Enrico BERNARD- Le allegorie teatrali di Luisa Sanfilippo (in un recente volume, ed. Studio 12)

 

Missive d’autore

 

 

LE ALLEGORIE TREATRALI DI LUISA SANFILIPPO

TRE TESTI TEATRALI

DANTE, IMAGINARY CONVERSATIONS

L’UNIVERSO INTERIORE DI ERODIADE

DORA MAAR-PICASSO  EDIZIONI STUDIO 12

 

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Lettera ad una collega:

Cara Luisa ho finito di leggere la tua raccolta teatrale. Mi è piaciuto molto il tuo modo drammaturgico di far rivivere i grandi miti letterari in meravigliose scatole magiche, come il mago del film di Lynch “Mouholland drive”. Non si tratta di minimalismo indotto dai pochi mezzi, piuttosto è una soluzione fiabesca e affabulatrice che intriga molto lo spettatore. Ecco volevo darti questo segnale di lettura e apprezzamento, ma anche di mio godimento. Un abbraccio da Enrico Bernard. 

 

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Una delle esperienze più importanti del teatro del secondo Novecento è stata senz’altro quella del prosciugamento dell’orpello, del drappo, del realismo per finalizzare la scena ad una pura essenza drammatica. Tanto più immensa spiritualmente e teatralmente, quanto più concentrata in quel fatidico punto di Ovidio in cui c’è il Tutto e il Nulla nella dialettica forma della presenza dell’Essere.

La scrittura poetica e scenica di Luisa Sanfilippo mira a questo punto supremo dell’intero baricentro drammatico in cui il “gran palcoscenico del mondo”  si rimpiccolisce di spazio ma si ingrandisce di dimensione interiore. Può sembrare un ossimoro questa espansione\contrazione dell’universo teatrale, eppure essa è la chiave di volta della lettura del teatro contemporaneo e della visione drammatica della Sanfilippo.


Concentrare per l’autrice non significa infatti impoverire, deprivare, depauperare, ma aggiungere togliendo come nei film (teatralissimi) di Peter Lynch (“Mouholland drive”) e Lars von Trier (“Dogville”): il primo rinchiuso in una scatola (come nel trattamento cinematografico approntato da Pirandello per i suoi stessi Sei personaggi) e il secondo con la scena completamente impoverita ma drammaticamente doppiamente efficace.

Racchiudere dunque in una scatola magica i grandi miti dell’umanità: mi sembra proprio questo il segreto dell’opera di Luisa Sanfilippo coadiuvata dallo scenografo Vincenzo Sanfilippo, visionario artista visivo – mi si consenta il pleonasmo, ma ci sta –  nonché poeta capace di cogliere gli spunti  drammatici dell’Autrice: non sul piano della spettacolarizzazione grossolana e obsoleta, ma su quello della sintesi e della natura estrema dell’evento.

Non siamo dunque nel campo del minimalismo o del piatto realismo, ma piuttosto procediamo sul grande fiume dell’astrazione e dell’immaginazione trasportati dai due nostri traghettatori verso lidi mitici che ci sembra di riconoscere, ma che si trasformano – grazie alle loro arti che definirei “magiche” o se vogliamo metafisiche – come una Fata Morgana, mano a mano che  ci avviciniamo come migranti dell’anima. E del Teatro…

Autore: admin

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