Giuseppe ARDIZZONE- Io Racconto. Kenia (anche quella mattina , Cesare….)

Io   Racconto

 

KENIA

Anche quella mattina, Cesare uscì dal negozio in Via dell’Omo ed   entrò nella sua fiammante Alfa Romeo per andare in banca.

 

Più che un negozio era un’ampia esposizione di radiatori, stufe ed articoli per impianti di riscaldamento; mentre, nel retro, vi era proprio il capannone artigianale, dove venivano realizzati i prodotti e vi erano  gli spogliatoi e gli uffici. Non era niente male per uno che aveva cominciato come garzone di bottega a Centocelle, pensò Cesare. A Centocelle c’era pure nato e cresciuto in via dei Gerani, dove si poteva ancora giocare per la strada, nel dopoguerra, con gli altri ragazzi. Qualche volta, ci si divideva in bande avversarie e si arrivava sino nei campi, dietro le case, a combattere, tirandosi le pietre ed, alla fine, sdraiandosi a terra sull’erba, stanchi e felici. Con uno stupido sorriso fra le labbra a guardare il cielo e ad indovinare la forma delle nuvole. Gli amici, quelli “ nun se tradiscono” pensava Cesare. Ed ancora oggi c’incontravamo tutti i giovedì sera per combattere.

Ormai non si correva più per le strade o per i campi. Non si tiravano più pietre ma, seduti comodamente attorno ad un tavolo,   ci si misurava lo stesso, servendosi di un mazzo di carte da poker. Il giovedì sera era sacro. Erano tutti ormai uomini fatti, che lavoravano sodo e non facevano mancare niente alla moglie ed ai figli; ma il giovedì sera era loro e non c’era “trippa per gatti”. Cesare amava il gioco d’azzardo e le belle donne. Riusciva però a non fare clamore ed evitare “ strascichi” fastidiosi. Aveva sempre preferito non mettere in pericolo la famiglia con le sue scappatelle ed alla fine, coll’avanzare dell’età, non disdegnava di frequentare qualche signora “ pulita” e compiacente in cambio di un regalo. Anche per quanto riguardava il gioco d’azzardo, riusciva a goderne senza esserne schiavo o peggio ancora, pensava, subendo dei contraccolpi economici. No! Ormai guadagnava bene e poteva permettersi il lusso di destinare una somma, una volta la settimana, alla possibile perdita al gioco. Quello e non altro! E potevi stare sicuro che in tutti quegli anni non aveva mai mancato alla parola. La forza e la tranquillità di quella decisione lo tenevano al tavolo da gioco con la giusta ebbrezza, concentrazione e l’adeguato controllo. L’emozione gli prendeva lo stomaco ed il piacere intenso del rischio calcolato e della sfida si mescolavano con la capacità del controllo. Quando salutava gli amici, alla fine della serata, e, fumando l’ennesima sigaretta, si dirigeva, nella notte, verso la sua Alfa Romeo, sia che avesse vinto o perso, si sentiva elettrizzato e pieno di una potenza e di una forza matura di cui ringraziava il cielo, ma anche sé stesso. Aveva lavorato sodo e nessuno doveva permettersi di toccare quello che aveva costruito, pensava, accarezzando la canna della pistola nella custodia sotto l’ascella.  

Aprì la portiera, si sedette e, soddisfatto della strumentazione della sua macchina, avviò il motore con un piacevole rombo. Prese rapidamente Via Prenestina, in direzione della città, ed in men che non si dica arrivò all’incrocio con via Palmiro Togliatti. Procedette ancora avanti su Via Prenestina verso Piazzale Preneste, dove era la sede della sua banca, e posteggio facilmente nelle vicinanze. Si recava in banca almeno una volta la settimana per il versamento dell’incasso, in assegni e contanti, dell’attività, facendo confluire nel conto societario gli assegni e nei libretti al portatore i contanti. Era un cliente importante della banca sia per l’attività aziendale, sia per il suo conto personale. L’azienda era una srl con due soci principali che detenevano il 70% delle quote mentre il restante 30% era intestato alle rispettive mogli. Il socio di Cesare era un tecnico e non s’interessava né dei rapporti con i clienti, né della banca. Per tutto quello che riguardava invece la produzione era il punto di riferimento centrale. Qualsiasi problema tecnico era di sua competenza e veniva prontamente risolto. Passava la giornata nel laboratorio mentre Cesare presidiava lo spazio esposizione e gli uffici di cui era il vero “dominus”. La forza dell’azienda era nei contatti con i costruttori. Per anni la zona, Prenestina, Tiburtina, Casilina e Nomentana erano state oggetto di uno sviluppo edilizio costante ed erano fra i quartieri più popolosi della periferia romana. Cesare aveva messo a frutto nel tempo i guadagni   dell’attività e la sua sostanziale solidità economica concedendo ampie dilazioni nei pagamenti ai costruttori per la fornitura e messa in uso degli impianti di riscaldamento e caldaie : In questo modo, otteneva due risultati: un vantaggio sulla concorrenza e la possibilità di mettersi d’accordo con i costruttori ,fissando un prezzo ufficiale per la fornitura degli impianti , caldaie e radiatori da pagare con bonifici e/o assegni ed un prezzo reale, che teneva conto delle ampie dilazioni di pagamento concesse,  da regolare fuori fattura, in contanti .Questo permetteva di ottenere una corrente d’incassi molto interessante, non sottoposta a carico fiscale, che alimentava i versamenti nei libretti al portatore destinati sia all’attività aziendale che ai conti personali . La parte dei libretti al portatore destinata all’attività era stata poi costituita in garanzia degli affidamenti bancari. Denaro contro denaro, senza scarto e con un miglioramento anche del tasso debitore applicato su quella parte dei crediti accordati. Questo permetteva all’azienda d’avere sufficienti spazi di manovra per la propria attività e di offrire ulteriori convenienti dilazioni, facendo da banca alla sua clientela, a condizioni ben più vantaggiose di quelle che pagava sui finanziamenti bancari. Quella mattina, Cesare entrò quindi, come sempre, in banca per le sue operazioni abituali, che venivano svolte dagli impiegati, mentre lui stava comodamente seduto nell’ufficio del Direttore.



