Teatro Massimo Bellini di Catania- Sino al 12 giugno, “Spartakus”, coreografie di Jiri Pokorny

 

 

Teatro Massimo Bellini di Catania

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Dal 7 al 12 giugno    Di scena

SPARTAKUS

della

COMPAGNIA PILSEN OPERA BALLET

 

Musica di
Aram Khachaturian

Libretto di
Nikolaj Volkov

coreografia e regia
Jirí Pokorný

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Fra i miti dell’antica Roma Spartacus è indubbiamente uno fra i più inossidabili e il suo nome è conosciuto universalmente anche da chi sa ben poco di storia antica: il film di Stanley Kubrick del 1960 ha contribuito notevolmente alla celebrità dello schiavo romano ribellatosi al potere e alla prepotenza dei proconsoli romani. Solo ultimamente sono state affrontate le problematiche relative alla vera identità sessuale di Spartacus , (così diffuse nel mondo antico prima dell’avvento del cristianesimo), avendo recuperato diverse scene tagliate piuttosto esplicite ritraenti i rapporti fra Spartacus alias Laurence Olivier e Crasso alias Kirk Douglas.

Naturalmente anche nel balletto di Pokorny, sulle celebri musiche di Aram Khaciaturjan, tali risvolti non sono minimamente presi in considerazione, considerata però l’omofobia vigente nella Russia stalinista e sovietica fino alla caduta del comunismo.   Il grade balletto in quattro atti e nove scene  era stato rappresentato a Catania una sola volta, nel 2007 .

Debuttò al Kirov di Leningrado nel lontano 1956, passando poi al Bolscioi nel 1968 dove proprio  Grigorovic conquistava la celebrità che gli ha permesso poi di essere conosciuto in tutto il mondo proprio con le tournée del Bolscioi .

E’assolutamente diverso da tutti gli altri balletti di repertorio che siamo abituati a conoscere per diversi motivi. In primis per l’assenza del tradizionale atto bianco, archetipo del balletto romantico e ottocentesco per eccellenza, è piuttosto un balletto tipicamente maschile. Spartacus è creazione dove gli ideali di forza e di atleticità vengono esaltati a discapito della grazia e leggerezza immancabili nei balletti di repertorio classico.

Musicalmente travolgente è poi la partitura perfettamente tonale a dispetto della quasi totalità delle composizioni di quegli anni.  L’opera valse a Kaciaturian la lunga emarginazione da parte della critica  che osannava invece l’atonalità imperante nella metà del novecento. Fortunatamente le mode passano e la pregnante teatralità e danzabilità del balletto sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti gli appassionati.

Autore: admin

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