A.C. – Buon compleanno, Mr. Dylan (Caffè Letterario Mameli27, Roma)

 

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BUON COMPLEANNO, MR. DYLAN!

La Maratona Dylan Jam, in programma sabato 21 maggio, rende omaggio ai settantacinque anni di Bob Dylan – Al Caffè Letterario Mameli27, Roma

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Duluth, Minnesota. Il 24 maggio 1941, alle nove e cinque minuti di sera al Saint Mary’s Hospital, nasce il piccolo Robert Allen. Il neonato è lungo 52 cm, pesa circa quattro chili e, a detta dei presenti, ha la testa grossa e sproporzionata. È il primogenito di Beatrice Stone e Abraham Zimmermann, emigrati russi di seconda generazione, stabiliti ormai da tempo nella piccola città mineraria vicino al confine canadese. Nel 1907, infatti, i nonni materni di colui che si sarebbe poi chiamato Bob Dylan, erano fuggiti dai pogrom zaristi imbarcandosi da Odessa sul Mar Nero verso gli Stati Uniti.

Il 24 maggio, dunque, Bob Dylan compie 75 anni. Per celebrare l’evento, il Caffè Letterario Mameli27, nel cuore di Trastevere, a Roma, organizza sabato 21 maggio la “Maratona Dylan Jam”, curata da Roberto Petruccio e Cinzia Baldazzi, aperta a musicisti, poeti, critici, fan, ammiratori, e all’insegna delle famose parole del menestrello: “Ero molto più vecchio allora, sono molto più giovane adesso”. L’evento prende avvìo alle 18.30 con una carrellata all’indietro nella vita e nella musica di Dylan attraverso video, commenti critici, brani di film, interventi in streaming, spezzoni di interviste, notizie, curiosità, ricordi personali.

Curato da Adriano e Claudio Camerini, il percorso partirà dal Dylan dei nostri giorni per tornare indietro, nella rinascita degli anni ’90, a ritroso nelle svolte e contro-svolte degli anni ’80, le grandi tournée e collaborazioni dei ’70, fino a ritrovarlo giovanissimo, poco più che ventenne, comporre i suoi capolavori.

Dalle 21.00, musica live con palco aperto a tutti i musicisti che vorranno proporre interpretazioni del repertorio dylaniano e di autori che da Dylan hanno tratto ispirazione (da De André a Vecchioni, da De Gregori e Guccini). La maratona, nella quale si alterneranno gruppi, band e singoli artisti, con l’inserimento di reading poetici di autori che intendono presentare i propri versi, sarà aperta dal cantautore e polistrumentista Roberto Petruccio e introdotta dal critico Cinzia Baldazzi.

Ora, con tutta la buona volontà, non riusciamo davvero a immaginare l’autore di Blowin’ in the Wind e di Highway 61 Revisited, di Desolation Row e di Masters Of War, spegnere la canonica coppia di candeline – una col numero 7, l’altra col numero 5 – di fronte ai figli, ai nipoti, al fratello, alla cognata. Un’immagine quanto più lontana dal Dylan che conosciamo, eppure non impossibile. Lui, che dal 1988 è continuamente in tournée con il suo Never Ending Tour, possiede decine di case in ogni parte del mondo, ha avuto tre matrimoni e altrettanti divorzi, incarna una robusta idea di famiglia a noi solo in parte comprensibile, profondamente radicata nel suo essere ebreo e americano.

Nel 1963, mentre usciva in Germania il libro Verso una società senza padre dello psicoanalista Alexander Mitscherlich, un giovanissimo Bob Dylan cantava per la prima volta in pubblico, a Filadelfia, The Times They’re A-Changin’: “Venite madri e padri / da ogni parte del Paese/e non criticate / quello che non potete capire / i vostri figli e le vostre figlie / sono al dì la dei vostri comandi / la vostra vecchia strada / sta rapidamente invecchiando. / Per favore andate via dalla nuova / se non potete dare una mano / perché i tempi stanno cambiando / L’ordine sta rapidamente / scomparendo”.

Oggi le cose sono veramente cambiate, e la canzone Things Have Changed, scritta nel 1999 e uscita nel 2000, all’alba del nuovo secolo, sta a testimoniarlo: anche se non si sa come, e del resto nessuno potrebbe saperlo. Scrive Cinzia Baldazzi: “Mi commuovo ancora ad ascoltare The Times They’re A-Changin’, a pensare alla forza necessaria, da allora ad oggi, a credere che le cose, gli eventi, sparsi nello spazio-tempo a catena, in successione ininterrotta, siano in procinto di mutare, senza poter sapere o stabilire i perché, i come, i quando. Ma siamo noi stessi in prima linea a combattere per mantenerne la indecifrabilità. È la nostra unica, grande libertà, come insegna Dylan: intoccabile, assoluta, anch’essa molto commovente”.