Per l’esattezza, anzi, prima di sedersi a parlare nell’ufficio con il Direttore ed il suo Vice, andavano a prendere insieme il caffè nel vicino bar. Era quella una piacevole ritualità che si consumava ogni volta regolarmente. Cesare suonava alla porta dell’ufficio del Direttore che gli veniva aperta dal Vice. Questi informava il Direttore della sua presenza ed insieme si avviavano verso il bar. Al ritorno il Vice prendeva in carico le operazioni da effettuare, mentre Cesare si sedeva nell’ufficio del Direttore, chiacchierando nell’attesa del loro completamento. Quel giorno, oltre ai versamenti sul conto e nei vari libretti, Cesare   chiese di prenotare anche cinquemila dollari per il suo prossimo viaggio . Si avvicinava la fine dell’anno e, subito dopo, Cesare si era organizzato per il suo viaggio in Kenya. -Quando pensi di partire? –gli chiese il Direttore della banca- -Ho l’aereo per la sera del 3 gennaio in modo d’arrivare comodamente a Nairobi nella successiva mattinata. Poi, c’è tutto il tempo per sistemarsi in albergo, farsi una doccia, pranzare e riposarsi. Quindi, nel pomeriggio, normalmente ti portano al primo Safari . -Così, subito,  il primo giorno che arrivi ? -Si. Mi piace così. Credimi, ogni volta che arrivo in Kenya e scendo dall’aereo, ho come la sensazione di una scarica d’energia che parte dal suolo e mi entra   dentro, dalle gambe. È una sensazione unica che mi capita ogni volta che ci vado. Sarà l’ambiente! Pensa che anche se la temperatura è elevata non provi sofferenza per il caldo perché l’aria è secca e pulita. Arrivi in albergo ti sistemi, ti fai una doccia e ti senti un Dio: Non c’è problema! -Mi succedeva questa cosa da bambino quando andavo in spiaggia – rispose il Direttore- Quando mi mettevo il costume ed affondavo i piedi nella sabbia, era come se ricevessi una scarica d’energia. Ti capisco! -Poi nel pomeriggio si va nella savana, al tramonto, per vedere i grandi animali: È uno spettacolo! Pensa …ho ancora davanti agli occhi la sagoma di un elefante maestoso che si staglia sullo sfondo di un tramonto con colori incredibili che vanno dal rosso all’arancio, al blu e, sullo sfondo, il Kilimangiaro! Un’altra volta, andammo su di una collina sotto di cui abbiamo visto passare una massa enorme di gnu. Non finivano mai ed era impressionante la bellezza di quello spettacolo! Dovresti andarci per capire che si prova! -Eh… magari! Per adesso, sotto le feste, non se ne parla. Vengono a trovarci i miei suoceri e con i miei facciamo grandi riunioni a casa mia: Poi c’è la bambina piccola e siamo contenti così. Ma tu?  Parti con tua moglie ed i figli? – Non se ne parla proprio! Ormai la mia carovana l’ho fatta. Ho cinquantaquattro anni e queste sono vacanze premio, che mi godo da solo e senza famiglia attaccata alle caviglie. D’altra parte, l’Africa non piace a nessuno. La prima volta che ne parlai a casa, mia moglie mi disse: io non ci vengo, vacci da solo: Ed io ci vado, ma non da solo.  Mi faccio accompagnare da un’amica che scelgo per l’occasione e a cui pago il viaggio e la compagnia. Inoltre, nell’albergo c’è anche il casinò attrezzato ed elegante, con la roulette ed i vari tavoli. Mi porto anche l’abito da sera con la giacca bianca. -Hai pensato a tutto?! -Credimi … ne vale la pena!  Passi dieci giorni che ti pulisci il cervello e ricarichi il corpo. Nel frattempo, le operazioni bancarie di Cesare erano state eseguite ed il Vice era di ritorno con le ricevute dei versamenti ed i libretti aggiornati. -Cesare ho prenotato la valuta in dollari che hai chiesto –disse il Vice- Quando vieni a ritirarli? -Passo il due mattina, rispose Cesare. Ti trovo? -Certo,….. purtroppo! – rispose il vice – mica sono fortunato come te! -E te, invece, ci sarai? . disse Cesare rivolgendosi al Direttore- -No, approfitto delle feste per stare in famiglia fino alla Befana. Ci vediamo al ritorno. Un abbraccio.
E così, si salutarono e Cesare, uscito dalla banca, si avvio alla macchina per fare ritorno in azienda.


