Ci.Ba. – Silenzio, si vota! (“Diario elettorale”, di e con M. Migliucci, al Teatro Studio Uno di Roma)

 

 

SILENZIO, SI VOTA!




Politica, sentimenti e senso civico nell’atto unico di uno scrutatore innamorato – Al Teatro Studio Uno, Roma

Si è concluso in questi giorni nella Sala Specchi del teatro Studio Uno (a Roma, nel cuore di Torpignattara), lo spettacolo Diario elettorale di e con Mario Migliucci. Nell’ambito dell’attuale campagna capitolina, l’atto unico vorrebbe raccontare, generando impeti ironici e sincero amore per la “trasparenza” della democrazia – che tutto intorno a sé dovrebbe rendere “cristallino”, evocando tal genere di esperienze rivissuto in “diretta” per gli spettatori – il corso degli ultimi decenni di vita politica del nostro Paese, a partire dal 1994, con il video di Silvio Berlusconi sulle dimissioni da ogni carica aziendale in vista della “discesa in campo”.

In scena Mario Migliucci, nei panni di se stesso, è accompagnato dal vivo dalla musica di Mariaclara Verdelli al violoncello, con un piccolo xilofono e delle bacchette. La pièce contiene riferimenti al romanzo Che tu sia per me il coltello (1999) dell’israeliano David Grossman e a La giornata di uno scrutatore (1963) di Italo Calvino, anch’esso sotto forma di romanzo. La sala, pur raccolta, è piena, il pubblico attento e familiare, pronto a ridere alla batture divertenti.

La sonorità offerta dalla la voce di Migliucci è altisonante e distinta: eppure, quando – lo confesso, più di una volta – ho commentato a voce bassa la scena con mio marito, per tentare di arricchirne l’essenzialissimo simbolismo con qualche idea associata al momento, o rammaricandomi di alcune soluzioni poetiche rappresentative che non condividevo, dal posto alle mie spalle una giovane signora – credo, non l’ho osservata bene – mi ha più volte rimproverato esortandomi al silenzio, e addirittura, al fine di invitarmi a rispettarlo in misura più convincente, battendomi sulla spalla.



Non era mai capitato prima: pur avendo, ormai, alle spalle quarant’anni di visione di spettacoli teatrali, credevo che l’aspetto cultuale della mise en scène chiusa in se stessa, in un silenzio ossequioso del suo irripetibile hic et nunc, come il gran numero delle avanguardie di fine secolo ha mostrato, fosse per sempre concluso; almeno, dai tempi del saggio L’opera d’arte nell’èra della sua riproducibilità tecnica (1936), del mio perenne ispiratore Walter Benjamin.

E invece sbagliavo. Per quanto assistessimo a un lavoro ispirato alla spontaneità di giudizio democratico delle proprie opinioni politiche, senza condizionamenti o discipline di comportamento, nella Sala degli Specchi esisteva una spinta all’osservazione impegnata e rituale del “rappresentato”, come nei cliché di messa in scena più cerimoniali e celebrati.

Dalla performance di Migliuccio è emerso un calcolato quadro di precarietà e casualità, di corrispondenze linguistiche e fonetiche volutamente – suppongo – elementari. Sullo sfondo, o come intreccio sul quale costruire il resto, un’ipotetica storia d’amore tra il protagonista, scrutatore in un seggio speciale, e una giovane collega (“Donatella della Garbatella”…).

Vera? Dichiarata? Reale e concreta, viva e vitale? O, come qualche volta accade alle intenzioni dichiarate in campagna elettorale, che dopo il meccanismo del voto, dichiarando vincitori e vinti, si dissolvono nel tempo a venire? Ma quando verrà questo tempo? Cerchiamo allora di scegliere bene chi lo deciderà, in silenzio o commentando. Oppure facendo teatro.




Diario elettorale
di e con Mario Migliucci
musiche dal vivo Mariaclara Verdelli
contributi video Gianluca D’Apuzzo
luci Adalia Caroli
produzione Terre Vivaci

 

Come è accaduto per alcune recensioni teatrali, l’amico Charles MecCharles ha scritto per noi questi versi ispirandosi alle note su “Diario elettorale”. Grazie da parte di tutti.

Buonasera signorina buonasera / come è bello stare a teatro e sognar / mentre in ciel sembra dire / buonasera / alla vecchia luna che / in silenzio appar e sussurra:/ silenzio, si vota! / Ogni giorno incontriamoci / l’innamorato scrutatore, / deciso a far sì che la finzione / si confonda alla realtà. / Quante cose abbiamo sospirato / tacendo / sulle poltrone più pettegole del mondo. / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina buonasera / come è bello stare a votar e sognar / mentre il ciel sembra dir / sognatore / e la vecchia luna / che ammicca appar turbata. / Ogni giorno c’incontriamo / nei sogni, / dove par che la discesa / discenda in un campo! / Quante cose abbiam detto / ammiccando / in quell’angolo di democrazia, / quante volte ho sperato / in verità! / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina buonasera / come è bello stare a teatro e sognar / mentre in ciel sembra dire / buonasera / alla vecchia luna che / in silenzio appar e sussurra: / silenzio, si vota!. / Ogni giorno incontriam / l’innamorato scrutatore, / deciso a far sì che la finzione / si confonda alla realtà. / Quante cose abbiamo sospirato / tacendo / sulle poltrone più pettegole del mondo. / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina buonasera / come è bello stare a votar e sognar / mentre il ciel sembra dir / sognatore / e la vecchia luna / che ammicca appar turbata. / Ogni giorno c’incontriamo / nei sogni, / dove par che la discesa / discenda in un campo! / Quante cose abbiam detto / ammiccando / in quell’angolo di democrazia, / quante volte ho sperato / in verità! / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina / Excuse me! Excuse me please! / Buonasera signorina buonasera / quante cose abbiam sperato sospirando / in quel segreto seggio d’insana virtù: / non il gregge, sia vincitor l’uomo! / Quante volte ho sussurrato t’amo democrazia! / Quante volte ho sussurrato / buonasera signorina buonasera / kiss me goodnight!

Autore: admin

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