Luisa MARIANI- In punta di naso. Conversando con Elio Pandolfi (seconda parte)

Seconda parte dell’incontro che Luisa Mariani ha avuto con Elio Pandolfi, tra i  più longevi e massimi interpreti dello spettacolo italiano, così denso di calore e colori, ci suggerisce di dividere in due parti -consequenziali – l’ articolo\intervista

 

In punta di naso*

Suoni , Odori, Sapori, Percezioni, Sguardi

 

Conversando con

 

ELIO PANDOLFI

Nastro d’Argento 2016 come migliore attore protagonista della sezione docufilm.

Premio assegnatogli dal SNGCI (Sindacato nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) per il documentario di Caterina Taricano e Claudio de Pasqualis

“A QUALCUNO PIACERA’???”

Mimo-ballerino, attore, imitatore, cantante, doppiatore, regista, film maker, un artista a tutto tondo di proteiforme ingegno ed eleganza.

****

Caro Elio, eccoci di nuovo insieme. Devo dirti che non finisci mai di stupirmi, guardando l’enciclopedia del doppiaggio italiano di Antonio Genna ho scoperto un’infinità di altri attori magistrali a cui hai prestato la voce: Philippe Noiret in “Colpo di spugna”, “Fort Saganne”, “Volto segreto-Masques”… Spencer Tracy in “Furia”, “Gli uomini della città dei ragazzi”, “L’esploratore scomparso”… Antony Hopkins ne “Il gobbo di Notre Dame”, per non parlare del doppiaggio di Greta Garbo e Robert Taylor in alcune scene del film “Margherita Gautier” viste all’interno del film “Ponte verso il sole” e di Rina Morelli in una scena del film  “Gli zitelloni”. Hai vinto anche la prestigiosa targa Gualtiero De Angelis nel 1977 al Festival del Doppiaggio “Voci nell’ombra”. Nel 2013 poi, nell’ambito dello storico premio “Una vita per il cinema”, ricevi la medaglia d’oro, un altro magnifico riconoscimento per la tua camaleontica abilità di doppiatore. Non a caso nello stesso anno “Un’orchestra di voci: Elio Pandolfi attore, cantante, doppiatore” è il titolo di una tesi di laurea discussa con successo all’Università degli studi di Firenze.

Ma un’emozione ancor più forte si prova nel sentirti raccontare episodi della tua variegata attività artistica perchè i ricordi sfilano vividi, penetrano come particelle energetiche e dinamizzano   momenti di storia dello spettacolo, ritratti di costume, ricomponendo un mosaico di un’umanità di un tempo perduto.

I tuoi esordi furono speciali, era il 1945 quando nell’Istituto Tecnico Commerciale “Vincenzo Gioberti” di Roma, dove alloggiavi con la tua famiglia essendone tuo padre il portiere, e precisamente nei locali della palestra, si organizzò la messa in scena di “Addio Giovinezza” – felice commedia del primo novecento nata dalla penna di due giovani autori Sandro Camasio e Nino Oxilia – con un cast di giovani artisti d’eccezione: Giorgio De Lullo e Nino Manfredi, alla regia, Franco Giacobini nel ruolo di Leone, tu interpretavi Mario, il protagonista, e una tua compagna di scuola Dorina. Purtroppo il giorno del debutto fu rattristato dalla perdita della tua sorellina Marisa e la rappresentazione fu annullata.

Tuttavia sulla spinta di tua madre Maria, che ti aveva educato all’ascolto della musica e aveva intuito i tuoi talenti, riprendi a testare la tua espressività realizzando con i compagni di scuola una serie di concerti. Memorabile la tua interpretazione di “Lili Marleen”, la canzone dei soldati di tutti i fronti, che Marlene Dietrich durante la seconda guerra mondiale, fuggita dai nazisti negli Stati Uniti, cantò per le truppe alleate rendendola famosa in ogni angolo della terra. I tuoi compagni facevano il coro sotto la tua efficace direzione, con i vestiti laceri e in atteggiamento sofferente sottolineavano la nostalgia per gli affetti lontani di sei milioni di soldati, non solo dei tedeschi ma anche dei loro nemici.