Le immagini del villaggio Masai , dei bambini e della jeep  che correva nella savana, accanto alle zebre,  passavano veloci nelle mente di Cesare; mentre,  lentamente, “ spillicava “ la sua mano di carte da poker.
Un asso…………un Kappa……..un otto…un Kappa    e      …..un Kappa!
Aveva un tris di Kappa servito!
Guardò  con calma i suoi avversari e specialmente il russo , in abito da sera , che gli stava di fronte. Era l’avversario più pericoloso e quello che, nei giorni precedenti, gli aveva reso la vita più difficile al tavolo. Era più giovane di Cesare. Doveva avere appena cinquant’anni, aveva ancora tutti i capelli biondi ed uno sguardo gelido. Camminava sempre con due che erano ,evidentemente, le sue guardie del corpo; mentre, al fianco c’era lei: Maria, che quella sera era ancora più desiderabile, avvolta in un abito bianco che la fasciava tutta,mettendo in risalto le sue morbide forme.
Quella mattìna, il russo era rimasto in albergo e Maria, insieme al fratello  Tony, aveva partecipato lo stesso al safari che prevedeva la visita ad un villaggio Masai, oltre che l’avvistamento di zebre ed altri animali nel percorso lungo la savana.
Cesare si era adoperato perché la sua amica  di viaggio prestasse le giuste attenzioni a Tony, in modo da poter conoscere  meglio Maria. Aveva notato che la donna, nonostante la differenza d’età, lo guardava spesso intensamente e la cosa lo stuzzicava. L’assenza del russo , la distrazione del fratello Tony  mettevano Cesare nella migliore delle condizioni e Maria sembrava essersene accorta  e fu facile  conoscersi . Fu un susseguirsi di sguardi, di frasi e di leggeri sfioramenti del corpo seguiti ancora da sguardi e sorrisi che crearono una sorta di complice intimità fra di loro.
I capelli neri, fluidi e lucenti di Maria incorniciavano quel viso sensuale illuminato da degli occhi incredibilmente verdi con delle pagliuzze dorate scuro vicino alla pupilla.
Uno sguardo profondo ed insieme caldo che ti conduceva in fondo alla sua anima.
Cesare era attratto dalle labbra piene e sensuali di Maria ed il lor primo bacio fu caldo, appassionato ed insieme dolce e profondo. Non credeva di poter provare ancora quelle sensazioni del ragazzo che era stato tanti anni prima ed ora che la guardava alta, in abito da sera, accanto al russo, sapeva che quella storia non sarebbe finita tanto facilmente.
Al suo turno, Cesare si dichiarò servito, con un lieve ghigno feroce sulle labbra ed uno sguardo deciso che squadrava le reazioni del russo. Questi cambiò una carta.
-Parola al servito! – Tutti guardarono Cesare che non esitò a fare la sua puntata, piena e consistente. Un tris di Kappa non era poi tanto male! Se non entrava il gioco a nessun,  poteva anche vincere e ci stava provando. Tutti lasciarono il gioco tranne il russo che prese tempo. I loro sguardi s’incontrarono studiandosi a lungo…poi il russo fece la sua puntata sorridendo e rilanciando abbondantemente la posta in gioco. Aveva pensato che Cesare bleffava e voleva spaventarlo senza costringerlo a mostrare il suo punteggio.
Allora, forse ha paura e non ha poi un gran punteggio in mano-pensò Cesare. Poteva andare a vedere e stanarmi: Invece, no rilancia! Ha cambiato una carta e magari partiva con una doppia coppia e non gli è entrato niente!
–        Non m’abbasta! –sussurrò Cesare al russo, e raddoppiò la posta, nel silenzio gelido del tavolo. Maria lo guardava preoccupata mentre Tony, il fratello si mostrava incuriosito.
Il russo ora aveva perso la sua baldanza! Cesare poteva ancora bluffare; oppure, mi sta portando molto in alto per spellarmi meglio -pensò-  e poi… chi mi dice che non mi venga a vedere, se rilancio? A questo punto,……… mi può anche vedere ………………..ed io…. ho solo una doppia coppia agli assi!………………Forse è meglio finirla qui!
-Va bene, lascio e la saluto- Disse  in un inglese rimasticato, buttando le sue carte sul tavolo. Detto fatto, si alzò e si allontanò seguito dai suoi  guardia-spalle , da Tony e dalla sorella Maria che salutò Cesare con un sorriso.
Cesare raccolse con calma il bottino e  posò a sua volta le carte coperte sul tavolo , lasciando che il mazziere le mischiasse alle altre, senza scoprirle; quindi, si alzò , affermando che ormai, per lui, la serata si era conclusa. Si avviò alla cassa, per cambiare le fiches, e quindi salì nella sua stanza ,seguito dalla sua amica, che aveva passato le ultime ore al night bar dell’Hotel  , sorseggiando  cocktails. ……



