Francesco NICOLOSI FAZIO- Lettera aperta. Non fare l’indiano (caso Marò)

 

Lettera aperta

 

 

NON FARE L’INDIANO

Marò, scontro Italia-India

Caso Marò

Al Presidente della Repubblica; Al Presidente del Consiglio; Al Ministro degli Esteri; Al Ministro di Grazia e Giustizia; Al Procuratore della Repubblica di Roma.

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Obama, primo presidente USA, visita Hiroshima. Non chiede ancora scusa. Ma la guerra è la guerra. Mai chiedere scusa. Gli Usa non lo fecero nemmeno all’Italia, era periodo di pace, per la strage del Cernis, quando un caccia dell’Air Force uccise alcuni turisti, tranciando i cavi di una funivia in Friuli. Si seppe che, con un paio di anni d’anticipo, il caccia si esercitava per il Kossovo. In quel caso ci fu un regolare processo verso i piloti, ma, in virtù dei trattati internazionali vigenti, il processo militare si tenne negli USA. Ma la giustizia seguì comunque il suo corso e si giunse ad una sentenza. Per molti governanti mondiali l’espressione “Diritto internazionale” è qualcosa di simile all’ossimoro; tale diritto cresce in proporzione al livello di democrazia vigente nello stato con cui ci si confronta. Difatti il caso Regeni diventa la cartina di tornasole sullo stato della democrazia in Egitto. Anche per questo la Procura della Repubblica di Roma ha giustamente aperto un fascicolo sulla vicenda della tremenda morte del ricercatore italiano.

Il rientro di Girone in Italia è il segnale che il diritto internazionale ha una qualche valenza, nei confronti di quella che è sempre stata definita la “più grande democrazia al mondo”: l’India. Sembra evidente che un fatto tragico, avvenuto su acque internazionali, a bordo di una nave battente bandiera italiana, difesa da militari italiani, debba essere analizzato, anche penalmente, dalla magistratura italiana. Il verdetto sulla competenza territoriale dovrebbe giungere definitivamente entro un paio d’anni da L’Aia. I tempi della giustizia internazionale sembrano non avere nulla da invidiare a quelli italiani.

Ma nelle more che giunga la sentenza, al fine di avvalorare la tesi della competenza italiana sulla vicenda, si ritiene che debba riaprirsi un fascicolo sulla morte dei due pescatori indiani. Tale atto dovrebbe essere quasi dovuto, come per la orribile morte di Regeni, anche per dare maggiore credibilità alla corretta visione del diritto internazionale da parte della nostra nazione, patria del diritto, tout cour. Dopo le tante gaffe di tre anni or sono, il governo ha dimostrato di seguire una linea di coerenza e di difesa degli interessi nazionali, che non ha leso la dignità del grande paese asiatico.

Ma non dobbiamo assolutamente dimenticare che sono morti due padri di famiglia che, anche se di pelle un poco scura, sono stati forse scambiati per pirati somali, ma a 3.000 chilometri dalla Somalia. Aprire un fascicolo darebbe soprattutto un segnale di considerazione per i popoli non occidentali, in un momento in cui la crisi mondiale sta riducendo gli spazi di vivibilità e sopravvivenza per i miliardi di uomini che hanno la sola colpa di essere nati nella parte sbagliata del mondo.

Ma quello che diventa di importanza assoluta è che la nostra nazione deve dimostrare a sé stessa che vuole raggiungere la giustizia e la verità in ogni occasione; inoltre la verità gioverebbe innanzitutto ai nostri marò che altrimenti, essendo innocenti, dovrebbero subire il dubbio di colpevolezza, per sempre.

Questa lettera aperta, rivolta alle massime autorità competenti per la vicenda, vuole spronare la nostra nazione a compiere un atto politicamente e moralmente “Giusto”.

Autore: admin

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