Gli incontri con il maestro Gastone Tosato in Santa Maria in Vallicella a Roma, tradizionalmente detta la Chiesa Nuova, dove tua madre ti aveva mandato a fare il chirichetto, con Padre Angelella, tuo professore di religione, che ti incaricò di leggere dei testi sacri nella Sala Borromini e infine la conoscenza di Padre Gallo, sacerdote gesuita che t’invitò ad esporre le Confessioni di Sant’Agostino all’Università Pontificia Gregoriana, furono tappe formative e propedeutiche alla tua introduzione alla Radio Vaticana, dove inizierai con il notiziario imparando quattro lingue con i padri lettori stranieri.

A questo punto della narrazione   mi sorprendi con un’altra esperienza che accende di luce i tuoi occhi. Un viaggio su un mulo dalla stazione di Sulmona verso un eremo nelle montuose vicinanze, dove ti recasti per un ritiro spirituale: “…era primavera inoltrata quando scoprii incastonato su un picco un convento tutto ad archi inghirlandati di rose…quatto frati mi vennero incontro, quattro persone meravigliose che mi iniziarono ad una vita dedita alla riflessione, al silenzio, alla preghiera e al canto. Scoprii i canti gregoriani e la felicità terapeutica che procurano allontanando ogni ansia insieme alla preghiera di domanda e di intercessione fatta per sé e per gli altri. Le mie giornate erano scandite dalle funzioni liturgiche, il rosario, le letture… mi svegliavo alle cinque del mattino in un antico letto di ferro battuto, turbato dal profumo del pane che faceva Padre Gherardo… ricordo che non voleva che lo mangiassi caldo perché fa male, diceva. In questo clima sospeso nel tempo e nello spazio, un giorno mi ritrovai a pregare ai piedi di un crocione che si ergeva su un pinnacolo roccioso e, lì nell’immensità di un assoluto silenzio, mi addormentai pacificato… non c’è cosa più bella della scoperta della quiete interiore!” La tua espressione, i bagliori che emani in questa confessione di paradiso perduto mi aprono all’improvviso una finestra sull’universo della poesia di Giuseppe Ungaretti

“Mattina”, composta dai due splendidi ed emblematici versi

M’illumino/ d’immenso.

Scritti il 26 gennaio 1917, durante la prima guerra mondiale, sul fronte del Carso dove Ungaretti prestava servizio militare, mentre da una postazione dell’altopiano guardava il sole che sorgeva sull’Adriatico infondendogli la speranza di un nuovo giorno, lontano dalle atrocità belliche e vicino alle bellezze del creato.


E poi finalmente, dopo il diploma da ragioniere tanto voluto da tuo padre Saturno, entri all‘”Accademia Nazionale d’Arte Drammatica”. Siamo alla fine del 1945, fra i tuoi compagni di corso artisti che insieme a te faranno la storia dello spettacolo italiano: Bice Valori, Rossella Falk, Gianni Bonagura, Fulvia Mammi, Gabriella Genta, Mario Ferrero, Franco Giacobini, Adriano Micantoni, Francesco Savio (Pavolini).

Un tram attraversa la nostra conversazione perché rievocando il passato mi proietti nel vagone in cui salivi ogni giorno per andare in Accademia. Con la tua voce riesci a riprodurre il rumore del tram simile ad un canto, con le sue fermate, il suo arrancare nei percorsi più arditi, singhiozzante in salita e allegro andante sulle discese: a piazza Cavour entra la tua amata amica, Bice Valori, a piazza della Libertà la fascinosa Flora Clarabella… e così via fino alla fermata in Piazza della Croce Rossa.

La tua qualità di abile imitatore darà presto i suoi frutti: il presidente dell’Accademia, Silvio D’Amico, ti segnala alla direzione del teatro La Fenice di Venezia, dove nel 1948 verrai ingaggiato come mimo/ballerino nell’opera “Les Malheurs d’Orphée”, scritta da Darius Milhaud nel 1924, rappresentata con la direzione del maestro Guido Cantelli.