Erano passati ormai due mesi dal viaggio in Kenya e dall’incontro con Maria e quello strano gruppo di persone che comprendeva il fratello Tony e quel gelido russo, sempre circondato dai suoi scagnozzi. Cesare manteneva dei contatti giornalieri con Maria, tramite delle chat su Facebook, dal suo computer nell’ufficio del negozio. Aveva da tempo creato un profilo sul social, protetto da sguardi indiscreti, e lo utilizzava in quell’occasione. Maria ed il fratello Tony abitavano insieme in un appartamento a Bucarest, pagato dal russo a cui erano legati per vivere. Tony gestiva un supermercato di proprietà di una delle società fantasma controllate dal russo;  mentre, Maria, ufficialmente lo collaborava ma, in realtà, era a disposizione di Yuri ………… il russo. Nel corso delle chat, Maria non perdeva l’occasione di raccontare a Cesare come fosse stufa di quella situazione e di come non desiderasse altro che poter essere di nuovo libera. Ci aveva pensato tanto! Avrebbe potuto fare anche un colpo di testa e scappare via lontano……. E il fratello? Tony era legato mani e piedi al russo ed, inoltre, avrebbe pagato amaramente per la sua fuga!….. No! Bisognava pensare a tutto, anche al futuro di Tony e ci volevano soldi per andare via e sparire! Cesare si stava affezionando a quella ragazza e si sentiva in qualche modo lusingato del suo interesse per lui! Non parlavano solo delle difficoltà, perché Maria non mancava di soffermarsi sul fatto di pensare spesso a lui e di ricordare quei bei momenti vissuti insieme, per un breve tempo, in Kenya. – Perché non ci rivediamo? – Gli diceva- Per Pasqua io e Tony potremo tornare a casa dai nostri genitori, a Nazaré , non molto lontano da Lisbona, e Yuri ci lascia andare senza problemi. Potresti venire subito dopo Pasqua a Lisbona  e, per qualche giorno, potremmo stare insieme. Che ne dici? -E che ne dici?- Cesare  era invogliato da quella proposta. Che poteva essere  un week end a Lisbona? Che problema c’era? Prendeva tempo ogni volta , ma ci pensava; eccome se ci pensava! Aveva voglia di lei  e della sua calda e morbida sensualità. -Va  bbene! -scrisse Cesare- vengo. Parto da Roma il giovedì dopo Pasqua e ritorno la domenica. Ho trovato pure una combinazione abbastanza vantaggiosa  di volo più Hotel  a Lisbona e, se per te va bene, confermo e ti do tutti i dettagli dell’albergo .

Era la domenica delle palme. La giornata era bella, con un primo sole splendente dopo le piogge  dei giorni precedenti, e Cesare   desiderava uscire per fare una passeggiata. S’incammino su per la breve salita davanti casa e si ritrovò  quasi davanti alla chiesa del quartiere. Improvvisamente, si rese conto di non aver preso un ramo d’ulivo benedetto, quell’anno, ed in cuor suo sperò di essere ancora in tempo per trovarne ancora   qualcuno. Entrò nel cortiletto, antistante l’entrata della chiesa, dove su di un banco di legno, messo lì per l’occasione, stavano gli ultimi ramoscelli d’ulivo rimasti: Una signora gliene porse qualcuno gentilmente e, dopo averla ringraziata, Cesare entrò in chiesa. Rimase vicino alle ultime file delle panche di legno, accanto ad un prete che parlava con due donne.Era del sud America e raccontava che tra qualche giorno sarebbe tornato a casa per vedere i suoi. Poteva avere una quarantina d’anni, alto e con capelli scuri. Quando le donne si allontanarono, Cesare si avvicinò al prete dicendo: _ Padre un sego di croce … solo un segno di croce. – Non sapeva perché glielo chiedesse- Forse era il subbuglio di sentimenti che albergava nel suo cuore da quando era ritornato dal suo viaggio in Kenya. Forse voleva solo una ulteriore benedizione per i ramoscelli d’ulivo che aveva preso. Chissà?! Il prete, dapprima sorpreso, gli si rivolse dicendo- Certo, desidera una benedizione – e così dicendo, gli prese il capo tra le mani e poi, alzando lo sguardo al cielo e sorridendo,lo benedisse facendo il segno della croce e dicendo- “in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen” – “Amen” rispose Cesare e si allontanò, sentendo ancora il conforto delle mani del prete che avevano circondato il suo capo. Adesso, i ramoscelli di ulivo erano certamente benedetti e desiderò  portarli a casa. Il giorno di Pasqua, i suoi figli sarebbero stati a pranzo a casa sua e glieli avrebbe dati, come ogni anno, in segno di attenzione nei loro confronti e nella speranza della loro serenità. Cosa può sperare di più un padre? Se non di vedere i propri figli sereni? Poi, dopo Pasqua, sarebbe partito per il Portogallo dove avrebbe rivisto Maria.

