La memoria. Per Gato Barbieri (a due mesi dalla scomparsa)

 

 

La memoria

PER GATO BARBIERI

È morto Gato Barbieri, addio al sax di 'Ultimo tango a Parigi'

 

A due mesi dalla scomparsa (nella foto in alto, anni ottanta, in compagnia di Antonello Venditti)

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Era nato a Rosario, Santa Fe, in Argentina, nel 1932, è morto a New York a 83 anni, Leandro ‘Gato’ Barbieri, sax tenore e compositore. L’ultima vita del gatto randagio con il cappello. Barbieri era chiamato così, el Gato, per il suo modo di passare a suonare tra un club e l’altro, veloce, tra le strade colorate di Buenos Aires, ogni notte con il suo sax. Erano gli anni Cinquanta, il gatto aveva 18 anni, il cappello Fedora a tesa larga, che piegava di lato o in giù. La causa della morte è stata una polmonite, ha detto la moglie Laura, accanto a lui da oltre vent’anni.

Era stato operato da poco, aveva subito un intervento di bypass, ha spiegato la moglie. “La musica era un mistero per Gato, e ogni volta che ci giocava, era una nuova esperienza per lui. Voleva questo, voleva lo fosse anche per il suo pubblico,” ha detto, “è stato gratificato, riconosciuto, e ha potuto portare la sua musica in tutto il mondo. Era il mio migliore amico, sono stata fortunata”. Laura era la sua seconda moglie e madre del suo unico figlio, Christian, che compirà 18 anni domenica prossima.

Il suo stile era ribelle, spericolato, ma comprensibile, quasi accessibile per quanto il jazz possa esserlo, sempre in movimento, curioso. La fama arriva negli anni Sessanta con il free jazz, poi torna nei Settanta, per alcune registrazioni di jazz latino, Gato era affascinato dai suoni delle sue origini, comincia a unire soluzioni tecniche più tipicamente jazzistiche con i ritmi sudamericani. Lo scorso anno, nel 2015, vince un Latin Grammy, premio alla carriera. Era stato fermo negli anni Ottanta, dopo la scomparsa della prima moglie, il suo grande amore, nata in Italia, e sua compagna per 35 anni. Morta per una malattia degenerativa, aveva gettato Barbieri in una depressione che ha sconfitto solo, come diceva, grazie alla musica: “La musica mi ha ridato la vita”. Ma ci sono voluti anni.

Si è risposato nel ’96, e non ha mai smesso di suonare, in questi ultimi anni si esibiva al Blue Note jazz club di New York.

Lo ricordiamo per la colonna sonora di Ultimo tango a Parigi, che gli ha fatto vincere un Grammy nel ’73. Ma in Italia ha collaborato con grandi cantautori tra cui Pino Daniele e Antonello Venditti (sua la parte di sax in Modena).

Pino Daniele nel 1982 a Taranto si è esibito con Gato in un memorabile live che è possibile riascoltare grazie agli archivi Rai. Due anni dopo è stato ospite dell’album Apasionando del sassofonista argentino, per il quale ha composto Terra me siente (testo e musica) e Tiempo buono (musica). Inoltre ha cantato in Terra me siente e suonato la chitarra acustica in Tiempo buono. Incontri, incursioni pop. Il gatto si affacciava ovunque.

La sua colonna sonora per Bernardo Bertolucci è stata uno dei tratti caratteristici del film che fece scalpore nel 1972. Ed è proprio il film interpretato da Marlon Brando e Maria Schneider a dargli il successo mondiale. “Bernardo voleva una melodia sensuale. Mi ha detto, ‘non voglio una musica che sia troppo Hollywood ma neanche troppo europea, che è più intellettuale. Voglio una via di mezzo'”, ha raccontato Barbieri, “sono sempre stato affascinato dal tango, è profondamente legato alla mia anima argentina” ha spiegato in un’intervista del1997, notando poi che la metà di argentini, compreso lui, aveva radici in Italia.

Aveva maneggiato tutto. Figlio di un carpentiere con la passione per il violino, a 12 anni ascolta Charlie Parker (Now’s the Time) e inizia a studiare clarinetto, poi passa a sassofono e composizione.
Addio al sassofonista Gato “gatto” Barbieri, leggenda del sax  (ansa\larepubblica)

Autore: admin

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