Seguirono il documentario sulla vita di Gaspare Spontini, il maggiore compositore musicale presso la corte di Napoleone Bonaparte prima e di Luigi XVIII dopo, per la regia di Gian Maria Cominetti e la partecipazione a “I giorni della vita” di William Saroyan, piéce tra l’altro vincitrice nel 1940 del premio Pulitzer.

Successivamente con l’aiuto di Bice Valori, tua particolare estimatrice, riesci a superare un’audizione radiofonica e per tre anni di seguito lavori nella Compagnia del Teatro Comico Musicale di Radio Roma.

Da questo momento inizia il decollo professionale con una serie di scritture teatrali, radiofoniche e televisive. Tra le quali quella riferita al XXXV giro d’Italia del 1952, in cui sperimenti la diretta radiofonica in una trasmissione seguitissima “Il Milleruote”, diventa occasione preziosa per far emergere la tua verve ironica nei commenti dal vivo sugli esiti della gara ciclistica, con personaggi mitici come Coppi, Bartali, Van Sternbergen, Magni…

Ma un’altra passione è in agguato, fare cinema. Proprio in quegli anni acquisti dalle sorelle Bolaffi di Roma la leggendaria Paillard Bolex, cinepresa e proiettore, girando nel tempo circa 2000 filmati amatoriali. Alcuni di questi interpolati nel film in prossima uscita “A qualcuno piacerà???”.

Nel frattempo lavori nella prima compagnia di rivista della Rai TV di Milano con Febo Conti, Sandra Mondaini, Antonella Steni, Erika Sandri, Pietro de Vico, Ermanno Roveri, Nuccia Bongiovanni e Nicla di Bruno. Nella rivista di Verde Age e Scarpelli “Festival” (1954), interpreti Alberto Lionello, Nino Manfredi, in una significativa affermazione nonostante reciti in un solo sketch, Raffaele Pisu, Henry Salvador e la superlativa Wanda Osiris, la cantante/attrice/soubrette detta divina Wandissima che “inventò un modo tutto suo di stare sulla scena, creando un clima particolare che incantava. I suoi eccessi di piume e paillettes, il suo straripante profumo Arpège che inondava il palcoscenico insieme ad enormi fasci di rose, i suoi eleganti ballerini, selezionati da lei stessa, che l’attorniavano nella discesa di scale hollywoodiane, tutto questo concorreva in quel momento a creare una visione spensierata e il sogno di una possibile felicità in un’Italia traumatizzata dalla seconda guerra mondiale” Consulente artistico uno dei nostri raffinati e significativi registi, Luchino Visconti, nomination al premio Oscar 1969 per la migliore sceneggiatura con “La caduta degli dei”, per non citare i David di Donatello assegnatigli come migliore regista nel 1971, 1973 e 1975 rispettivamente per i film “Morte a Venezia”, “Ludwig” e “Gruppo di famiglia in un interno”. Da ricordare, inoltre, che nel 1957 vinse il Leone d’argento a Venezia con le “Notti bianche” e nel 1960, sempre a Venezia, il Gran premio della giuria per il film “Rocco e i suoi fratelli”.

Ora si avvia un altro percorso della tua carriera perché Luchino Visconti apprezza la tua arte e ti affida nel 1957 il ruolo del soprano Carluccio nella commedia di Carlo Goldoni “L’impresario della Smirne”, realizzata con musiche di Nino Rota ed un cast di singolare rarità: Rina Morelli, Paolo Stoppa, Corrado Pani, Giancarlo Sbragia (a cui succederà Sergio Fantoni), Ilaria Occhini, Edda Albertini, Marcello Giorda, Enrico Ostermann. Nello stesso anno consegui un particolare successo nella commedia musicale “Carlo non farlo” della premiata ditta Pietro Garinei e Sandro Giovannini, riconosciuti autori di quarantanove copioni, organizzatori di tournée in oltre venti nazioni, una sigla che ha fatto la storia dello spettacolo e della televisione italiana. Sono loro gli ideatori della fortunatissima trasmissione “Il Musichiere” condotta da Mario Riva. Anche in“Carlo non farlo” sei in buona compagnia con Carlo Dapporto, Lauretta Masiero, Valeria Fabrizi e il Quartetto Cetra.