La macchina camminava veloce per la strada che, costeggiando il mare, portava a Nazaré, nella regione dell’Estremadura. Maria era andata a prendere Cesare all’aeroporto di Lisbona, da sola. Si sarebbero visti poi, la sera, anche con il fratello Tony. Cesare guardava il profilo di Maria e le sue braccia nude che stringevano il volante e provava una sensazione di piacere espandersi in tutto il suo essere. Era bella! Ed era fortunato ad aver suscitato il suo interesse! Erano quasi arrivati. Il paese, si stendeva attorno ad una lunga spiaggia di sabbia bianco-dorata, sulle rive dell’Atlantico; mentre, in alto, su di un promontorio, era posto il quartiere più antico e caratteristico “ Il Sitio” dove stava un belvedere, il Miradouro do Suberco, con una veduta spettacolare sull’oceano e sulle sue onde, fra cui quella più alta mai cavalcata da un surfista nella storia dell’uomo. Maria posteggiò la macchina sul lungomare, davanti all’alberghetto dove aveva prenotato una stanza per Cesare. Stava nella parte nuova di Nazaré: La Praia, ed era comodo perché era al  centro della vita della cittadina. I genitori di Maria e di Tony, invece, abitavano nel quartiere più antico: Pederneira, posto su di una lingua di terra che domina da meridione Nazaré ed in cui nacque il primo insediamento di pescatori. Il padre era stato anche lui un pescatore, fin da ragazzino, ed anch’egli, per anni, nei mesi estivi, il sabato al tramonto, aveva partecipato da protagonista allo spettacolo dell’Arte Xavega, una pesca con la sciabica, tirando a riva le reti cariche di pesce; mentre, tutt’intorno, la moglie, insieme alle altre venditrici, lanciava urla di richiamo ai clienti, usando un linguaggio dal gergo antico e di difficile comprensibilità. Ora, aveva più d’ottant’anni ed era molto malandato. Aveva difficoltà a reggersi sulle gambe e passava gran parte del suo tempo seduto su di una sedia sull’uscio di casa a guardare i vicini e la gente che passava. La madre, era più giovane di qualche anno e qualche volta, indossava le sette gonne della tradizione e vendeva il pesce al mercato nel banco della vicina di casa, che, in quelle occasioni, le dava poi qualcosa per ringraziarla.. Senza una modesta pensione dello Stato e l’aiuto di Maria e Tony non sarebbero potuti andare avanti, nonostante la modestia del loro tenore di vita. Maria accompagnò Cesare nella stanza e finalmente, dopo tanto tempo, la lunga attesa, imposta dalla lontananza, fu ripagata dai baci più caldi ed intimi che si potessero desiderare e la passione, morbida e calda, si fece strada lentamente nei loro corpi.

Più tardi Cesare si ritrovò ad osservare Maria ancora addormentata tra le sue braccia e senza prevederlo vide la sua mano accarezzare i suoi capelli. Che gli stava succedendo? Poteva, alla sua età, con gli impegni di lavoro e familiari che aveva, lasciarsi coinvolgere tanto in quella storia? No, non poteva, ma per il momento era là con Maria e “nun glie’mportava de ‘gniente”. Nel pomeriggio uscirono a piedi sul lungomare e presero l’ascensore per salire al Sitio posto su di un impressionante strapiombo di roccia . Dall’alto del Miradouro la vista era stupenda. Il tramonto stava tingendo di colori di fiamma il cielo con toni che andavano dal rosso fuoco via via verso le sfumature più incredibili per tuffarsi nel blu del cielo mentre riflessi di luce calda lambivano come onde l’azzurro scuro del mare. Dopo, visitarono l’ Ermida da Memoria, una piccola cappella in cui si ricorda il miracolo che avrebbe fatto la Madonna impedendo che il cavallo di un nobile, D. Fuas Roupinho, si lanciasse nel precipizio. Accanto , nel belvedere, viene mostrato ancora il segno lasciato sulla roccia dal ferro di cavallo in quella mattinata nebbiosa del 1182. Impressionante!

