinema muto, proiettati in sala, per saldare abilmente i due atti, resi più snelli. Così la regista risolve sagacemente la eccessiva ampiezza della vicenda e del cast, uno dei motivi delle poche rappresentazioni della commedia.

Raramente nelle stagioni teatrali si può usare l’espressione “dulcis in fundo”, difatti la norma gastronomica difficilmente trova corpo nel “finale di partita” delle compagnie. Siamo sorpresi, come nella “Nozze di Cana”, che il meglio giunga proprio alla fine. Ma ripensando alla scena della commedia dove Giufà degusta i fichidindia, ci sovviene il consiglio che ci dava Carlo Grasso (figlio del Giovanni prim’attore di Martoglio): “Dovete fare come i venditori di fichidindia, l’ultima deve essere la più dolce”. Forse dal DNA dei teatranti catanesi nasce spontanea la dolce magia affabulatrice che ci fa adorare il teatro.

Ma qui la magia è aiutata da una splendida troupe (cinema!) di generosi ed affiatati attori: Saro Stella, bravo protagonista calibrato e saggio, lo aspettiamo in un ruolo tragico; Marcella Alessi, perfetta primadonna che riempie la scena, metronomo recitante; Gino Epaminonda spontaneo ed elegante, dall’impostazione da grande teatrante; Jacopo Raniolo, vera rivelazione, dall’esuberanza domata e la mimica esaudiente; Francesca Di Stefano, straordinaria nel contrappunto e letteralmente esilarante; Nuccia Caracciolo a suo perfetto agio come diva del muto,  popolana contestualmente; Angelo Pappa, bravo nei ruoli di cantastorie e fabbrica-storie, dalla bella voce baritonale e dalla maschera plautina; Antonio Messina calzante nel ruolo che fa pensare all’Italia di oggi, dove uno lavora e cento si divertono.

“At last but not the last”: Barbara Fasano che ha ripreso e montato i deliziosi brani di cinema muto, operatrice che conosciamo anche per il suo lavoro su Alda Merini, con la sua “Officina delle visioni”.

Gli esuberanti ringraziamenti finali condensano la messa in scena, rimarcandone genialità ed affiatamento. Una piece bella e “vera”. Grazie e, veramente, arrivederci!

Autore: admin

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