“In una delle tante serate organizzate a casa Visconti, nella sua villa romana sulla Salaria, dove interveniva un nutrito gruppo di celebrità, presento con la ELPA Production “Ombre” film in 8 mm da me scritto, prodotto, diretto e interpretato. Vesto i panni di tre suore: la reverenda madre, Suor Clotilde e Suor Resurrezione la protagonista, di nome Anna prima di prendere i voti. Mia madre, Maria Queroli, nel film è la genitrice di Anna e la sua amica Anna Pacifici, una cartomante nella vita e sulla scena. Mia sorella, Lucilla, operatore di ripresa e aiuto regista. Il film oggi ha il sonoro e ho vinto anche un premio e le musiche inserite sono state orchestrate da Frank Skinner; all’epoca, nel 1953, a casa Visconti, facevo tutto in diretta: doppiaggio, rumori di scena… Luchino, strabiliato, mi chiese dove avessi imparato la tecnica del cinema. Andando al cinema, risposi. Esercitandomi al Gioberti con i miei compagni di scuola: alla lavagna disegnavo i personaggi, inventavo le trame lì per lì e le insonorizzavo dal vivo. Altre volte disegnavo e dipingevo lunghe lastre di vetro, le montavo sulla lanterna magica ed io stesso facevo le voci di tutti i personaggi della storia, i versi degli animali che entravano in scena, le sonorità del quotidiano, fruscii, cigolii, calpestii, tumulti… Luchino mi disse che avevo il dono della misura e una faccia comunicativa per cui potevo fare tutto”.

Nel 1961 mentre sostituisci Raffaele Pisu, chiamato alla TV di Milano, in uno spettacolo alla Casina delle Rose a Villa Borghese, famoso ristorante /teatro all’aperto, ti giunge la proposta di Antonella Steni per fare un duo. Nasce così una collaborazione artistica di lunghi successi, della   durata di quasi undici anni. In “Scanzonatissimo edizione 1963”, spettacolo di satira politica e di costume scritto da Dino Verde, si unisce a voi Alighiero Noschese: il Parioli, il teatro dove vi esibite, sarà esaurito per cinque mesi. Poi in TV con “Sveglia ragazzi”, trasmissione del 1964 di e con Marcello Marchesi, la coppia Steni/Pandolfi farà ancora centro con due personaggi molto amati “I siculissimi”. Arriva “Scanzonatissimo 1965” al teatro Sistina con la coppia Steni/Pandolfi, Alighiero Noschese, Pippo Baudo, Gisella Sofio… e di nuovo è trionfo.

Elio e il cinema.

Il suo esordio è nel 1952 in “Zibaldone n.1-Altri Tempi” di Alessandro Blasetti, il regista fondatore del cinema moderno italiano che sperimentò per primo in Italia il sonoro (Resurrectio del 1930) e il colore (Caccia alla volpe nella campagna romana del 1938). Questo è il primo film ad episodi dove Elio è lo Sposo, protagonista della vicenda “Pot-pourri di canzoni”.

Seguirà “Noi duri” (1960) di Camillo Mastrocinque con Fred Buscaglione, Totò, Paolo Panelli, Scilla Gabel, Bice Valori ed Elio nel ruolo di Don Serafino Alvarez.

Nel 1966 lavora in un film di Mario Mattoli “Per qualche dollaro in meno”, una parodia del film di Sergio Leone, padre degli spaghetti- western universalmente riconosciuto come l’innovatore del linguaggio dei gangster movie. Partecipano al film Raimondo Vianello, Lando Buzzanca e la magnifica attrice/soubrette Gloria Paul. Elio è interprete del ruolo affidato da Sergio Leone a Gian Maria Volontè. Di Marco Mattoli si ricorda la felice intuizione di realizzare gli spettacoli di rivista con gli attori di prosa. E così dalla rivista, infatti, passarono al cinema grandi protagonisti come Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Macario….Alcuni dei suoi film, in particolare quelli con Totò (Miseria e nobiltà, Un turco napoletano, Signori si nasce), sono oggi considerati dei classici del cinema italiano.