Continuarono lentamente la passeggiata godendosi quella dimensione al di fuori del tempo e dello spazio, che li faceva sentire totalmente liberi e padroni della propria vita e si diressero verso il Santuario de Nossa Senhora da Nazaré. All’interno di questa è custodita la statua della Madonna col Bambino, che , secondo la leggenda , è la più antica del Portogallo. Sembra che la statua fosse stata offerta da S. Girolamo a S. Agostino il quale, a sua volta, l’avrebbe donata al monastero spagnolo di Cauliniana. Di là sarebbe stata portata a Nazaré, molto tempo prima che esistesse la nazione portoghese. Poi, all’epoca delle invasioni musulmane, i cristiani, per preservarla dalle profanazioni, l’avrebbero nascosta in una grotta del villaggio di Pederneira, dove sarebbe rimasta per quattro secoli, finché non fu ritrovata dall’alcade di Porto de Mós, il cavaliere templare d. Fuas Roupinho. Questo alcade è lo stesso del miracolo ricordato dall’Armida da Memoria e per testimoniare la sua gratitudine a Maria, fece costruire la cappella e vi fece collocare la statua ritrovata nella grotta.Poi successivamente la statua fu portata nell’attuale santuario edificato da re Ferdinando I nel 1377. La statua della Madonna di Nazareth , da cui ha preso il nome la cittadina , rappresenta una vergine nera scolpita in legno ed è posta nella navata centrale protetta dal vetro. Cesare rimase meravigliato nell’osservare la bellezza delle classiche piastrelle portoghesi bianche e blu che decoravano l’interno del Santuario. Non che a Roma non avesse visto le più belle chiese del mondo; ma, quelle decorazioni erano particolari e sapeva già che quella giornata , con tutti i suoi aspetti e le sue immagini ,sarebbe rimasta impressa nella sua memoria.

La sera , ripreso l’ascensore  e ritornati sulla spiaggia, incontrarono Tony e si diressero al ristorante da Miguel per cenare insieme. Erano contenti di vedersi e di stare insieme in libertà senza pensare , per un attimo , ai loro problemi. Miguel era famoso per la sua barca d’aragosta e frutti di mare che decisero di annaffiare con un buon bianco della regione del Douro. Cesare non credette ai suoi occhi quando portarono le due barche d’aragosta che avevano ordinato . Ora capiva perché il tavolo dove li avevano fatti accomodare era da sei persone . Le barche erano enormi e brulicanti d’aragosta, granchi enormi , frutti di mare vari che andavano dalle cozze , alle vongole giganti, ai cannolicchi, ecc. e poi gamberoni , scampi ecc. Un ben di Dio! Cesare si ritrovò a succhiare con voluttà la testa di uno scampo mentre lo attendevano due cozze, belle piene. Sorseggio un buon dito di vino bianco gelato ed attaccò con un altro pezzo d’aragosta. -Dovrebbe esser sempre così- sussurrò Maria -E chi ce lo impedisce? – rispose Cesare di rimando -facciamo un nome a caso? –disse Tony- un certo Yuri. Di colpo il clima fra di loro si fece teso e cominciarono a parlare fitto fitto di quella situazione . Non poteva durare ! O decidevano di salutarsi lì o dovevano far qualcosa per liberarsi di Yuri. E…si!- disse Tony.- e come mangiamo? Quello ci fa vivere a me , Maria ed anche ai nostri genitori. Avete capito? Se non pensiamo a trovare un modo di guadagnare bene  e subito , ci facciamo solo delle illusioni. Dobbiamo essere indipendenti per poterci allontanare e magari far perdere le nostre tracce, se no, è meglio lasciar perdere. -Si è meglio così. Lasciamo perdere – aggiunse Maria. Ed io che ci sto a fare ? rispose Cesare- Non conto niente? Non posso darvi una mano? E come ? – disse Maria? -un modo ci sarebbe – fece Tony -Di che parli?- Rispose Cesare- Parla liberamente. Dimmi che pensi. -Tu sai che gestisco un supermercato per conto di Yuri e ti posso dire che conosco abbastanza bene i gusti della gente. E poi si si parla anche con altri del settore …. E allora? – lo incalzò Cesare- E allora…… i prodotti italiani vanno forte!- aggiunse Tony- La pasta ,il vino soprattutto , alcuni formaggi.. sono molto apprezzati . C’è tanta gente che ha vissuto in Italia ed ha imparato a mangiare all’italiana. Anche le persone  di un certo livello, se gli parli della cucina italiana e dei vini italiani , ne sono innamorati. Tu dall’Italia potresti mandare la merce  e noi potremmo venderla   in Romania, anche allo stesso Yuri ed alla sua organizzazione  senza che lui  sappia chi ci sta dietro. -Si è vero – disse Cesare- la mia banca mi ha proposto spesso di mettermi a disposizione una fiduciaria per eventuali operazioni in cui non voglio figurare a mio nome. Potremmo fare una società insieme,  ma intestare le quote alla fiduciaria .Tra l’altro, la banca ha una sede anche a Bucarest e sarebbe facile raccogliere tutte le vostre firme necessarie alla costituzione delle quote e mettervi a disposizione un conto della nuova società. Potrei anticipare io i soldi per le prime spedizioni . Dopo, diventa un giro che si alimenta da solo e ,una volta avviata l’attività, con gli utili conseguiti sarete liberi di decidere quello che volete fare. -Lo faresti?- Chiese Maria -Certo che lo farò. Se tu sei d’accordo è cosa fatta!. Appena torno a Roma  vado in banca e sistemo tutto. Appena pronti, facciamo la prima spedizione che neanche  è passato un mese . -Magari!|- fecero in coro Maria e Tony – Dai brindiamo – aggiunse Cesare – al nostro futuro insieme – e riempì i bicchieri mentre si scaldava gli occhi col sorriso di Maria!.

