Cristiana MARCHETTI- Oltraggiate (l’oscurità della vendetta in “Chiudi gli occhi”, Teatro India, Roma)

 

Il mestiere del critico


OLTRAGGIATE

L’oscurità della vendetta in uno  spettacolo di Patrizia Zappa Mulas di scena al Teatro India, Roma

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La vista, tra i cinque sensi il piu’contemplativo,irrinunciabile e prezioso del nostro corpo ,definitivamente lesa e brutalmente colpita dall’acidificazione che milioni di donne, colpevoli di non sottostare al potere maschile , subiscono  in tutto il mondo quale spietata prevaricazione fisica e psicologica.

Questo il delicato e scabroso argomento della pièce di Zappa Mulas,brillante drammaturga ,che si interroga sulla spinosa  contrapposizione tra perdono e vendetta, tra diritto internazionale  e Shari’a,tra sentimenti di giustizia occidentali e femministi e cupe ideologie sessiste dell’altra parte del mondo.

Ameneh, giovane e femminea  bellezza iraniana dal futuro radioso di ingegnere all’Università di Teheranvede sciogliersi tutte le sue speranze, le illusioni sul futuro nei  brandelli di pelle coagulati ed informi che l’acido solforico  gettatole da Majiid,un respinto compagno di studi,le lascia quale stimmate di una folle ed immotivata cattiveria.

I suoi occhi si chiudono per sempre sul mondo e sul suo volto sfigurato, ma il suo cuore è assetato di vendetta, che tramite la Shari’ala vede trasformarsi da vittima a carnefice,perchésara’ proprio lei a chiedere di inserire nelle cavità oculari del suo aggressore gocce di acido che lo faranno piombare nell’oscurità.

Al contrario di tutte le donne umiliate, ferite e distrutte  nelcorpo e irrimediabilmente mutilate nello spirito,Ameneh rivendica il diritto ad una punizione esemplare, diventando così il simbolo di una recuperata dignità femminile.

A Barcellona si mobilitano militanti umanitari , due realtà contrapposte,Xavier che invoca grazia e pietas e Abu Meddin invece che sottolineal’enorme ed efferata crudeltàdi un crimine   esecrabile e dunque non perdonabile.

I due attori Paride Cicirelloe Vincenzo D’Amato si  rimbalzanoin un ritmo serrato  considerazioni, accuse e difese indagando sul significato di giustizia e di vendetta, sul sottile limite che le separa quando  forse l’unico modo per ottenere pace è far subire all’altro la propria stessa afflizione.

Annie,AliceSpisa, simbolici occhiali da sole ed un passato sentimentale condiviso con entrambi,irrompe nella scena,dando vita alla storia nella storia,quella di una donna occidentale a Teheran che tenta un adattamento di mentalità e costumi, per poi tornare,sconfitta  nella sua amata  Parigi.

La donna ha affiancato Ameneh nel periodo seguente all’aggressione,l’ha sostenuta chiedendosi se la vendetta avrebbe potuto placarne l’enorme dolore, la disperazione senza ritorno.

Dal fondo compare anche la figura di un medico, Jacopo Uccella, che si unisce al coro di voci discordi, indagando  sull’aspetto medico della questione.

Le luci si spengono e al lume di  duecandele e due torce l’atmosfera diventa intima e dolorosa,piena di pensieri , di ombre gettate sull’animo umano,di meditabonde parole che ci prendono per mano verso l’oscurità.

Poi, di nuovo la luce.

L’esecuzione è vicina, le voci si rincorrono ,le gocce non saranno più quaranta, anzi forse sarà un occhio solo a subire le conseguenze dell’acido,ono,sarà la mamma di Ameneh a versale,oppure  …Ameneh alla fine lo ha perdonato.

Istinto benevolo che vince su tutto,il rinchiudersi della rabbia su sé stessa ,coscienza umana che prevale sull’odio.

Un testo ben scritto e ben rappresentato che ci invita a riflettere ancora una volta su eventi che sembrano distanti dalle nostre aree geografiche e culturali,ma che sono ampiamente espressi  anche nella  cultura occidentale e riassunti nella triste  frase  “noi in occidente le donne le ammazziamo , non le sfiguriamo” che ci arriva come un doloroso schiaffo in pieno viso.

Questo rispetto dei deboli , delle donne tanto proclamato e acclamato sembra purtroppo un vuoto grido inascoltato,una voce nel deserto, un ‘inutile anche se appassionata denuncia  che nulla puo’contro istinti biechi e bassi , contro corpi mutilati senza pietà,che rendono manifesti i demoni di chi ha usato quella mano come arma che sarebbe stata più pietosa nell’uccidere.

Carne informe che ci ricorda quanto informe possa diventare la nostra anima,bottiglie piene di un liquido rosso sparse sul palco accanto a sedie impilate,posti vuoti di donne che si ritirano,umiliate da eventi tragici e non rappresentabili.

Sul finale , dopo un litigio Annie rovescerà sul viso di Abu Meddin un caffè bollente, urticante, un liquido nero, come il buio, come la paura, come la disperazione.

Amenehinvece ha chiuso gli occhi.

Sul suo futuro,sulla sua bellezza violata, sulla sua sete di vendetta e resterà cosi, nell’oscurità – per il resto dei suoi giorni.

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“Chiudi gli occhi” scritto e diretto da Patrizia Zappa Mulas  un progetto della Scuola di teatro e perfezionamento professionale del Teatro di Roma

con Paride Cicirello, Vincenzo D’Amato, Alice Spisa, Jacopo Uccella

Scene Francesco Zito   Costumi Virginia Gentili Assistente alla regia Antonietta Bello  Assistente volontario alla regia Stefano Scialanga

Autore: admin

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