Nicolò OLLINO- Dati Istat. La bomba sociale è innescata…

A che punto è la notte



LA BOMBA SOCIALE E’ INNESCATA

MANIFESTAZIONE CGIL CONTRO IL JOBS ACT

La miccia va tagliata, altrimenti esploderà

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Il nuovo rapporto istat su lavoro, giovani e famiglie, in occasione dei 90 anni di vita dell’istituto raccontato vividamente sulle pagine del Manifesto di oggi (Ciccarelli, Carra, Gonnelli e Saraceno) è sconfortante, fa male al cuore e per quanto prevedibile racconta di un paese socialmente terremotato e inospitale.

Andiamo sinteticamente a vedere alcune statistiche e dati, anche se mi permetto di consigliarvi la lettura integrale solo se, di recente, non avete sofferto di crisi depressive, o di panico.


In generale

– La disuguaglianza economica tra benestanti e indigenti cresce in Italia tra il 1990 e il 2010 più che in ogni altro paese sondato al mondo ad eccezione del Regno Unito. Parliamo del 63% (Uk 79%, Fra 37%).

– la povertà relativa (povertà assoluta + border liners) è dal 2014 al 19%, tra ’97 e 2011 era al 12%.

– le famiglie che “vivono” senza reddito da lavoro (6 milioni di persone) sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% del 2015 (24,4% al sud).

– i ricoveri sanitari calano del 4% dal 2009 al 2014: tagli e blocco del turnover,


I giovani

– il 62% dei trentenni vive oggi ancora in casa dei genitori.

– solo il 53% dei neolaureati dopo 3 anni dalla laurea trovano un lavoro “ottimale” in base al percorso formativo.

– diminuiscono i laureati, e tra quelli che lo sono (purtroppo per loro, a fatica sprecata), molti vengono considerati “sovraistruiti” dal mercato del lavoro disponibile.

– crescono tra i giovani lavori in turismo, ristorazione, negozi, cura estetica. Generalmente sottopagati si accompagnano all’esplosione dell’utilizzo dei voucher, +45% nel 2015


Anziani e Pensioni

– gli over 64 sono 161 ogni 100 under 15, con un trend crescente. Dopo Germania e Giappone siamo in testa alla classifica mondiale.

– l’età di conseguimento della pensione aumenta in media da 62,3 a 63,5 anni.

– anzianità contributiva: chi va con contributi fino a 35 anni scende dal 54,9 al 37,5% (2003-2014), chi tra 36 e 40 scende da 37,6 a 33,7%, mentre sale chi va in pensione con più di 40 anni di contributi: da 7,6 a 28,8%.

– i nati negli anni ’80 smetteranno di lavorare a 75 anni, con pensioni infime o assenti.

– dal 2032 pieno vigore del sistema pensionistico contributivo pieno.

Si può dire senza venire accusati di essere gufi che questo paese o cambia o muore. O comincia a riorganizzarsi in senso opposto rispetto al trend degli ultimi anni oppure tra 15 anni i giovani saranno in larga parte emigrati o poveri, gli anziani in condizioni da fine 800 (rileggere Verga, Zola, Hugo), la sanità disgregata e azzerate le possibilità di ripresa generale.

La bomba è stata innescata ormai, sta a noi tagliare collettivamente la miccia prima che esploda!

Organizziamoci, portiamo questi dati ovunque e discutiamoli per costruire l’alternativa, scendiamo in piazza, e con questo bagaglio di esperienza costruiamo un partito, un soggetto collettivo che dia voce agli esclusi di oggi e domani.

Autore: admin

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