Erano stati bravi! Avevano organizzato tutto alla perfezione e, con l’aiuto della fiduciaria della Banca, Yuri comprava merce dall’Italia senza sapere che, dietro la “Italy export “ ,c’erano Cesare, Maria e Tony.
Gli affari andavano bene. Per iniziare, Cesare  aveva messo a garanzia della Banca un libretto al portatore di 50.000 euro ed aveva ottenuto un affidamento di pari importo . Dopo qualche mese  di spedizioni e di vendite, le cose andavano bene e si cominciava a vedere un buon guadagno, che cominciava a riempire il conto segreto di Tony e Maria. Tutto andava per il meglio e presto si sarebbe arrivati al momento della liberazione. Ne valeva la pena di aspettare ! Maria era stata irremovibile! Non dovevano fare insospettire Yuri e quindi bisognava fare il sacrificio di non vedersi  fino alla conclusione del loro tentativo . Poi si sarebbero ritrovati liberi a Nazaré. Tutto bene quindi , ma stamattina Cesare era nervoso! Maria e Tony gli avevano parlato  di una possibilità  che avrebbe permesso di accelerare i tempi. Yuri era entusiasta dei prodotti italiani e, con le sue conoscenze in Russia, era pronto ad espandersi anche in quel mercato. Voleva fare un’ordinazione grossa ; ma, con una dilazione di almeno 90 gg. Si trattava di 150.000 euro di controvalore merce. Maria e Tony erano su di giri e pronti a mettere in gioco tutti i guadagni di quei mesi per investirli nell’operazione. Con tutto questo e con l’aiuto ulteriore di Cesare non si superavano i 100.000 euro di aumento della garanzia. La Banca doveva fidarsi e dare un temporaneo in bianco di almeno altri   50.000 euro.

 

Quella mattina,  Cesare era pertanto dovuto andare in Banca  per chiedere l’accordo all’operazione. Aveva dovuto faticare non poco a convincere il Direttore ed, alla fine,  aveva dovuto mettere la sua fideiussione personale a garanzia con l’impegno che, finita l’operazione, gli sarebbe stata restituita. Mia moglie ed io siamo in comunione dei beni  e la casa è anche sua- aveva detto Cesare- Non l’ho mai coinvolta  nella mia attività e non voglio farlo adesso. Promettimi che tra qualche mese , alla scadenza dell’operazione, mi restituisci la fideiussione. Promesso- rispose il Direttore- Te credo- rispose Cesare – e si strinsero la mano, guardandosi dritto negli occhi per suggellare quel patto. Tutto era stato fatto come si deve. Maria era strafelice  e la merce era già arrivata a Bucarest nel giro di una settimana. Da li, era partita per la Russia,  gestita da una delle tante società di Yuri. Ora erano passati già due mesi  e Cesare non capiva  lo stato d’animo di Maria . Non c’era mai  e rispondeva  con molto ritardo ai suoi messaggi. Quando rispondeva era come se  fosse lontana  e formale . Diceva che Tony non stava bene di salute e che era molto impegnata con il lavoro e con il fratello. Dopo qualche tempo non rispose più ai suoi messaggi. Provò a cercare Tony. Inutilmente. Si negava. Erano passati, inoltre, quattro mesi  dalla spedizione della merce e vi era un opprimente silenzio. Il Direttore della Banca  voleva notizie sui pagamenti  e Cesare non sapeva che rispondere. Il temporaneo è scaduto da trenta giorni , posso rinnovarlo per altri quindici – gli aveva detto il Direttore della Banca quella mattina- ma poi, ti devo chiedere ufficialmente il rientro dell’esposizione. Te giuro che nun so gniente! –rispose Cesare-Non ho nessuna notizia ed ho deciso di andare a vedere che succede. Parto domani per Bucarest e ti faccio sapere. Ti ripeto-disse il Direttore- se tra quindici giorni non arrivano i soldi, devo mettere la pratica al rientro. Questo significa  che i libretti a garanzia vengono estinti per decurtare il saldo debitore del conto e per il resto dovrai rispondere tu  in virtù della fideiussione. Speriamo di poter evitare di coinvolgere la tua azienda in questo pasticcio! Cesare era preoccupato! Anni di lavoro ,  la sua azienda . il rapporto con il socio , la sua stessa famiglia erano minacciate da questa situazione  debitoria che rischiava di allargarsi oltre il dovuto . Che c….. era successo? Ma porco  D……, che mi stanno a piglià  per c…..! E Maria ? Dove stanno Maria e Tony? Perchè non rispondono? Se Yury li ha toccati, guai a lui , pensò Cesare,  accarezzando la sua pistola.

