Caterina BARONE- Lutti e dolore hanno nome di donna (Siracusa, Teatro Greco)

 

Il mestiere del critico*

 

 

LUTTI E  DOLORE HANNO  NOME  DI DONNA

Teatro Greco di Siracusa, applausi per la prima di 'Elettra'

Al Teatro Greco di Siracusa, 52° ciclo di spettacoli classici

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Parla ancora una volta al femminile la scena del 52° ciclo di spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa, con Elettra di Sofocle (in alto, foto di scena) e Alcesti di Euripide (foto in basso), affidate rispettivamente alla direzione di Gabriele Lavia e di Cesare Lievi. Due tragedie che tra le molte possibilità interpretative rivelano un legame semantico relativo al tema dell’oikos nel senso ampio in cui lo intendevano i Greci, quello di famiglia e patrimonio al tempo stesso.

In entrambi i testi, infatti, la vicenda delle protagoniste non si esaurisce nell’ambito personale, ma investe l’universo familiare in cui esse gravitano. Se Elettra vuole ripristinare la legittimità del diritto ereditario, infranta dall’uccisione di Agamennone da parte della moglie Clitemestra, Alcesti, sacrificando la vita per il marito Admeto, salva la casa reale e il territorio dal vuoto istituzionale conseguente alla morte del re.

Il denominatore comune delle due regie è però focalizzato sul sentimento del dolore e del lutto. L’Elettra interpretata da Federica Di Martino appare ingobbita dall’odio e dalla disperazione che ne consumano la giovinezza nella speranza che torni il fratello Oreste per uccidere gli usurpatori, Clitemestra e l’amante Egisto.

Urlando costantemente il suo dolore, coperta di stracci (i costumi sono di Andrea Viotti) e con i capelli corti in segno di lutto (tutti gli altri personaggi hanno invece tribali chiome fluenti), Elettra si contrappone alla madre, regale e spietata nei suoi confronti (nell’autorevole interpretazione di Maddalena Crippa), benché a sua volta tormentata dalla possibile, futura vendetta di Oreste.

Né la giovane donna trova conforto nelle miti parole della sorella Crisotemi (Pia Lanciotti) che vorrebbe indurla alla moderazione, e del Coro che l’affianca, (ne fanno parte Giulia Gallone, corifea, Simonetta Cartia, Flaminia Cuzzoli, Giovanna Guida, Giulia Modica, Alessandra Salamida, prime coreute, e le ragazze dell’Accademia d’arte del dramma antico).

Consumato l’inganno che apre ai vendicatori le porte della reggia con il racconto del Pedagogo (Massimo Venturiello) e l’ostensione dell’urna delle presunte ceneri di Oreste (Jacopo Venturiero) che arriva sotto mentite spoglie accompagnato da Pilade (Massimiliano Aceti), si giunge all’epilogo con l’uccisione di Clitemestra dietro le quinte, in un finale che Lavia ha privato delle battute feroci di Elettra, affidandosi unicamente alla forza dei suoni (le musiche sono di Giordano Corapi).

Ultimo ad apparire in scena è Egisto, al quale Maurizio Donadoni conferisce con efficacia accenti di volgare grevità. La pochezza dei vendicatori però non sembra aprire il futuro a una rinascita della città e del regno, di cui la scenografia di Alessandro Camera ha reso visiva la decadenza attraverso l’immagine di un palazzo arrugginito e in rovina.

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ALCESTI - regia Cesare Lievi

A fare da sfondo all’Alcesti è invece la facciata geometrica della reggia di Admeto, il cui interno diventa a tratti visibile al pubblico attraverso l’apertura di tende nere, così che in molti momenti l’azione raccontata dai personaggi all’esterno appare agita con effetto dinamico e coinvolgente. Tutt’intorno, papaveri rossi richiamano al culto dei morti.

Il pathos luttuoso della vicenda mitica viene gestito con intelligenza e misura da regista e interpreti, tutti eccellenti: dal contraddittorio Admeto (Danilo Nigrelli), pentitosi per aver accettato il sacrificio della sposa, all’eroica Alcesti (Galatea Ranzi), simile per il suo coraggio a un eroe omerico,  al cinico Ferete (Paolo Graziosi), il padre anziano che si rifiuta di morire al posto del figlio, fino alla nutrice (Ludovica Modugno), al servo fedele (Sergio Mancinelli) e ai due personaggi del prologo, Thanatos (Pietro Montandon) e Apollo (Massimo Nicolini).

Completano il cast Mauro Marino e Sergio Basile (corifei), Nicasio Ruggero Catanese, Alessandro Aiello, Massimo Tuccitto, Lorenzo Falletti e Carlo Vitiello (coro uomini), i piccoli Tancredi Di Marco (Eumelo) e Mirea Bramante (figlia di Alcesti) e i ragazzi e le ragazze dell’Accademia d’arte del dramma antico.

Ben calibrata e risolta appare anche la frattura tra tragedia e commedia che caratterizza il testo originale, rappresentato ai concorsi tragici ateniesi al posto riservato al dramma satiresco. La parte che ha come protagonista Eracle, eroe crapulone e incontinente, ma che riuscirà a vincere la morte e a riportare Alcesti alla vita, è stata metabolizzata al meglio da Stefano Santospago.

In parallelo all’esordio, che apre la rappresentazione con un funerale mediterraneo, è giocato il finale, dove Eracle partendo per la sua nuova fatica, tra una croce giacente e la clava che impugna, sceglie di tenere quest’ultima, segno di una laicità convinta che vede nelle capacità dell’uomo una concreta possibilità di salvezza.

 

*Ringraziamo Caterina Barone, docente presso l’Università di Padova 

Autore: admin

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