Nel 1981 un altro film, mai uscito in Italia, entra a far parte dell’esperienza cinematografica di Elio: “Priest of love” sulla vita di D.H. Lawrence, regia di Christopher Miles con IanMcKellen, Janet Suzman, Ava Gardner.

1999 partecipa al film di Lina Wertmüller, la prima donna candidata all’Oscar come migliore regista per Pasqualino Settebellezzenella cerimonia del 1977. Il film è“Ferdinando e Carolina”, ambientato alla corte di re Ferdinando di Borbone ai tempi del suo matrimonio con Maria Carolina d’Asburgo-Lorena e tu interpreti l’abate Galiani.

Tornando alla televisione:

“Zabum” di Mario Mattoli (1964) con Walter Chiari, Gloria Paul, Antonella Steni, Le Bluebell;

la serie televisiva in 12 puntate “Il triangolo rosso” (1966/67) prodotto da Iacopo Rizza con Jacques Sernas, Ivo Garrone, Elio nel ruolo di un brigadiere della stradale.

La commedia musicale.

Alcune fra il suo svariato repertorio: “Alleluja brava gente” di Pietro Garinei e Sandro Giovannini scritta in collaborazione con IaiaFiastri (1970), interpreti Renato Rascel, anche autore delle musiche insieme a Domenico Modugno, Mariangela Melato, Giuditta Saltarini, Gigi Proietti, “un attore che ha il senso del gioco nella recitazione” afferma Elio, che sulla scena è l’Archiepiscopo Lotario;

1980“Accendiamo la lampada” con Johnny Dorelli e Gloria Guida, due atti scritti da Pietro Garinei in collaborazione con Iaia Fiastri, musiche di Armando Trovajoli. La commedia è l’ultima scritta da Pietro Garinei dopo la morte di Sandro Giovannini.

La radio.

Un tuo grande amore.

1986-87-88 sei impegnato in un pregiatissimo programma “Mi racconti una fiaba” a cura di Mirella Mazzucchi e Paolo Leone. Nel 1989 ne “Il signor Bonalettura”, per la regia di Massimiliano Fasan, con Alessandro Cecchi Paone e Claudio De Pascalis. E poi tanti altri programmi… Per Rai Radio Tre dal 1996 al 2005 sei ad “Hollywood Party”, un programma dedicato al cinema, condotto da Steve Della casa e Alberto Crespi. Poi, finalmente nel 2002, una trasmissione tutta tua, la rubrica “Di tanti palpiti” che dirigi da solo attingendo a tutto il tuo materiale di archivio sulla lirica.

Ma il tuo desiderio più grande è “fare l’Opera”.

Da piccolo dicevi ai familiari: “Un giorno canterò all’opera!” Di rimando tua nonna diceva “…si, si.. all’opera pia”.

Invece hai cantato ne “La Vedova Allegra”- l’operetta musicata nel 1905 da Franz Lehar su libretto di Victor Lèon e Leo Stein – con la memorabile regia di Mauro Bolognini,“il più proustiano dei nostri registi per la sua straordinaria capacità di ricreare ricordi, atmosfere, memorie del passato e per lo stile raffinatissimo, soprattutto sul versante iconografico, così ricco di riferimenti alla pittura e all’architettura.”Una citazione di Pietro Bianchi, acuto critico cinematografico, saggista, colto letterato. Infatti, nella sua attività di regista di cinema e di opere liriche si ritrovano echi ispirati ai Macchiaioli, a Boldini, a De Pisis, a Renoir.

