Umberto ROSSI- Intuizione del ‘tutto’ (“L’uomo che vide l’infinito”, un film di M. Brown)

 

Lo spettatore accorto*

 

 

L’INTUZIONE DEL ‘TUTTO’

 

L'uomo che vide l'infinito
Titolo originale
The Man Who Knew Infinity

Regia Matt Brown

Interpreti:
Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry, Jeremy Northam, Kevin McNally, Richard Johnson, Anthony Calf, Padraic Delaney, Shazad Latif.
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Tipico film britannico elegante ma privo di ritmo, è un biopic sulla breve vita di un matematico indiano del ‘900 che fu accolto al Trinity College di Cambridge con molti dubbi da parte degli accademici i quali non gradivano che un vero genio come lui provenisse da una colonia.

Non è certo il primo lavoro che tratta di scienziati dei numeri – basterà ricordare i recenti La teoria del tutto (The Theory of Everything, 2014) su Stephen Hawking, The Imitation Game (2014) su Alan Turing ma anche A Beautiful Mind (2001) di Ron Howard su John Nash – ma, in questa occasione, il risultato non è convincente. Con un’unica esperienza quale regista del lacrimevole e non riuscito Ropewalk (2000), Matt Brown conferma i suoi limiti che nemmeno la presenza di un buon cast gli permette di superare.

Dovrebbe essere la storia di Srinivasa Ramanujan (1887 – 1920) che incontriamo venticinquenne, impiegato spedizioniere e genio autodidatta, espulso dal college locale a causa del suo studio solitario e quasi ossessivo della matematica. In realtà, al regista – sceneggiatore interessa molto di più la love story del giovane e, successivamente, la grande amicizia che nacque tra lui ed il suo scopritore britannico. Sullo sfondo di un college, raccontato con tutti i luoghi comuni che identificano questo mondo universitario inglese, si incontrano personaggi grotteschi (alcuni autenticamente esistiti come, ad esempio, Bertrand Russell) a cui vengono affibbiate frasi e comportamenti poco credibili.

Se ci si sofferma unicamente sulla ricostruzione di una Cambridge di cento anni orsono, il film è gradevole, se si cerca qualche contenuto interessante la delusione è completa. Jeremy Irons, pur senza impegnarsi troppo, tratteggia in maniera professionale il matematico che capì le potenzialità del ragazzo nato a Erode, in India, ma quando deve esprimere amicizia, appare poco convincente. Dev Patel, inglese di origini indiane, noto soprattutto per l’interpretazione in The Millionarie (2008) di Danny Boyle, ha le fisique du role ma non dispone di una sceneggiatura che gli permetta di rendere credibile questo studioso morto giovanissimo per una malattia contratta in Europa. India Coloniale, 1913. Un giovane indiano, determinato a seguire la sua passione nonostante lo scherno e il rifiuto dei suoi pari, scrive una lettera a professore di matematica del Trinity College di Cambridge.

Lo studioso riconosce immediatamente l’originalità e la brillantezza del talento grezzo del giovane e, contro lo scetticismo dei suoi colleghi, si impegna a portarlo in Inghilterra per potere esplorare le sue innovative teorie. Il ragazzo lascia la  famiglia, la comunità e l’amata moglie per attraversare il mare fino all’Inghilterra, Sotto la guida dell’inglese, il suo lavoro si evolverà in modo esponenziale tanto da rivoluzionare per sempre la matematica e trasformare in maniera irreversibile il modo in cui gli scienziati spiegano il mondo   (*cinemaeteatro.com)

Autore: admin

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