Francesco NICOLOSI FAZIO- Babbi in love (“Ti lovvo” di F. Abate. Regia P. Milazzo. Al Canovaccio, Catania)



Lo spettatore accorto

 

 

BABBI IN LOVE


“Ti lovvo”

Di Francesca Abate.  Regia: Plinio Milazzo

Con Giuseppe Calaciura, Plinio Milazzo, Francois Turrisi, Ester Anzalone.  Luci e suoni: Gabriella Caltabiano.  Al Teatro del Canovaccio – Catania

“Love is just a chickpeace soup”

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Un paio di giorni fa, parlando di economia, Brexit e Trump, si ricordava “All we need is (his) love” che comincia con le prime 18 note della Marsigliese, per protesta contro la Francia che non voleva la perfida Albione nell’allora MEC. I Beatles giocavano tra “is love” ed “his love” che veniva così effettivamente pronunciato nella canzone, facendo intendere che tutti all’epoca avevano bisogno dell’amore (his love) di De Gaulle, come fosse un dio. Lo spettacolo di Francesca Abate si apre e si chiude con questa canzone degli scarafaggi.

L’arte, la cultura e la letteratura hanno sempre giocato con l’amore. Dalle “Metamorfosi” al “Sogno di una notte di mezza estate” l’oggetto/soggetto dell’amore si trasforma: prima, durante e dopo. Sublime modernizzazione della commedia di Shakespeare è il capolavoro di Billy Wilder “A qualcuno piace caldo” dove il caldo dovrebbe essere il jazz, mentre invece si parla d’amore. Alla fine del film un uomo innamorato scopre il vero sesso di Jack Lemmon, commentando con la celeberrima: “Nobody is perfect!”. Miracoli dell’amore.

“Di cosa parliamo, quando parliamo d’amore (d’onore)?” Il tra parentesi è enigma mafioso, non d’amore. La comicità del testo di “Ti lovvo”ci trascina nel calembour, elemento essenziale della risata, come il gioco di situazioni, che ci fa ridere sia per l’assurdità che per la “normalità” delle vicende rappresentate. Commedia di molti strumenti attrezzata  Forse sarebbe gradito un sunto della vicenda, si usa un termine contraddittorio, nei termini: “Si-no-ssi”.

Tre pazienti sconosciuti sono convocati nel medesimo orario da una molto avvenente psicanalista. Di cosa hanno bisogno? E’ ovvio: dell’Amore. Dopo le prime divertenti schermaglie che stabiliscono i ruoli psicologici (!), ciascuno dei tre si distende sul divano dell’attesa, per narrare il suo “vissuto”. Si aprono tre siparietti che hanno per protagonista, sempre negativo, ciascun paziente: il cornuto, l’indifferente, il single per rifiuto, altrui. Si aprono tre mondi comici dove i meno lungimiranti si ostinano a vedere il vicino e/o l’amico, mentre gli episodi parlano, in qualche percentuale, di noi tutti. La vicenda è ben riferita ai tempi odierni, dove si cerca di compensare l’infelicità con la tecnologia. Il finale, a sorpresa, si fonda sulla statuaria bellezza di Ester Anzalone che, molto generosamente, si accolla un “passaggio di sponda” inverosimile.

Risate liberatorie che si basano soprattutto sulle capacità degli attori: Giuseppe Calaciura che con il suo straniamento elegante ed anglosassone ci fa sentire tutti felicemente cornuti; Plinio Milazzo mattatore mimetizzato che sorregge, anche grazie al doppio ruolo, la verve delle vicende; Francois (insistiamo!) Turrisi che madre natura ha dotato di una maschera mimica straordinaria, che ci ricorda l’immenso Fernandel (capito?); Ester Anzalone che interpreta, da sola, l’intero universo dell’eterno femminino. Una citazione dovuta va Gabriella Catalano che, nei pochissimi giorni delle prove, è riuscita a reggere benissimo il “dietro le quinte” dello spettacolo.

“Love is just a chikpeas soup” da tradursi in “Amuri è broru i ciciri” come pure il titolo di questo articolo è una errata pronuncia di “Baby in love” che ricorda pure “Babb’i l’ova”.

La stagione del Canovaccio chiude con il sorriso, che comunque fa pensare. Parafrasando il grande Dario Fo potremmo dire “Ci ragiono e recito”. Una presenza necessaria nel panorama culturale catanese dove, come direbbero a Roma il “Facce ride!” è il massimo dell’ambizione. Invece, oggi più che mai, c’è bisogno di Teatro con la “T” maiuscola, che metta insieme Shakespeare, con il Teatro Civile, il Teatro di ricerca e l’intrattenimento. Restando il Teatro l’unica oasi di libero pensiero della cultura italiana.

Grazie e  alla prossima stagione.

Autore: admin

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