Siamo nel 1985, il debutto di Elio/Niegus avviene al teatro San Carlo di Napoli. I costumi sono del prodigioso Piero Tosi realizzati da Tirelli. I cantanti:Raina Kabaivanska, struggente Hanna Glawari, Mikael Melbye, un appassionato Danilo, Max Renè Cosotti, un impavido Camillo de Rossillon, Daniela Mazzucato, una vivacissima Valencienne …. il direttore è un possente e magnetico Daniel Oren , il corpo di ballo del teatro San Carlo con il Can Can Ensemble del lido di Parigi, infine, s’inseriscono a raffigurare un’irrefrenabile voglia di vivere. Un tripudio!

Della tua interpretazione di Njegus, il maestro Francesco Maria Colombo scrisse sul Corriere della Sera: “Bastano pochi gesti, un’inflessione dell’accento di Pandolfi a far capire cosa sia l’operetta: gentilezza, astutissima innocenza, assoluto rigore. Il suo elegantissimo ministro, intrigante, commovente Njegus è sublime lezione di stile …”

Elio mi confessa che Mauro Bolognini ‘in primis’ avrebbe voluto mutare questo personaggio in chiave femminile ed aveva pensato a Franca Valeri, ma avendolo visto in Tv, cambiò idea e lo chiamò. Da quel debutto Njegus terrà compagnia ad Elio dal 1985 al 2010. Tanto che gli viene assegnata anche l’aria scritta per le recite londinesi nel 1907: Stanotte faccio il parigin!.

Si spalancano le porte della lirica. Nel 1994 affronti il ruolo di Spallanzani ne “I racconti di Hoffmann” di Jacques Offenbach con la direzione del maestro Richard Bonynge. In seguito interpreterai lo stesso ruolo con la direzione di Peter Maag ed Alain Lombard.

Nasce intorno al 2000 il recital“Operettamonamour”, oltre 250 concerti fino ad oggi in giro per il mondo con la direzione di Marco Scolastra. Un mosaico di arie d’opera e brani strumentali di operette: “Pierino e il lupo” Prokof’ev, “Babar l’elefantino” di François Poulenc, “Sport e Divertissements” di Satie, “Le Vispe Terese” (Crestomazia Apocrifa Monotematica di Luciano Cecioni, con musiche scelte ad hoc), “Il Concerto della demenza” di Vieri Tosatti (eseguito in prima assoluta nel 2005 al Festival dei due Mondi di Spoleto), “Assolutamente Stecchetti” in forma di concerto, “La Vedova Allegra” di Lehàr, “Bohème” di G.Puccini (il narratore).

Si susseguono altri spettacoli, altri ritorni a Rai3 con “Hollywood Party” nel 2011 e nel 2013, seipuntate per Rai Radio3 de “Il paese del sorriso” nel 2014 e poi il film “A qualcuno piacerà???” (Storia e storie di Elio Pandolfi, regia di Claudio De Pascali e Caterina Taricano, soggetto di Steve Della Casa) ) per cui ricevi il Nastro D’argento 2016 come migliore attore protagonista della sezione docufilm.

Nel film ripercorri la tua carriera, i tuoi incontri speciali: Bice Valori, Marcello Mastroianni conosciuto in casa del regista Lucio Chiavarelli, Federico Fellini che ti fece interpretare un singolare presentatore di abiti ecclesiastici nel film “Roma” e doppiare moltissime voci, inventando anche nuove lingue come in alcune sequenze di Satyricon….

Il tutto è raccontato con passione, humor, ironia, arguziae grande sensibilità mescolando spezzoni di film di repertorio e altri girati da te, come quello di una gita alla “Vecchia Pineta” di Ostia dove si ritrovano i tuoi amici. In un clima di frizzante allegria incontriamo Flora Mastroianni, Bice Valori, Paolo Panelli, Nino Manfredi e sua moglie Erminia, Lina Wertmüller, Carlo Giuffrè, Franco Fabrizi, Ruggero Mastroianni e una splendida Silvana Pampanini.

Aneddoti e vicende si rincorrono in un andante con brio nei tuoi ricordi di felici stagioni di creatività, intervallati dagli interventi di personaggi come Bruno Montinaro, Gisella Sofio, Gigi Proietti, Carlo reali e Gloria Paul. Non aggiungo altro, lascio al pubblico il piacere di godersi lo spettacolo.

Autore: admin

Condividi