La generazione degli anni ’80, come la mia, ha conosciuto Dylan – per motivi di età – soltanto verso la fine degli anni ’90, frequentando i concerti dal vivo e acquistando i nuovi dischi la mattina stessa dell’uscita. Tutto il resto è stato recuperato, studiato, apprezzato, attraverso gli LP in vinile, poi le audiocassette e i VHS, seguiti dai CD e dai DVD, per approdare infine ai formati digitali e allo streaming.

La musica, nel frattempo, ha fatto grandi passi: non sempre in avanti, sembra dire Bob Dylan. E infatti, nei suoi quattro grandi dischi degli anni Duemila – Love and Theft, Modern Times, Together Through Life, Tempest – c’è un formidabile recupero della tradizione di tutta la musica del ‘900: blues, rock, folk, country, ritmi tex-mex, tradizione cajun, motivi hillbilly, swing, crooning, boogie-woogie, rockabilly, sophisticated song.

A proposito di I Feel A Change Comin’ On, non smentisce che sia dedicata al primo presidente nero: Barack Obama viene infatti eletto nel novembre 2008, la canzone esce ad aprile 2009. Ma i tempi non tornano: il brano è stato composto a ottobre 2008, un mese prima dell’election day. Non una celebrazione, quindi, bensì un auspicio: Dylan dice “Sento che è in arrivo un cambiamento…”. Ma gli amici del sito Ondarock spiegano che in realtà Dylan neanche abbia pensato a Obama, che fosse l’ennesimo specchietto per le allodole.

E preferiscono interpretarne non la preveggenza (tutta da dimostrare), bensì lo sguardo rivolto al passato: “Dylan non appartiene ai tempi moderni: è da una dimensione fuori dal tempo che giunge la sua voce, intessuta di immagini bibliche che attingono al pozzo ancestrale del folk dei padri. Quella di Dylan è un’incessante ricerca del tempo perduto”.

Un altro esempio riguarda Love and Theft, in vendita dall’11 settembre 2001, il giorno stesso dell’attentato alle Twin Towers. Qualcuno ha voluto rintracciare nella traccia Highwater una premonizione della catastrofe imminente, ma niente di più. Chi può dirlo? D’altra parte, nel 2012, la Columbia manderà nei negozi Tempest di nuovo l’11 settembre…

In questi primi sedici anni del nuovo secolo, ormai appellato definitivamente “His Bobness” (“Sua Bobbità”), ha dato alla luce anche due dischi di cover: Shadows in The Night, tutta di Frank Sinatra, e Fallen Angels, dedicata ad autori come Johnny Mercer, Harold Arlen, Sammy Cahn and Carolyn Leigh, i cui testi sono però stati, almeno una volta, eseguiti da Sinatra.

Un terzo disco di cover dovrebbe essere in realtà considerato anche Christmas in the Heart, uscito l’ottobre del 2009: un album composto da quindici reinterpretazioni di brani classici dedicati al Natale e appartenenti alla tradizione, eseguiti da Dylan con impostazione baritonale, da Here Comes Santa Claus a Little Drummer Boy, da Adeste fideles a Must Be Santa, una scatenata polka dalla quale è stato ricavato un memorabile video dove Dylan indossa il classico cappelletto rosso di Babbo Natale, tanto da far dichiarare a suoi estimatori: “È definitivamente impazzito”.

In questa avventura di settantenne, lungo gli anni Duemila, Dylan è seguito professionalmente e amorevolmente da una band eccellente, dove, accanto al fedelissimo bassista Tony Garnier (con lui dal 1989), campeggiano Stu Kimball e Charlie Sexton alle chitarre, George Recile alle percussioni, Donnie Herron al dobro e al violino, con l’apporto saltuario della fisarmonica di David Hidalgo dei Los Lobos.


 

MARATONA DYLAN JAM

sabato 21 maggio dalle 18:30

al Caffè Letterario “Mameli27”

via Goffredo Mameli, 27 – ROMA

tel. 328 6103675 – 06 89018978

https://www.facebook.com/mameliventisette/?fref=ts

www.mameli27.com

Autore: admin

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