Appena arrivato a Bucarest, prima ancora di cercare  l’albergo, si fece portare al supermercato dove lavorava Tony. Dov’è Maria? Che fate voi due ? Che sta succedendo?-disse Cesare  appena incontrato Tony. Cesare che ci fai qui? Non ti preoccupare . Va tutto bene !Vieni ti porto da Maria. Così facendo, Tony si fece seguire, portandolo con la sua macchina nell’appartamento dove stava Maria. Cesare, con Maria ci sta anche Yuri ed è meglio che non ti veda – disse Tony- facciamo una  cosa,  ti porto in un albergo di un mio amico,  qui vicino, ed avverto Maria di passarti a trovare al più presto . Tu l’aspetti in camera e lei ti spiegherà tutto. Va bene? -No  non va bene gniente! – rispose Cesare-  Io salgo  e mettiamo tutto in chiaro, anche con Yuri -Lascia stare Cesare! Quello è armato e pericoloso e sta con due guardie del corpo armate fino ai denti . Abbi pazienza ! Che vuoi fare ?  Ti spiegherà tutto Maria! -Va bbene- acconsentì Cesare- ma nun me state a coglionà! Se , entro oggi, non parlo con Maria , faccio l’inferno! Dai Cesare , va bene, andiamo –rispose Tony. Sistemò Cesare nell’albergo e lo lasciò solo ad aspettare. Che situazione! Cesare non sapeva che pensare! Ma guardatelo ! Seduto sul letto di una stanza a Bucarest ad aspettare…  per ore! Finalmente qualcuno bussò alla porta. Era Maria! Più bella che mai, ma con uno sguardo gelido e distante! Che ci fai qui? Gli disse- Che ci faccio qui? –rispose Cesare – Tu non ti fai trovare –soldi nun ne arrivano-la Banca mi chiede il rientro –vengo a Bucarest, Tony non sa che dirmi  e tu mi parli così? Che significa tutto questo ? che sta succedendo? Le parole che seguirono furono come aghi gelidi piantati ad uno ad uno, lentamente, nella mente e nel cuore di Cesare. Fin dall’inizio , fin da quando si erano conosciuti in Kenya avevano riso di lui con Yuri e Tony  e preordinato ogni cosa. Non c’era nessuna costrizione da parte di Yury. Lei lo amava e Yuri era il suo uomo: Un uomo pericoloso è vero. Il capo di un’organizzazione criminale, è vero, che la stava aspettando nella hall dell’albergo con i suoi uomini. Fin dall’inizio erano d’accordo e la merce era già stata venduta tutta in Russia e in Romania. -Ma tu  non vedrai un soldo Cesare – Gli disse Maria. -Ma pensavi davvero che mi potessi mettere con un vecchio come te? -Che potessi lasciare Yuri per te? Che tu mi piacessi? Si , Cesare lo aveva creduto e le parole  di Maria risuonavano come boati nella sua testa e nel suo cuore. Non ci vedeva più dalla rabbia e dalla disperazione . Prese la pistola e la puntò verso di Lei. -E che vuoi fare  con quell’arnese? Vuoi sparare? Sei già morto anche tu! Yuri non farà passare un minuto prima  di ucciderti e pestarti sotto i suoi piedi. Che vuoi fare ? Spara……..e spara…….. -gli gridò in faccia Maria, sfidandolo con violenza. L’esplosione rimbombo nella sua mente!

Il corpo di Cesare fu sconvolto da quella scossa mentre un  dolore lancinante e sordo invadeva il suo petto  e il suo cuore dolorante, spaccandolo in due. Si dice che, nel momento del passaggio, scorra davanti agli occhi la vita intera  e Cesare si scoprì bambino correre con i suoi amici per le strade di Centocelle , sentì lo sguardo protettivo del padre su di lui e la carezza della madre sul suo volto. Poi si rivide, giovanotto,  faticare con allegria nei suoi primi lavori ed entrare nella macchina veloce portando la moglie ed i figli in una gita fuori porta. Sentì sulla bocca le labbra di sua moglie ed entrò sorridente in azienda. Raccontava del Kenya ai suoi amici e la bellezza dei leoni  e degli elefanti le cui sagome si stagliavano scure sullo sfondo del tramonto africano. Cesare, ora, stava  steso per terra, abbattuto da un infarto mortale; ma, sulla sua bocca, c’era disegnato un sorriso, rivolto all’ultima immagine  nella sua mente:Maria!

Autore: admin

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